Punto

Ti ho pensato ieri?
Forse un po' più tardi dell'anno scorso.  Eppure i giorni scorsi eri così presente, che per forza avrai dovuto sentirlo, il mio pensiero che ti pizzicava...

Ho pensato, ieri, che forse sei talmente certo del mio bene, che hai pensato di poterti concedere questo silenzio doloroso. Vedi? Non riesco nemmeno ad essere così arrabbiata come vorrei, con te.

I giorni scorsi li ho trascorsi con una leggerezza che ho capito solo ieri quanto sia stata preziosa.
Non so se siano stati altrettanto belli per A., ma poter aver tempo senza fretta solo per noi due, mi ha fatto ritrovare la gioia lieve di una maternità sempre troppo di corsa. Invece noi due abbiamo bisogno di spazio, di non tempo, di colazioni che diventano pranzi chiacchierando.
Restano le fragilità, i dubbi, gli errori inevitabili. 
Restano le mani intrecciate prima di addormentarsi.
Restano la giornata di quasi vacanza e i pasti un po' troppo golosi.
Restiamo noi.

Tutto questo perché di altro non so dire.
Non so dire come mai da un po' mi senta ancora come davanti a quel quadro.
Non so dire come certi silenzi mi abbiano riportata lì. O, forse, non voglio farlo.
So che le mie sensazioni senza parole non sbagliano.
So che vivo un periodo, troppo lungo, in cui niente è facile.
So che ho forza abbastanza, ma non sempre.
So che non voglio cedere a questa non luce che taglia la mia pelle ancora ferita.
Continuo ad affidarmi al tempo del sì.
Continuo. 
Come da sola.

Un abito fuori misura. L'estate per me.

Allora provo a rubare spazi di vacanza dove la vacanza non c'è.
Ho un fiume; una montagna. Ho il vento sul terrazzo, la sera.
La fatica dei giorni si stempera al pensiero di una minuscola fuga possibile con un semplice sì.
"Sì"

Mi basteresti?

"Io te vurria vasà - sospira la canzone
ma prima, e più di questo, io ti vorrei bastare
come la gola al canto e come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare.
Io te vurria vasà - insiste la canzone,
ma un po' meno di questo io ti vorrei mancare,
più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
più di benda su ferita,
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare.
Io ti vorrei bastare."

(E.De Luca)

(Io ti vorrei bastare. Allora tu mi basteresti?)

Va bene così. Anzi: no.

"Ho voglia di vederti", scrivi.

E però da mesi non è possibile trovare minuti che lo consentano. Il tempo soffoca le giornate. Almeno quelle in cui ho proposto le chiacchiere che tanto sembrano mancarci.
So bene che il mio posto nel tuo cuore è lì. Conosco lo spazio che occupi nel mio. E ho un po' di paura. 
Di essere troppo faticosa. E poi tu hai così tanta vita nei tuoi giorni che io divento una piccola presenza in punta di piedi: come non meritassi di entrare. Mi scuso, per questo. Non sei tu che mi fai sentire così. Sono io che ho questa costante sensazione di inadeguatezza. Il privilegio di averti incontrata mi sembra ancora un regalo che potrei perdere da un momento all'altro. Per colpa mia.
Va bene così. Ci vogliamo bene così.
Poi sfuggo anch'io, a qualcuno. Perché non ho molta voglia di fingere che tutto vada bene. Non dovrei farlo, con un'amica. Ma è un'amica che mi cerca quando deve condividere fatica o dolore. Non mi ha mai cercata per condividere una gioia.
Per un po' ho anche cercato di allontanarla, perché non capivo il motivo per cui avesse scelto di dividere con me il peso delle sue tante fatiche che però erano anche compensate da una vitalità rara e preziosa che rende lei una persona fantastica.
Poi ho compreso: voglio più bene a lei che a qualsiasi fatica possa decidere di lasciare sul mio cuore. Ne ho pianto un po' e poi l'ho accolta per com'è.
Quando parliamo, a me va tutto bene (e non perché non le racconti le mie, di fatiche, ma perché non so fare a meno di minimizzarle) e per lei è tutto una enorme fatica (anche se poi ha realizzato alcuni dei suoi sogni di ragazza contro ogni previsione; anche se poi si lascia sfuggire cenni di gioia che nemmeno si rende conto di raccontare).
Va bene così. Ci vogliamo bene così.
C'è anche chi è presente senza esserci mai. Perché non so chiudere le porte nemmeno quando lo faccio...
Anche qui c'è affetto che resta. E va bene così.
Ci sono poi gli incontri che per un po' hanno camminato con me. Ad un certo punto le strade si sono separate e mi sembra di essere rimasta lì, all'incrocio, in attesa di un ritorno. A volta capita che ci s'incontri. La mia nostalgia mi fa male e anche un po' paura.
Va bene. Ci si vuole bene anche così.
Non lo so dove stiano andando i miei pensieri oggi.
Ad essere sincera mi fanno anche un po' paura.
Cadere mi fa paura.
Non poter cadere mi fa paura.
Restare sola mi fa paura.
Sono sola da sempre.
La solitudine del cuore non la cura nessuno.



Sentirsi amati non è dono per tutti.

Silenzio

Impossibile non scegliere il silenzio.
La voce viene fraintesa, la parole non ascoltate.
Impossibile restare davvero in silenzio.
Ci sono le frasi di convivenza minima indispensabili.
Ci sono pensieri che non possono tacere.
Impossibile sentire il silenzio come la scelta giusta.
Troppi silenzi hanno ferito più delle parole sbagliate.
E però scelgo di provare a tacere. Perché non so dire. Sbaglio comunque. Forse allora il silenzio è l'errore meno pericoloso.
Non so nulla.
Solo il grigio che mi impedisce il sogno lento e il sonno libero da pensieri.
Non so come muovere i miei passi, dove orientare il mio andare.
Ascolto, e diventano carne, parole che tagliano.
E le sento ripetere dalla voce di chi non sa nemmeno quanto possono ferire.
Ascolto, e diventa carne, il silenzio che s'illude di lasciar correre, di risolvere.
Non voglio dire.
Non voglio ascoltare.
Occupo il mio tempo di gesti superflui.
Occupo il mio tempo di attimi superflui.
In attesa che arrivi sera; che cambi il giorno; che la luce diventi notte e poi sonno, per quanto senza respiro.
Occupo il mio tempo del nulla che sono; del nulla che do.
E m'illudo di sperare.
E continuo a camminare.
In silenzio. Finché saprò

...i miei sogni defluiti come acqua...

"Tutti i miei castelli d’aria si sono sciolti come neve,
tutti i miei sogni defluiti come acqua,
di tutto ciò che ho amato mi rimane
un cielo azzurro e qualche pallida stella.
Il vento si muove piano tra gli alberi.
Il vuoto riposa. L’acqua è silenziosa.
Il vecchio abete sta sveglio e pensa
alla nuvola bianca baciata in sogno."

Rubo le parole di Edith Södergran, perché non ci fosse la poesia non saprei cosa dire.

Di questi anni così privi di ossigeno se non in rari momenti regalati e subito persi.
Di questi anni in cui mi sembra di non saper dire, non sapere vedere, non sapere quali gesti compiere.
Di questi anni in cui forse dico troppo, vedo troppo, mi muovo troppo.
Ho il cuore gonfio di desideri che non so mettere da parte né realizzare. La mia zavorra che impedisce a questo giorno di scivolare senza peso tra i miei confusi pensieri e tra i miei inutili gesti.
Chiudere gli occhi per il troppo sole. E dormire. Fino al prossimo maggio. O anche più in là.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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