Gli accadimenti di questa settimana che va a finire, meriterebbero parole che non ho.
Meriterebbero parole il dolore, la rabbia, la paura. E dovrebbero essere parole come carezze leggere che consentono al cuore di trovare pace, almeno per un poco.
Non ho parole per il mondo. Non ho parole neppure per me.
Ma ho pensieri, per il mondo e per il cielo. E sono pensieri che vorrebbero abbracciare e dare tregua e respiro sereno.
Ho pensieri per il mondo. Piccoli, inadeguati, pochi.
Ho pensieri per me e il mio minuscolo cielo. Ingarbugliati, confusi, troppi.
E un po' mi sento in colpa.
Ho un silenzio più grande di me che non so abitare.
Ho un silenzio dentro di me che temo di rinunciare a promunciare.
Se non esistessero la poesia, le parole dette e scritte da altri anche per i miei occhi; se non esistessero i passi di chi abita questi giorni con me; le voci dei bambini, il pensare oltre, l'affetto che supera i confini...la solitudine che sentirei gelerebbe il mio cuore.
Fine di maggio
Un desiderio diventa pensiero e il pensiero diventa presenza.
Si annida in fondo al cuore e resta lì e cresce e mette radici profonde.
Arrivi a dare contorni e profilo, al tuo desiderio; a pensarlo come esistenza altra da te.
E invece è solo nel tuo respiro, che vive.
Il mio desiderio è stato nascosto, detto, ripetuto, bisbigliato. Ha trovato, a volte, voce forte; spesso la voce sbagliata.
Il mio desiderio non se ne va. Forse non cresce, forse è già cresciuto.
Porta un rimpianto che riempie i miei occhi quando è buio e quando l'acqua mi scorre intorno.
Porta un rimprovero che non so addomesticare, riporre.
Porta un dolore che la ragione non comprende e la pella invece sente.
Porta la colpa del non saper sorridere come vorrei per la gioia di un'attesa, di un arrivo.
Porta la fatica di allungare un dito e lasciare che una minuscola mano gli si chiuda intorno.
Il mio desiderio è un vuoto che si allarga nella pancia.
Che viene stuzzicato da parole apparentemente neutre, durante una visita medica, per esempio, o in chiacchiere casuali.
Il mio desiderio è troppo parte di me.
Non ho mai sofferto di nausee e non so vomitarlo.
Lo tengo dentro. Come un gonfiore che duole alla gola, come il vuoto allo stomaco nell'incontro con un innamorato.
Lo cullo come il figlio che non sarà, come l'assenza che per il respirare del mio pensiero diventa presenza.
Alcune persone accostano il nostro cammino e lasciano tracce indelebili nella nostra vita.
Basta un sorriso regalato senza chiedersi il perché.
La signora Antonia ha incrociato i nostri giorni per pochi istanti che resteranno con noi per sempre.
Piccole dosi
Vorrei saper raccontare le giornate appena trascorse, tra bambini che sfidano se stessi, bambini che crescono e foto e musica che lo raccontano.
Vorrei lasciare traccia delle lacrime di gioia commossa e di tenerezza.
Vorrei lasciare il segno di tutte le voci mischiate sotto un sole che ha iniziato a colorare visi felici e sudati e gambe troppo magre.
Vorrei che il mio pensiero arrivasse in ogni cuore che stasera sfiora.
Non ci riesco.
Nulla da dire
Scrivere è sempre stata la mia ancora per non soffocare nell'implosione.
Ora sembro non riuscirci più.
Per questo sono qui. Come una cura omeopatica. Per ripetermi che non è così. Che posso farlo ancora.
Oppure sono qui per ammettere la resa, l'inutilità dello sforzo, l'inevitabilità della deriva.
Forse va bene così. In silenzio. Tanto, chi ascolta?
Freddo
Avrei bisogno delle parole giuste per alleggerire i miei pensieri di oggi.
Le parole giuste da pronunciare, da scrivere. E le parole giuste da ascoltare.
Nulla di tutto questo.
E' silenzio, oggi, che mi veste.
Possono essere banalità, a ferire.
E le ferite banali possono aver necessità di tempi lunghi, per guarire.
Restano le pagine dei libri dove nascondersi per un po'.
Il cielo troppo bello, la gioia assoluta e leggera dei bambini, una città che abbraccia il mondo.
E il mio cuore che continua a sentire freddo.
