Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 9

In realtà la tentazione è il silenzio o il cercare sfogo in una lamentazione autodistruttiva.
Forse, però, in qualche angolino nascosto di non so quale posto dentro di me, una labile traccia di ottimismo a oltranza è rimasta (e non so dire se sia una condanna o la mia salvezza). Così ci provo.
Nulla da dire se non che vorrei riprendere questi piccoli esercizi di felicità quotidiana, anche se non trovo ragione al mio camminare, al mio faticare.
L'altro giorno ho camminato velocemente con la musica nelle orecchie e il pensare si è ripulito. Almeno per un po'.
Ho dato una disciplina insolitamente ferrea alla scansione temporale delle mie giornate.
Leggo disperatamente libri che mi consentano di divorare parole che salvano e, proprio per questo, sabato parteciperò a un corso che tra i libri mi farà perdere e ritrovare.
Mi punisco, un po', lievemente, offrendo il mio piccolo sacrificio per altri che faticano più di me e che amo più di quanto non ami me stessa.
Prego. Con la disperazione di chi non si sente ascoltata ma confida in un Amore che sa.
Mi regalo fiori e "fingo" sia qualcun altro a regalarmeli. Un po' di altrove, e di sogno, devo conservarlo: ne va davvero della mia salute mentale.
Non comprendo il senso di tutto questo. Non vedo la luce, in fondo al mio cammino. Spero solo di imparare ad affrontare tutto, che mi sembra troppo, con le spalle dritte e lo sguardo chiaro.
Mi sembra troppo. Ma non mi è dato di scegliere.

Buona Pasqua

Anche la Tua porta era chiusa.
Chiedo. Busso. Nessuno risponde. Nessuno apre. È il Tuo silenzio nel mio vuoto e inutile pensare e pregare.
Continuo a credere di essere io: a non sentire, a non saper chiedere.
Sono ferita da un Amore che non so.
E sono ferita dagli Amori che non so nutrire.
Cerco un silenzio che porti pace. Trovo un silenzio pesante di tutto il non detto.
Ho sogni che altri vivono.
Ho desideri che altri compiono.
Ho i tulipani che ho comperato per fingere colore. Ho un biglietto identico a quello dello scorso anno e a quello prima ancora. Ho mancanza e vuoto e buio. E il consueto senso di colpa per la mia poca accoglienza.
Nemmeno il coraggio della dissolvenza. O della menzogna, almeno.
Io. Il mio castigo più grande.
 

Quando non ci sei, la nostra casa è più in ordine e i miei occhi si posano sereni sui cuscini ben sprimacciati, sui tappeti liberi da cavi volanti, sul piano di lavoro della cucina pulita da farina e briciole.
Quando non ci sei, la nostra casa è in ordine. Non così il mio cuore e i miei pensieri, che trovano ordine e riposo quando ci sei.

Disinstallatemi il sesto senso

Si vorrebbe tornare a casa e trovare il nido che accoglie, protegge, e risolve, ma se il nido lo si è costruito con amore e volontà, tocca più spesso ai costruttori accogliere, proteggere e risolvere.
Ecco.
Ieri sera è andata così. Ho ricevuto in dono una confidenza fragile e preziosa e spero di averla saputa accogliere con la voce e il gesto giusto. So di essere stata sincera, ma non so se sia abbastanza.
Inizia una strada nuova e non sarà una strada facile, perché poter essere solo testimoni delle inevitabili fatiche di chi ami, non è facile.
Qui non c'è nulla da risolvere, ma da proteggere e accogliere sì. C'è da trovare l'abbraccio e il coraggio dell'orgoglio di un amore senza confini.
Per questo ti ringrazio. Perché ieri mi hai affidato il tuo cuore.
Spero che fra tutte le parole che ci siamo scambiati, tu ricorderai che in un angolino di questo tuo cuore speciale, io vedo il suo sguardo lieve sul mondo (dono che in pochi hanno) che ti sosterrà sempre.
Ti voglio bene.

La giornata della felicità mi ha trovata con un senso di angoscia che mi chiude lo stomaco.
Apparentemente senza motivo, in realtà devo ringraziare le antenne che non si abbassano mai e che mi fanno cogliere anche quello che non vorrei. Ora si tratta di capire se fare come sempre e andare avanti sapendo che prima o poi arriverà il momento di affrontare tutto, oppure andare all'assalto e vedere cosa succede.
Per il momento vorrei solo che la mia mente riuscisse a essere abbastanza occupata da non lasciarmi il tempo di pensare.
Non sarebbe stato diverso se avessi avuto il coraggio di chiamare per nome i miei desideri e di provare a seguirne il richiamo. Non sarebbe stato diverso, solo avrei avuto un po' più di distanza fra le mie fatiche e le fatiche che saranno mie pur non avendole scelte.
Per il momento vorrei che accadesse un miracolo piccolo e risolvesse tutto.
Uno solo.

Neve

Dove vivo, la neve cade e non si ferma. 
Insegna a gioire del momento, della speranza che questa volta sarà diverso. 
S'impara l'attesa e la disillusione. 
Resta, ogni volta, lo stupore della felicità per questi fiocchi di passaggio.

La felicità di Virgina Woolf

Le letture del mio ultimo anno sono state accompagnate dai diari di Virgina Woolf, letti lentamente, tra un libro e l'altro, per trovarne il ritmo quotidiano e, talvolta, far coincidere i suoi giorni con i miei.
Non ho mai pienamente condiviso la lettura della Woolf alla luce della sua malattia mentale. Tra le righe dei suoi romanzi, nella sapiente e unica scelta delle parole, nei ritratti delle donne che vivono i suoi libri, ho sempre scorto una vitalità che nella più diffusa critica letteraria viene spesso dimenticata.
Nei diari ho trovato la civetteria, le preoccupazioni quotidiane per la gestione casalinga, la curiosità verso gli altri, l'amore per il marito e per altre donne; ho trovato il timore di non piacere, di non essere all'altezza e la consapevolezza del proprio talento; ho trovato le contraddizioni, le nuvole anche nei cieli più azzurri; la speranza e lo sconforto.
Ho trovato una donna come siamo in tante, ma soprattutto una donna che sapeva essere felice come si può esserlo: a scintille che si spengono in fretta proprio per poterle desiderare ancora.
Ecco perché oggi, nel giorno che ricorda la sua nascita, è questo pensiero che voglio dedicarle.
Per tutte le parole che mi ha regalato, per l'ammirazione che le porto da sempre, per la comunanza femminile e femminista, per averla incontrata all'inizio di un percorso che da lei mi ha portata a Joyce e poi alla Lispector; perché la leggo e il mio cuore inizia a battere seguendone la punteggiatura. Per queste ragioni e per altre, troppo intime per essere lasciate qui, so che Virgina Woolf ha conosciuto e vissuto la felicità.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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