Non so niente di te

"Un figlio che non continua il padre spezza una linea. La rompe. E' un elemento di rottura, un figlio così, si può dire? L'ho pensato spesso. Ma adesso non lo penso più. Adesso che mi sono portato dietro quelle pecore lo so, e vorrei tanto dirtelo, papà, rassicurarti: quella linea spezzata continua, solo che continua in un'altra parte, in un altro modo, e va bene lo stesso, perché comunque quella linea è nata da te, da voi, viene da lì... Dovete in ogni caso esserne fieri. In ogni caso! Dovreste essere curiosi, voi genitori. Molto curiosi dei figli. Dovreste morire dalla curiosità di vedere dove diavolo andrà a finire, quella linea spezzata che è partita da voi, e che si spezzerà ancora decine di volte nei secoli, con i figli dei vostri figli e i figli dei loro figli. Decine di volte! Invece siete sempre così scontenti... Così incontentabili. Siete così privi di curiosità, voi genitori... Sembra che conosciate già tutto, che sappiate al millesimo che fine farà ogni cosa, ogni figlio... Non vi lasciate sorprendere. Non prevedere neanche la possibilità di una sorpresa. Peccato. Vi private di una grande felicità."

Forse il solo proposito che voglio davvero provare a vivere, in questo nuovo anno, è proprio questo.
La curiosità di vedere che direzione prenderanno le linee spezzate che riempiono il mio cuore.
La fiducia nella sorpresa che ci regaleranno nel loro andare.
Inizio da qui. 




Gratitudine

Gratitudine è sentire il proprio cuore cambiare peso specifico. In un secondo. Grazie a cinque lettere nel mittente.
Gratitudine è comprendere come questo amore non ha bisogno di domande. L'abbraccio ritrovato risponde a tutti i perché.
Gratitudine è piangere di gioia e non smettere di sorridere.
Ti ho atteso a lungo. Mi sono preoccupata, per te. Mi sono arrabbiata, con te.
Mi hai ferita come nessun altro ha fatto, non fidandoti della mia capacità di accogliere ogni tua scelta.
Però ora sei tornato.
E solo questo conta.
Ho ritrovato mio fratello il giorno dopo Natale. E lui si chiama Jesùs! E se dovesse avere ancora bisogno di silenzio e lontananza, spero abbia compreso che può dirlo. Lo aspetterò.
Gratitudine è la felicità di riaverti con me.
Non mancarmi più così tanto.

Verso la fine dell'anno

Il regalo inaspettato di alcune ore di vacanza. Ogni tanto una gioia piccola e luminosa.
Una sera di quiete, con la casa quasi pronta per il Natale e il silenzio riempito solo dal respiro dei sonni che amo.
L'attesa di giorni che si sanno complicati, forse ostili, certamente faticosi oltre ogni dire. E la certezza che non si è soli, che si è stretti in un abbraccio caldo e protettivo.
La Provvidenza. Sempre. Che ha nomi precisi che amo dire.

I nomi che diamo alle cose

Parole ricercate, come sempre, di un'eleganza che rischia di non rendere giustizia alla storia che, a differenza della sua prima prova con la narrativa per adulti, questa volta c'è ed è coinvolgente.
La Masini chiede la lentezza. Richiesta difficile da soddisfare, ma vale la pena di provarci.
Sarà che in questo libro mette qualcosa che le appartiene molto, raccontando di una scrittrice per l'infanzia. Sarà che oltre all'amore per le parole, che caratterizza ogni suo lavoro, qui si trova anche l'amore per i personaggi e i luoghi narrati.
Amo incondizionatamente l'autrice per bambini. E penso sia un peccato che tanti genitori si perdano la possibilità di condividere con i propri figli il mondo in cui Beatrice Masini concede di entrare con i suoi libri (primo fra tutti, per me, "L'estate gigante")
"I nomi che diamo alle cose" ' un libro da svelare lentamente per riuscire a coglierne le tante ombre che nascono dalla tanta luce del libro.

