Poco meno di un giorno

Poco meno di un giorno da sola in questa casa che mi sorprende sempre, quando è così silenziosa.
Poco meno di un giorno per non mancare al saluto per Cristina. Non bastano i pensieri e le preghiere che le ho inviato in questi mesi. Il suo sorriso, su quel foglio appeso ai muri della città, è ferita di una tenerezza inaspettata.
Poco meno di un giorno per scoprire legami con chi non si conosce e si sente misteriosamente vicino. E' anche mia, la paura di non saper cadere.
Poco meno di un giorno per tornare da chi si ama, per tornare al paese del cuore, ai pochi giorni che restano di questa estate senza vacanza, senza pensieri leggeri. Un'estate di corse senza fiato. Ma tanto l'estate non è per me. Attendo l'autunno.
Ecco.
E poi?
Poi le parole non dette, le mani ritrovate, i corpi intrecciati dopo troppo tempo. E ancora, le parole pronunciate come un dono, le mani che vorrebbero cercarsi, gli occhi che si frugano.
Sempre, l'amore che non si può non vivere. Anche quando non capiamo come sia potuto capitare proprio a noi.
Ieri ho riempito gli occhi di panorami nuovi, e ho desiderato cambiare strada, percorrere quelle strade che non sapevo e magari scoprire che le camminavo bene. Ho proseguito verso casa. Ma casa è dove il cuore riposa e il respiro si fa lieve.
Casa sono io, se riesco a riconoscermi.
Forse.

Estate

Aspetto ancora l'estate come da ragazzina? 

Aspetto l'estate per i miei figli che tanto la desiderano; per i sempre meno giorni da sola che mi concede; per i sempre più brevi periodi di riposo.
In un certo senso non l'aspetto più. Attendo invece, e con una certa impazienza, l'autunno. I maglioni caldi, le tazze a scaldare le mani, le giornate che si fanno più corte.
In questi giorni di casa insolitamente silenziosa e poco tempo libero da dedicare alla mia poltrona, anche i pensieri sembrano meno desiderosi di trovare ordine.
Ieri guidavo tornando dalla mia casa del cuore e pensavo a una persona che non conosco ma leggo. Pensavo che non si potrebbe essere amiche: troppo diverse. Eppure ciò che leggo di quello che non racconta scrivendo, colma i silenzi del mio non scrivere il dolore di qualche estate fa.
La cicatrice è ancora sulla mia pelle, nel mio cuore, tra i miei pensieri. Solo la sfioro più lievemente e, talvolta, con un poco di tenera saggezza.
E pensavo a come sia confortante, eppure doloroso, ritrovare il non detto, la lacerazione mai guarita, la tenacia del voler ricostruire e la consapevolezza di un amore che in qualche modo basta a se stesso, tra le righe di qualcuno così lontano e tanto vicino.
Pensavo anche a una sensazione di freschezza sulla guancia. Quella che può regalare solo una mano riconosciuta e ritrovata. E che in qualche modo misterioso non si perderà mai.
Pensavo a una merenda nel caldo abbagliante di una città di pianura.
Ai miei figli che mi stanno insegnando ad essere fiera ed orgogliosa del loro essere così unici e diversi. E un po' elfi blu.
Pensavo ai miei genitori. Alla fragilità che li sta cogliendo. E spero di essere capace di offrire il braccio di cui hanno bisogno.
Guidando, in mezzo a un tramonto che ho fotografato per sempre nel cuore, pensavo ad A. A come riesca a sentirne i pensieri e nello stesso tempo a non saperglielo dire come forse dovrei. Dovrei?
A F., che spero lasci qualcosa nel bosco e non porti davvero "tutto a casa".
A P., che scelgo con fatica e consapevolezza ogni giorno perché sa ancora sorprendermi rispondendo al telefono.
Alla mia inevitabile imperfezione e ai tanti miracoli che so fare, ai tanti miracoli che ricevo e a quelli, troppi, che non so riconoscere. Imparerò?

Punto

Ti ho pensato ieri?
Forse un po' più tardi dell'anno scorso.  Eppure i giorni scorsi eri così presente, che per forza avrai dovuto sentirlo, il mio pensiero che ti pizzicava...

Ho pensato, ieri, che forse sei talmente certo del mio bene, che hai pensato di poterti concedere questo silenzio doloroso. Vedi? Non riesco nemmeno ad essere così arrabbiata come vorrei, con te.

