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Resto qui.

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Come ci si sente a leggere messaggi colmi di stima e di affetto dedicati a te e destinati al mondo? Non saprò mai cosa voglia dire riceverne uno. So che a leggerli, per quanto lucidamente si sappia della falsità del linguaggio social, una puntina di mancanza (e d'invidia) in fondo al cuore si sente. Perché invece noi ascoltiamo sempre i propositi che ci vedono lontani da te. Non vedi l'ora di andartene, di vivere da sola, di allontanarti il più possibile da noi. Fa male. Un male che non ha giustificazione. Un male per il quale non so trovare le radici e nemmeno la cura. Mi sento rifiutata da chi amo di più al mondo.  Mi sento come una zavorra al tuo presente e al tuo futuro.  Nessun gesto d'affetto che non sia dettato dalla disperazione di un momento e che subito viene ricacciato indietro, nel buoi più ostinato, quando la disperazione viene consolata da una carezza, da un sorriso, da una risata. Nessuna parola che abbracci il cuore. Nessun abbraccio. Nemmeno di...

Veleno

So di essere ancora intossicata dal veleno cattivo che mi hanno somministrato con accurata consapevolezza per anni, quando devo anche solo attraverso una tastiera, sfiorare le loro giornate. Le mie mani tremano ancora, non come allora, ma ancora. Il mio cuore batte ancora troppo forte per poter respirare. Non come allora, ma ancora troppo forte. So di essere ancora in pericolo quando ricevo risposte elusive o che sottintendono una mia malafede: perché la cattiveria e la malafede sono in chi guarda, in chi ascolta. So di essere ancora intossicata quando sogno incubi che mi riportano a giorni ancora troppo prossimi per essere passato. Non so quando e se finirà. E sono stanca.

Esercizi di piccola felicità. 7

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Primo giorno di liceo. "Mi accompagni a scuola? Fino al cancello? Almeno il primo giorno..." Sarà l'ultima volta che me lo chiedi? Conservo questa mattina tra i ricordi più cari.

Aspetto

Capita di aspettare una voce, una riga scritta, un gesto, un abbraccio. Io aspetto tutto, sempre. Aspetto esercitando la pazienza, talvolta il rancore, altre la tristezza della mancanza, a volte il desiderio. Aspetto e ascolto. Il silenzio di chi non si fa trovare, di chi non arriva, di chi non prova a rompere il mio, di silenzio. Aspetto e non spero, perché sperare fa male anche alle attese più piccole. Aspetto e non spero più. Aspetto che torni la speranza dell'attesa.

Esercizi di piccola felicità. 6

Oggi mi sorrido con tenerezza indulgente.

Parole e silenzi

Così trasparente il valore delle parole che leggo, che il desiderio di scrivere è solo per dire "taccio". Incontro frasi, versi, che raccontano meglio di me quello che sento. Sono scritte da persone lontane nel tempo e nello spazio, con le quali sembro condividere nulla. Eppure scrivono per me e danno voce ai miei pensieri e li riordinano e salvano. Quale dono può competere? Quale consolazione? Non c'è più solitudine che questa, forse, ma è solitudine colma.  Perché continuo a scrivere, allora? Soprattutto per non dimenticare che non sarò mai sola finché i miei occhi troveranno abbastanza luce per leggere. "Io mi unisco al silenzio io mi sono unita al silenzio e mi lascio fare e mi lascio bere e mi lascio dire" (A.Pizarnik)

Palline di pane - Paola Mastrocola

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Di Emma riconosco l'incapacità di vedere l'ovvio, ciò che tutti conoscono e che la nostra quotidiana inadeguatezza sociale fatica ad ammettere di non aver notato. Riconosco il suo bisogno di un altrove dove ritrovarsi e trovare il proprio pensiero come altro da sé. Di Emma riconosco l'errore e lo sbaglio in cui persevera con inscusabile consapevolezza. Riconosco la sua imperfezione di madre sola, il cui lavoro non è altrettanto riconosciuto come quello del marito assente. Riconosco il suo desiderio di un figlio, Orlando, che sia come tutti gli altri e il suo orgoglio per questo figlio meraviglioso che prepara con cura meticolosa le palline di pane per pescare, e che danno titolo al libro. E' un po' irritante, Emma. Molto irritanti, i suoi amici. Tutti abbiamo le nostre palline di pane. Per Emma sono l'altrove che trova nelle fotografie istantanee; per Orlando il tentativo di crescere camminando la sua strada; per Giorgio, il marito lontano per lavoro, ...

