Esercizi di piccola felicità. 2

Capita di rado. Quando si riesce a combinare in una sorta di puzzle tutto ciò che riempie le nostre giornate. E poi siamo diverse, con percorsi diversi che si sono incrociati grazie ai nostri figli.
Lasciati a casa i ruoli che ci hanno fatto incontrare, ci regaliamo alcune ore di allegria leggera e un po' sciocca; di confidenze preziose e inaspettate; di contaminazioni di interessi, letture, cinema, stupore, attese e speranze a volte rimaste troppo tempo nel silenzio.
Ho dovuto aspettare a lungo, sentirne la mancanza, diventare quasi più che grande, per sentire come mio l'abbraccio che solo le donne tra donne sanno dare.

Esercizi di piccola felicità. 1

Un vestito che mi piace tanto. I capelli corti che alleggeriscono i pensieri. Un risveglio di inaspettato
piacere.
Oggi sono bella. E lo dice la mia pelle, lo dicono i miei gesti consapevoli, le labbra schiuse in un sorriso che gioca con gli occhi. 

Sono bella per i pensieri che distraggono la mia mente da quel che dovrei fare e che invece farò domani. 
Imparo a essere bella. Sono bella.
Domani chissà.

Negli ultimi due mesi hanno cercato di ucciderci.
Dovrei dire "ha". Ha provato con ogni mezzo che immaginava possibile a impedirci di lavorare, chiedendo a un giudice di farci chiudere "inaudita altera parte".
Abbiamo dovuto presentare una memoria difensiva, cercare l'aiuto di chi poteva conoscere i fatti, presentarci in un tribunale.
E attendere.
Senza respirare e con il cuore che non sapeva quale ritmo tenere nel suo battere.
E nell'attesa continuare a lavorare, a rispettare impegni e scadenze, festeggiare il compleanno di F., vivere, in qualche modo.
Abbiamo atteso come sospesi in un limbo doloroso e asfittico.
Poi dalle nostre finestre è entrata l'aria della primavera. Basta una telefonata, a volte, e una sentenza favorevole oltre ogni aspettativa e che ancora è appesa dietro di me, perché ancora fatico a realizzare che ho ripreso a respirare, che ho potuto smettere di prendere le odiate pastiglie che mi hanno consentito di non crollare sotto il peso di un'ansia che da sola non sapevo sopportare.
Adesso si corre.
Ci proverà ancora. Perché alcune persone non imparano nemmeno dai propri errori, perché i propri errori non riescono nemmeno a contemplarli nei loro peggiori incubi. Però quando ci ferirà ancora, ci troverà più forti.
Non so dire se quest'esperienza mi abbia insegnato anche qualcosa di positivo.
Di certo ho conosciuto un male che non immaginavo di incontrare.
Di certo il male che ha fatto a tutta la nostra famiglia resterà come cicatrice per sempre e non so se riuscirò a perdonare; a dimenticare sicuramente no.
Di certo ho dovuto cambiare il mio modo di vedere il mondo, le persone, e questo fatico a perdonarlo, perché non poter più sentire il mondo, "gli altri", come ospitali e accoglienti, mi priva del mio congenito ottimismo a oltranza che temo di aver perso per sempre.
Di certo mi ha procurato alcune ferite inferte da chi più amo e mi ha fatto ferire chi più amo come non avrei mai voluto, perché il dolore e la fatica rendono migliori solo i santi e noi proprio non lo siamo...

So che senza l'amore che ci unisce non saremmo riusciti ad attraversare questi mesi, gli ultimi di alcuni anni davvero troppo faticosi.
So che siamo riusciti a trovare una forza che forse nessuno di noi pensava di avere.
So che ci attende altra salita. E so che l'affronteremo insieme.

Pausa

Ogni sera, da alcuni anni, segno un minuscolo accadimento che meriti di essere fermato su carta. Sono quadernetti regalati dai miei figli. Da una parte le parole in cui inciampo e che non voglio scordare, dall'altra gli attimi da fermare.
Non è stato sempre facile trovare qualcosa da voler ricordare, ma anche nei giorni più faticosi sono riuscita a notare una sfumatura del cielo, ad ascoltare una parola, a ricevere un sorriso.
Ieri ho deciso di prendermi una pausa.
Perché anche quei pochi minuti mi chiedono un dispendio di energie che ora sento di non avere.
So di essere fortunata. Che ogni passo fatto in questa palude ha del miracoloso.
So di essere stanca oltre ogni possibilità di raccontarlo. E mi sento noiosa e insopportabile, per questo.
Chiedo che i miei occhi si chiudano, la sera. Perché nemmeno nei sogni trovo più l'altrove che mi ha sempre consentito un equilibrio possibile, per quanto incerto.
Chiedo che i miei occhi non si aprano, la mattina. Perché ho voglia di un riposo che non abbia fine; perché vorrei sollevare chi amo dalla fatica di avermi accanto, per donare loro una libertà che non so dare.
Nulla di ciò che chiedo accadrà. Non so chiedere. Non so bussare. Non avrò. Non mi verrà aperto.
Allora mi siedo. Mani vuote posate su un inutile grembo. Occhi verso un orizzonte che non vedo.
Mi siedo. Cercando di non aspettare.

Pane e poesia

Grata. Per questo giorno. E per tutti i pensieri che ogni giorno mi salvano.


Penso che in questo momento
forse nessuno pensa a me nell'universo,
che solo io mi penso,
e se morissi ora,
nessuno, neppure io, mi penserebbe.

E qui inizia l'abisso,
come quando mi addormento.
Sono il mio sostegno e me lo tolgo.
Contribuisco a rivestire tutto di assenza.

Sarà per questo
che pensare ad un uomo
assomiglia a salvarlo
.

(Roberto Juarroz)



Lacrime

Quale dolore è tanto intenso da non riuscire a piangerlo?
Forse un urlo di rancore che investe come tempesta notturna senza nemmeno la luce di un lampo: mi hai rovinato la vita.
Forse la sentenza tagliente di una ragazzina ferita e arrabbiata: hai sbagliato tutto.
Perché piangessi, non riuscirei a smettere.
Resto qui. Attendo che decidano cosa farne del mio amore sbagliato, inadeguato, incapace.
Sono qui, ho detto. Quando vuoi.

Se il dolore non fosse questa spina...

Se il dolore non fosse questa spina,
questa lunga dorsale della vita
forse non saremmo altro che niente,
e dobbiamo ringraziare
che ci venga a visitare e ci porti
notizia delle cose

(D.Piccini)

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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