I giorni scorsi li ho trascorsi con una leggerezza che ho capito solo ieri quanto sia stata preziosa.
Non so se siano stati altrettanto belli per A., ma poter aver tempo senza fretta solo per noi due, mi ha fatto ritrovare la gioia lieve di una maternità sempre troppo di corsa. Invece noi due abbiamo bisogno di spazio, di non tempo, di colazioni che diventano pranzi chiacchierando.
Restano le fragilità, i dubbi, gli errori inevitabili. 
Restano le mani intrecciate prima di addormentarsi.
Restano la giornata di quasi vacanza e i pasti un po' troppo golosi.
Restiamo noi.

Tutto questo perché di altro non so dire.
Non so dire come mai da un po' mi senta ancora come davanti a quel quadro.
Non so dire come certi silenzi mi abbiano riportata lì. O, forse, non voglio farlo.
So che le mie sensazioni senza parole non sbagliano.
So che vivo un periodo, troppo lungo, in cui niente è facile.
So che ho forza abbastanza, ma non sempre.
So che non voglio cedere a questa non luce che taglia la mia pelle ancora ferita.
Continuo ad affidarmi al tempo del sì.
Continuo. 
Come da sola.

Un abito fuori misura. L'estate per me.

Allora provo a rubare spazi di vacanza dove la vacanza non c'è.
Ho un fiume; una montagna. Ho il vento sul terrazzo, la sera.
La fatica dei giorni si stempera al pensiero di una minuscola fuga possibile con un semplice sì.
"Sì"

Mi basteresti?

"Io te vurria vasà - sospira la canzone
ma prima, e più di questo, io ti vorrei bastare
come la gola al canto e come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare.
Io te vurria vasà - insiste la canzone,
ma un po' meno di questo io ti vorrei mancare,
più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
più di benda su ferita,
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare.
Io ti vorrei bastare."

(E.De Luca)

(Io ti vorrei bastare. Allora tu mi basteresti?)

Va bene così. Anzi: no.

"Ho voglia di vederti", scrivi.

E però da mesi non è possibile trovare minuti che lo consentano. Il tempo soffoca le giornate. Almeno quelle in cui ho proposto le chiacchiere che tanto sembrano mancarci.
So bene che il mio posto nel tuo cuore è lì. Conosco lo spazio che occupi nel mio. E ho un po' di paura. 
Di essere troppo faticosa. E poi tu hai così tanta vita nei tuoi giorni che io divento una piccola presenza in punta di piedi: come non meritassi di entrare. Mi scuso, per questo. Non sei tu che mi fai sentire così. Sono io che ho questa costante sensazione di inadeguatezza. Il privilegio di averti incontrata mi sembra ancora un regalo che potrei perdere da un momento all'altro. Per colpa mia.
Va bene così. Ci vogliamo bene così.
Poi sfuggo anch'io, a qualcuno. Perché non ho molta voglia di fingere che tutto vada bene. Non dovrei farlo, con un'amica. Ma è un'amica che mi cerca quando deve condividere fatica o dolore. Non mi ha mai cercata per condividere una gioia.
Per un po' ho anche cercato di allontanarla, perché non capivo il motivo per cui avesse scelto di dividere con me il peso delle sue tante fatiche che però erano anche compensate da una vitalità rara e preziosa che rende lei una persona fantastica.
Poi ho compreso: voglio più bene a lei che a qualsiasi fatica possa decidere di lasciare sul mio cuore. Ne ho pianto un po' e poi l'ho accolta per com'è.
Quando parliamo, a me va tutto bene (e non perché non le racconti le mie, di fatiche, ma perché non so fare a meno di minimizzarle) e per lei è tutto una enorme fatica (anche se poi ha realizzato alcuni dei suoi sogni di ragazza contro ogni previsione; anche se poi si lascia sfuggire cenni di gioia che nemmeno si rende conto di raccontare).
Va bene così. Ci vogliamo bene così.
C'è anche chi è presente senza esserci mai. Perché non so chiudere le porte nemmeno quando lo faccio...
Anche qui c'è affetto che resta. E va bene così.
Ci sono poi gli incontri che per un po' hanno camminato con me. Ad un certo punto le strade si sono separate e mi sembra di essere rimasta lì, all'incrocio, in attesa di un ritorno. A volta capita che ci s'incontri. La mia nostalgia mi fa male e anche un po' paura.
Va bene. Ci si vuole bene anche così.
Non lo so dove stiano andando i miei pensieri oggi.
Ad essere sincera mi fanno anche un po' paura.
Cadere mi fa paura.
Non poter cadere mi fa paura.
Restare sola mi fa paura.
Sono sola da sempre.
La solitudine del cuore non la cura nessuno.



Sentirsi amati non è dono per tutti.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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