Esercizi di piccola felicità. 5

Abbraccio la nostra incapacità o, almeno, provo a farlo. Il tuo non saper ascoltare, il mio non saper dire. Ti guardo mentre dormi, o appena sveglia, o quando non te ne accorgi. Possiedi un'inconsapevole bellezza fragile e misteriosa. Se per un attimo solo potessi vederti con gli occhi di chi ti guarda, la tua paura forse svanirebbe o diverrebbe più leggera. Il ritorno è composto da piccoli gesti: la tovaglietta a quadri, accendere la radio per fare colazione da sola la mattina presto. Un fiore caduto e raccolto.
Nessuno è venuto a cercarmi. Queste ultime settimane sono state riempite dalle assenze. Di un fratello che credevo ritrovato e invece ha nuovamente scelto di non condividere con me la sua esistenza. Di amicizie che sono sempre e comunque lontane, talvolta solo fisicamente, altre per una scelta di silenzio così difficile da indossare che forse non ne vale la pena. Di familiari a cui non so parlare o che, forse, non sanno ascoltare. Un silenzio che fa male.  Nessuno è venuto a cercarmi.

Qualcuno mi venga a cercare

Qualcuno mi venga a cercare. Qualcuno allunghi la mano e afferri la mia. Cado in un silenzio troppo pesante per portarlo da sola. Piccola felicità quotidiana è esercizio oltre le mie forze di oggi. Qualcuno mi venga a cercare. Mi ridia il mio Altrove perduto. Qualcuno sciolga i pensieri fermi nella mia gola dolorante. Abbracci le mie lacrime non dette e le asciughi al sole di un'estate che sia clemente. Qualcuno mi porti all'autunno che mi nasconda tra foglie cadute. Vienimi a cercare. Questa solitudine fa paura.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 4

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Il mio pollice verde è governato dal caso e dalla fortuna. Ho da sempre la convinzione che le piante siano un po' come noi: se stanno bene, lì dove capitano, diventano rigogliose nostro malgrado. Nel vecchio ufficio sono morte tante delle piante che ho portato nel vano tentativo di migliorare l'ambiente. Una sola, che però stava subito fuori dalla porta d'ingresso, mi ha seguita qui. L'abbiamo messa in un angolino che pareva provvisorio, ma lei l'ha fatto suo e sta crescendo come non ha mai fatto prima. Un'altra era a casa, vinta a una lotteria fortunata, ha sostituito, qui, le primule che ci hanno dato il benvenuto e gli iris del giardino di S. Ieri, rientrando dal fine settimana, che la pianta ha passato al buio e al caldo, ci ha fatto trovare un piccolo fiore bianco. Ecco. Insieme ad altri, questo è il segno che la strada intrapresa è faticosa, ma non abbiamo sbagliato il sentiero.

Esercizi di piccola felicità. 3

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Il sorriso in un libro

Esercizi di piccola felicità. 2

Capita di rado. Quando si riesce a combinare in una sorta di puzzle tutto ciò che riempie le nostre giornate. E poi siamo diverse, con percorsi diversi che si sono incrociati grazie ai nostri figli. Lasciati a casa i ruoli che ci hanno fatto incontrare, ci regaliamo alcune ore di allegria leggera e un po' sciocca; di confidenze preziose e inaspettate; di contaminazioni di interessi, letture, cinema, stupore, attese e speranze a volte rimaste troppo tempo nel silenzio. Ho dovuto aspettare a lungo, sentirne la mancanza, diventare quasi più che grande, per sentire come mio l'abbraccio che solo le donne tra donne sanno dare.