Il giorno del Ringraziamento

Da alcuni anni ho un quadernetto dove annoto, ogni giorno, un accadimento, una presenza, una parola, un gesto, per cui ringraziare la giornata appena trascorsa.
Alcuni giorni non è facile trovarne una. In quei giorni annoto i nomi di chi amo. E non è poco!
Oggi è l'occasione per dire un grazie più meditato.
Grazie a te
Perché mi hai dimostrato che nonostante tutti i nostri tentativi di distruggerlo, il nostro amore basta a se stesso e continua a regalarci il miracolo che siamo.
Grazie ad A e F
Perché hanno regalato alla nostra famiglia la gioia del loro stupore, la scoperta del loro essere altro da noi pur essendo parte dei nostri cuori. Perché in loro ci riconosciamo. Perché chiedono di imparare forme d'amore che non avremmo mai conosciuto senza di loro.
Ai miei genitori
Perché mi amano. Perché non sempre sento questo amore come una libertà, ma sempre ho saputo di potervi contare.
Alla mia nonna
Perché sei nel profumo delle torte che preparo per la mia famiglia. E perché mi manchi tanto.
Alle amiche
Quelle che rivedo con gioia dopo tanto tempo e sembra sia stato solo ieri.
Quella che ho incontrato da grande e mi stupisce per la cura con cui mi vuole bene.
Quelle che mi hanno insegnato a dire "ti voglio bene" a un'amica.
Quelle che incontro per caso, di corsa, e riescono sempre a dire la parola giusta per farmi sorridere.
Agli amici
Quelli che sono stati un po' fidanzati; quelli che avrei voluto fossero un po' fidanzati; quello che mi ha dato il primo bacio e quello che non mi ha baciato mai.
Quello che ha lo sguardo lieve sul mondo che talvolta mi manca.
Quelli che pensavo amici e invece, forse, loro no...
Alle parole
Lette, ascoltate, pronunciate, taciute.
Ai cieli pieni di nuvole.
A Dio.

Sul mio comodino

Leggere in parallelo Pamuk e Hardy. Lo sguardo lieve amorevole sul mondo e le tenebre anche dove dovrebbe esservi gioia. Forse la felicità è adesso. Basterebbe saperla scorgere. Forse.
Di certo alcuni libri non finiscono quando si chiudono.

Buio a mezzogiorno

Capitano giorni di buio a mezzogiorno.
Capitano giorni che si vorrebbero attraversare dormendo un sonno senza sogni e senza fine.
Capitano giorni in cui tutto va come non dovrebbe andare; giorni che infrangono le speranze, per quanto faticose; che cancellano i progetti, per quanto complicati.
Capitano giorni che ti mettono spalle al muro, senza nemmeno la forza di cercare lacrime a sfogare l'amarezza, la delusione, il senso indescrivibile di impotenza. E di rabbia.
Capitano.
E non passano. Almeno così sembra: non vogliono passare.
Capitano giorni che sembrano senza speranza alcuna e che poi uno spiraglio per un respiro di minuscola, grandissima gioia lo lasciano passare.
Allora chiedo un bacio a mio marito e, forse, la mia voce non è quella di sempre, perché A, con la sua capacità di vedere oltre il reale e il qui, mi chiede se sono triste. Le mento per tranquillizzarla e lei sta al gioco. E poi mi abbraccia. Lei, così parca nel mostrare il suo enorme fragilissimo cuore.
Allora vado a sfinirmi ai colloqui con i prof. di F e mi commuovo. Perché i suoi voti sono poca cosa rispetto a quello che di lui mi raccontano tutti, compresa la prof di matematica che ha sempre sottolineato le imperfezioni, di F, e mai il suo modo di essere.
Capitano giorni che non vorrei. Che non voglio, ma ai quali non posso sottrarmi.
E questo stesso giorno che ho odiato e che mi ha ferito mentre già sono terra mi porta una consolazione ancora una volta data dall'amore di chi ho accanto.
Non basta a salvare questo giorno.
Basta a non lasciarlo andare.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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