La felicità di Virgina Woolf

Le letture del mio ultimo anno sono state accompagnate dai diari di Virgina Woolf, letti lentamente, tra un libro e l'altro, per trovarne il ritmo quotidiano e, talvolta, far coincidere i suoi giorni con i miei.
Non ho mai pienamente condiviso la lettura della Woolf alla luce della sua malattia mentale. Tra le righe dei suoi romanzi, nella sapiente e unica scelta delle parole, nei ritratti delle donne che vivono i suoi libri, ho sempre scorto una vitalità che nella più diffusa critica letteraria viene spesso dimenticata.
Nei diari ho trovato la civetteria, le preoccupazioni quotidiane per la gestione casalinga, la curiosità verso gli altri, l'amore per il marito e per altre donne; ho trovato il timore di non piacere, di non essere all'altezza e la consapevolezza del proprio talento; ho trovato le contraddizioni, le nuvole anche nei cieli più azzurri; la speranza e lo sconforto.
Ho trovato una donna come siamo in tante, ma soprattutto una donna che sapeva essere felice come si può esserlo: a scintille che si spengono in fretta proprio per poterle desiderare ancora.
Ecco perché oggi, nel giorno che ricorda la sua nascita, è questo pensiero che voglio dedicarle.
Per tutte le parole che mi ha regalato, per l'ammirazione che le porto da sempre, per la comunanza femminile e femminista, per averla incontrata all'inizio di un percorso che da lei mi ha portata a Joyce e poi alla Lispector; perché la leggo e il mio cuore inizia a battere seguendone la punteggiatura. Per queste ragioni e per altre, troppo intime per essere lasciate qui, so che Virgina Woolf ha conosciuto e vissuto la felicità.

Desiderio di pioggia

Desidero un giorno di pioggia.

Un giorno di pozzanghere da saltare e vetri decorati dalle gocce che li rigano.
Di corse sotto l'acqua perché l'ombrello è all'asciutto.
Desidero un giorno di pioggia, il rumore sul tetto prima di dormire ad accompagnare nel sonno, o prima di alzarmi per poter rubare ancora un po' di calore prima di iniziare la giornata.
Un giorno in cui non ci si può sentire soli, perché il profumo della pioggia riempie i ricordi e il suono riempie i silenzi.
Stamattina mi sono svegliata desiderando la pioggia e invece, quando il buio se n'è andato, il cielo era più azzurro che mai: bellissimo. Tanto bello da farmi sentire un po' in colpa per il mio desiderio.
Cosa mi fa amare tanto i giorni di pioggia? Perché non riesco a coglierne la tristezza che vedono in tanti?
"Piove, e se piovesse per sempre, sarebbe questa tua carezza lunga..." (P.Cappello)
Ecco.
Forse il desiderio è una carezza.

Amore, paura e io

E se per amarmi con tutta la pazienza necessaria, con tutta la dolcezza necessaria, dovesse aver bisogno di amare un'altra? Un'altra che non chieda presenza, rassicurazione, impegno. Un'altra che usi le parole come le usa lui, come le sente lui. Una che ascolti la musica con il midollo e il cervello e trovi corrispondenze che possono condividere e che a me non sono concesse. Una donna complicata in modo differente dal mio. Una donna che disegni per lui l'altrove che io non so essere.
Se per amarmi avesse bisogno di questa presenza, lo vorrei sapere? No. Ho già sperimentato la conoscenza a tutti i costi e conosco bene il dolore e le ferite che lascia e non se ne vanno.
Allora provo a non cercare a non sentire a non vedere. Mi concentro sul silenzio che non riesce a riempirmi come vorrei.
Credo di non essere la compagna che dovrei, ammesso ci sia un modo giusto per essere la compagna giusta.
Mai come in questo periodo l'amore è provare a cercare accoglienza senza domande.

Poi c'è A.
Che riempie il mio cuore, i miei pensieri, i miei gesti di un'impotenza feroce che provo ad accogliere senza combattere.
A., che sembra non muoversi, non dire, non fare, non essere. Che sembra voler cancellare se stessa nel modo che le sembra più facile e invece è doloroso come nient'altro.
Credo di non essere la madre che dovrei, ammesso ci sia un modo giusto per essere madri.
Mai come in questo periodo l'amore è fatica.

