Nessuno è venuto a cercarmi.

Queste ultime settimane sono state riempite dalle assenze. Di un fratello che credevo ritrovato e invece ha nuovamente scelto di non condividere con me la sua esistenza. Di amicizie che sono sempre e comunque lontane, talvolta solo fisicamente, altre per una scelta di silenzio così difficile da indossare che forse non ne vale la pena. Di familiari a cui non so parlare o che, forse, non sanno ascoltare.
Un silenzio che fa male. 
Nessuno è venuto a cercarmi.

Qualcuno mi venga a cercare

Qualcuno mi venga a cercare.
Qualcuno allunghi la mano e afferri la mia.
Cado in un silenzio troppo pesante per portarlo da sola.
Piccola felicità quotidiana è esercizio oltre le mie forze di oggi.
Qualcuno mi venga a cercare. Mi ridia il mio Altrove perduto.
Qualcuno sciolga i pensieri fermi nella mia gola dolorante. Abbracci le mie lacrime non dette e le asciughi al sole di un'estate che sia clemente.
Qualcuno mi porti all'autunno che mi nasconda tra foglie cadute.
Vienimi a cercare.
Questa solitudine fa paura.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 4

Il mio pollice verde è governato dal caso e dalla fortuna. Ho da sempre la convinzione che le piante siano un po' come noi: se stanno bene, lì dove capitano, diventano rigogliose nostro malgrado.
Nel vecchio ufficio sono morte tante delle piante che ho portato nel vano tentativo di migliorare l'ambiente. Una sola, che però stava subito fuori dalla porta d'ingresso, mi ha seguita qui. L'abbiamo messa in un angolino che pareva provvisorio, ma lei l'ha fatto suo e sta crescendo come non ha mai fatto prima.
Un'altra era a casa, vinta a una lotteria fortunata, ha sostituito, qui, le primule che ci hanno dato il benvenuto e gli iris del giardino di S.
Ieri, rientrando dal fine settimana, che la pianta ha passato al buio e al caldo, ci ha fatto trovare un piccolo fiore bianco.
Ecco.
Insieme ad altri, questo è il segno che la strada intrapresa è faticosa, ma non abbiamo sbagliato il sentiero.

Esercizi di piccola felicità. 3

Il sorriso in un libro


Esercizi di piccola felicità. 2

Capita di rado. Quando si riesce a combinare in una sorta di puzzle tutto ciò che riempie le nostre giornate. E poi siamo diverse, con percorsi diversi che si sono incrociati grazie ai nostri figli.
Lasciati a casa i ruoli che ci hanno fatto incontrare, ci regaliamo alcune ore di allegria leggera e un po' sciocca; di confidenze preziose e inaspettate; di contaminazioni di interessi, letture, cinema, stupore, attese e speranze a volte rimaste troppo tempo nel silenzio.
Ho dovuto aspettare a lungo, sentirne la mancanza, diventare quasi più che grande, per sentire come mio l'abbraccio che solo le donne tra donne sanno dare.

Esercizi di piccola felicità. 1

Un vestito che mi piace tanto. I capelli corti che alleggeriscono i pensieri. Un risveglio di inaspettato
piacere.
Oggi sono bella. E lo dice la mia pelle, lo dicono i miei gesti consapevoli, le labbra schiuse in un sorriso che gioca con gli occhi. 

Sono bella per i pensieri che distraggono la mia mente da quel che dovrei fare e che invece farò domani. 
Imparo a essere bella. Sono bella.
Domani chissà.

Negli ultimi due mesi hanno cercato di ucciderci.
Dovrei dire "ha". Ha provato con ogni mezzo che immaginava possibile a impedirci di lavorare, chiedendo a un giudice di farci chiudere "inaudita altera parte".
Abbiamo dovuto presentare una memoria difensiva, cercare l'aiuto di chi poteva conoscere i fatti, presentarci in un tribunale.
E attendere.
Senza respirare e con il cuore che non sapeva quale ritmo tenere nel suo battere.
E nell'attesa continuare a lavorare, a rispettare impegni e scadenze, festeggiare il compleanno di F., vivere, in qualche modo.
Abbiamo atteso come sospesi in un limbo doloroso e asfittico.
Poi dalle nostre finestre è entrata l'aria della primavera. Basta una telefonata, a volte, e una sentenza favorevole oltre ogni aspettativa e che ancora è appesa dietro di me, perché ancora fatico a realizzare che ho ripreso a respirare, che ho potuto smettere di prendere le odiate pastiglie che mi hanno consentito di non crollare sotto il peso di un'ansia che da sola non sapevo sopportare.
Adesso si corre.
Ci proverà ancora. Perché alcune persone non imparano nemmeno dai propri errori, perché i propri errori non riescono nemmeno a contemplarli nei loro peggiori incubi. Però quando ci ferirà ancora, ci troverà più forti.
Non so dire se quest'esperienza mi abbia insegnato anche qualcosa di positivo.
Di certo ho conosciuto un male che non immaginavo di incontrare.
Di certo il male che ha fatto a tutta la nostra famiglia resterà come cicatrice per sempre e non so se riuscirò a perdonare; a dimenticare sicuramente no.
Di certo ho dovuto cambiare il mio modo di vedere il mondo, le persone, e questo fatico a perdonarlo, perché non poter più sentire il mondo, "gli altri", come ospitali e accoglienti, mi priva del mio congenito ottimismo a oltranza che temo di aver perso per sempre.
Di certo mi ha procurato alcune ferite inferte da chi più amo e mi ha fatto ferire chi più amo come non avrei mai voluto, perché il dolore e la fatica rendono migliori solo i santi e noi proprio non lo siamo...

So che senza l'amore che ci unisce non saremmo riusciti ad attraversare questi mesi, gli ultimi di alcuni anni davvero troppo faticosi.
So che siamo riusciti a trovare una forza che forse nessuno di noi pensava di avere.
So che ci attende altra salita. E so che l'affronteremo insieme.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
macabea. Powered by Blogger.