Esercizi di piccola felicità. 1

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Un vestito che mi piace tanto. I capelli corti che alleggeriscono i pensieri. Un risveglio di inaspettato piacere. Oggi sono bella. E lo dice la mia pelle, lo dicono i miei gesti consapevoli, le labbra schiuse in un sorriso che gioca con gli occhi.  Sono bella per i pensieri che distraggono la mia mente da quel che dovrei fare e che invece farò domani.  Imparo a essere bella. Sono bella. Domani chissà.
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Negli ultimi due mesi hanno cercato di ucciderci. Dovrei dire "ha". Ha provato con ogni mezzo che immaginava possibile a impedirci di lavorare, chiedendo a un giudice di farci chiudere "inaudita altera parte". Abbiamo dovuto presentare una memoria difensiva, cercare l'aiuto di chi poteva conoscere i fatti, presentarci in un tribunale. E attendere. Senza respirare e con il cuore che non sapeva quale ritmo tenere nel suo battere. E nell'attesa continuare a lavorare, a rispettare impegni e scadenze, festeggiare il compleanno di F., vivere, in qualche modo. Abbiamo atteso come sospesi in un limbo doloroso e asfittico. Poi dalle nostre finestre è entrata l'aria della primavera. Basta una telefonata, a volte, e una sentenza favorevole oltre ogni aspettativa e che ancora è appesa dietro di me, perché ancora fatico a realizzare che ho ripreso a respirare, che ho potuto smettere di prendere le odiate pastiglie che mi hanno consentito di non crollare sotto ...

Pausa

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Ogni sera, da alcuni anni, segno un minuscolo accadimento che meriti di essere fermato su carta. Sono quadernetti regalati dai miei figli. Da una parte le parole in cui inciampo e che non voglio scordare, dall'altra gli attimi da fermare. Non è stato sempre facile trovare qualcosa da voler ricordare, ma anche nei giorni più faticosi sono riuscita a notare una sfumatura del cielo, ad ascoltare una parola, a ricevere un sorriso. Ieri ho deciso di prendermi una pausa. Perché anche quei pochi minuti mi chiedono un dispendio di energie che ora sento di non avere. So di essere fortunata. Che ogni passo fatto in questa palude ha del miracoloso. So di essere stanca oltre ogni possibilità di raccontarlo. E mi sento noiosa e insopportabile, per questo. Chiedo che i miei occhi si chiudano, la sera. Perché nemmeno nei sogni trovo più l'altrove che mi ha sempre consentito un equilibrio possibile, per quanto incerto. Chiedo che i miei occhi non si aprano, la mattina. Perché ho vogli...

Pane e poesia

Grata. Per questo giorno. E per tutti i pensieri che ogni giorno mi salvano. Penso che in questo momento forse nessuno pensa a me nell'universo, che solo io mi penso, e se morissi ora, nessuno, neppure io, mi penserebbe. E qui inizia l'abisso, come quando mi addormento. Sono il mio sostegno e me lo tolgo. Contribuisco a rivestire tutto di assenza. Sarà per questo che pensare ad un uomo assomiglia a salvarlo . (Roberto Juarroz)

Lacrime

Quale dolore è tanto intenso da non riuscire a piangerlo? Forse un urlo di rancore che investe come tempesta notturna senza nemmeno la luce di un lampo: mi hai rovinato la vita. Forse la sentenza tagliente di una ragazzina ferita e arrabbiata: hai sbagliato tutto. Perché piangessi, non riuscirei a smettere. Resto qui. Attendo che decidano cosa farne del mio amore sbagliato, inadeguato, incapace. Sono qui, ho detto. Quando vuoi.

Se il dolore non fosse questa spina...

S e il dolore non fosse questa spina, questa lunga dorsale della vita forse non saremmo altro che niente, e dobbiamo ringraziare che ci venga a visitare e ci porti notizia delle cose (D.Piccini)

Il nido

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Un nido tra i rami ancora spogli. Mi sento un po' così: come se il vento potesse portarmi via; come se gli sguardi potessero vedere oltre quello che vedo nello specchio; come se non ci fosse più un posto sicuro e mio. Cambiano le fatiche. Speravo di alleggerirle. Cambiano e restano. Quando cerco trovo. Devo ricordarmi di non cercare. Trovare fa quasi sempre male. A volte so quello che non vorrei sapere. Perché lo sento. E quando lo sento prima o poi ci vado a sbattere. Dovrei ricordarmi di non sentire. Tocco la mia inutilità. Il mio non esserci è meglio della presenza che impongo. Aspetto parole che non ascolterò. Non bastano i gesti lasciati cadere come fossero normali. Non basta il passare dei giorni. Fuori la primavera si lascia annusare. Amo la luce della sera, che sembra non voler cedere il passo al buio. Amo il mattino presto, l'aria ancora fredda che promette tepore. Amo i contorni nitidi e i cieli che sospendono il respiro per lo stupore di tanta bellezza. ...