E poi lui, che trascuriamo perché la sua strada sembra saperla cercare anche da solo. Lui che diamo per scontato nei risultati, nelle capacità di stare in piedi. Lui che nota ogni sfumatura nei miei occhi e me la mette davanti senza pietà ma con dolcezza.
Credo di non essere la madre che dovrei, ammesso ci sia un modo giusto per essere madri.
Mai come in questo periodo l'amore è fare un passo indietro e trattenere un abbraccio.

L'amore dei nostri giorni è un amore un po' asmatico, come il mio respiro incerto. Annaspiamo e io ho paura. Mai avuta tanta... Vorrei solo che un abbraccio ci chiudesse tutti in un cerchio sicuro. Invece siamo fragili e in equilibrio provvisorio.
L'anno si chiude così. Con un magone che non lascia dormire e che di giorno si tiene a bada con gesti piccoli e continui a riempire le ore e i pensieri.
Ho paura anche a sperare in un anno migliore.
Mi affido alla Provvidenza, perché la mia mano, da sola, non sa.

Leggendo, rubando, condividendo. Piccoli esercizi di felicità 9

Sono così contenta di aver imparato a leggere! Perché posso inciampare in parole che raccontano, meglio delle mie, il mio sentire e il mio vivere.

"Io sono fortunata, e lo so benissimo: anche se spesso scrivo di malinconie, rabbie, rimpianti, rimorsi e dolori veri e propri, se morissi domani non potrei certo lamentarmi, e ci penso spesso, perchè cose magnifiche, nella mia vita, ne ho avute di continuo. E le ho apprezzate davvero. Ma i regali veri sono più rari delle cose magnifiche, perchè molte di quelle le ho pagate col mio sangue, ho sudato anche io per costruirle. I regali gratuiti, che non lasciano in bocca il sapore della polvere, che non lasciano cicatrici, non ti scrivono che ti hanno percepito turbata. Ti sollevano dal turbamento. O ti ci portano attraverso, ma tenendoti stretta forte, e arrivati dall'altra parte non chiedono neanche un grazie." (http://auleintempesta.blogspot.it/2017/12/i-regali.html)

Buon Natale

Ho solo il silenzio per la fatica che sta riempiendo i miei giorni. E la sensazione di impotenza e inutilità.
Sembro non avere armi, non servire. Sono disarmata e inutile.
Troppo tempo che siamo privi di giorni da dimenticare, di quelli che scivolano via senza lasciare traccia. Troppo tempo che i giorni sono tutti salite da percorrere senza nemmeno vedere la meta, lassù.
E' quasi Natale. Spero mi porti un miracolo piccolo e nemmeno troppo prezioso. Spero mi porti la capacità di vederlo, perché temo di aver perso anche quella.

A.

Vorrei dirti parole che volessi ascoltare.
Vorrei fossero parole non per farti piacere, ma per farti sentire compresa.
Vorrei fossero parole che abbracciano e vorrei sentirti sciogliere nel loro abbraccio.
Invece quando ti abbraccio, anche senza parole, sembri a disagio, rigida e con il solo desiderio di liberarti di quell'abbraccio. E le mie braccia si riempiono di gelo e il cuore, per un attimo che dura anche ora, se ci penso, si ferma.
Vorrei saper tacere del silenzio che vorresti.
Vorrei sapere quel tacere, non per farti sentire sola, spiegata malamente, raccontata malamente; ma un tacere che ti facesse sentire accolta e, ancora, compresa.
Perché l'impossibilità  di comprendere quello che pensi, come lo pensi, come ti racconti è il mistero doloroso che stiamo vivendo.
Guardarti mentre ti perdi è un dolore che sopporterei senza fiatare, se sapessi che ti porta alla luce.
Guardarti da lontano è un dolore che sopporterei senza respirare, se sapessi che ti porta a casa.
Le mie braccia sono spalancate, le mie labbra chiuse, il mio cuore in disparte.
Sono qui. Ti aspetto. Sempre

Che non finisse mai quel dondolio

Tu non ricordi
ma in un tempo
così lontano che non sembra stato
ci siamo dondolati
su un'altalena sola

Che non finisse mai quel dondolio
fu l'unica preghiera in senso stretto
che in tutta la mia vita
io abbia levato al cielo

(M.Mari)

Se non ci fosse la poesia, la mia voce non troverebbe suono.
Se non ci fossero le parole scritte da altri per me, la mia voce non sarebbe.
La mia voce è silenzio che parla con parole d'altri.
Ogni ferita è più lunga a guarire.
Ogni silenzio più difficile da tacere.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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