Piccoli esercizi di felicità. 8

La nebbia ad ammorbidire i profili, le mani fredde e i termosifoni per la prima volta caldi.
Raccogliere una paura e farla propria per alleggerire quella di chi te l'ha affidata.
Il pensiero di un sorriso che ti pensa.
Il sorriso che nasce prima di poterlo fermare.
Venerdì di minuscole promesse: la pigrizia, una coperta, le voci dei miei figli, un libro, tu.


Sono arrabbiata con te

Sono arrabbiata con te.
Per la volta che ti ho chiesto di offrirmi una merenda e hai finto di non avere spicci per pagare, così abbiamo diviso la spesa (lo so che hai finto: poi ho guardato nel tuo portafogli).
Perché mi hai negato senza dire mai un no chiaro, il mio desiderio di avere un terzo figlio.
Perché poi, quando la terza gravidanza è arrivata, inaspettata, mi hai accusata di averti ingannato e mi hai lasciata sola di una solitudine che non immaginavo nemmeno esistesse.
Perché ho perso il nostro terzo figlio. E non riesco a non pensare che sia accaduto perché ha sentito il tuo rifiuto e la mia solitudine.
Perché mi hai tradita per primo e hai lasciato che ti tradissi anche quando avevo chiesto il tuo aiuto.
Perché di questo dolore avrei avuto bisogno di parlare e capire e invece tu hai chiesto silenzio e io ho taciuto. Perché non mi hai mai chiesto scusa e invece quando ti ho ferito io, mi hai vomitato addosso tutta la tua rabbia e il tuo dolore.
Perché ho chiesto due giorni per noi quattro e hai detto di no.
Perché non sono capace di fare da sola, senza di te, le cose desidero per noi.
Perché i muri della nostra camera hanno bisogno di essere ripuliti a fondo, prometti di farlo  e non fai e non lasci che chiami qualcuno a farlo.
Perché non sono capace di chiamare qualcuno che lo faccia al posto tuo.
Perché in questi anni non hai mai chiesto dove trovassi le risorse per i corsi di danza, di nuoto, di musica, per le scarpe dei ragazzi, i loro abiti, le bollette di casa, l'assicurazione dell'auto. Ma sottolinei spesso che la spesa la paghi tu.
Perché nascondi la tua tirchieria vestendola di premura e attenzione per il nostro futuro e neghi un presente che c'è, adesso, perdendo occasioni di tempo prezioso che non ci verrà reso. I ragazzi crescono in fretta, così in fretta...
Perché la tua parsimonia sta contagiando i tuoi sentimenti; che non manifesti quasi mai con gesti piccoli, inaspettati, che ho chiesto fino a perdere la voce. Tanto che la rosa di qualche giorno fa, mi è parsa quasi un miracolo. Non è ancora appassita: forse è davvero un miracolo
Perché non mi regali quello che desidero ma quello che pensi dovrei desiderare.
Per le parole che mi hai urlato in auto e che non riesco a dimenticare.
Perché c'è stato un tempo in cui hai provato a dirmi che sono cattiva e antipatica e a giustificare così il mio senso di solitudine. E adesso provi a dirmi che sono io ad avere una visione negativa, cupa, del mondo e dell'esistenza, lasciando perplessi quanti ti ascoltano: perché hai anche la premura di dirlo quando non siamo soli.
Perché con tutto quello che siamo riusciti a superare in questo ultimo anno, la scorsa estate sei riuscito a preoccupare molto tua sorella e a coinvolgermi nel più imbarazzante momento che abbia vissuto, quando lei, per affetto, mi ha offerto il suo aiuto, economico, in seguito alla tua catastrofica previsione del nostro avvenire.
Sono arrabbiata con te.
E sono arrabbiata con me.
Perché ho rinunciato a dire e a lottare e ti amo per quello che sei.
Perché ho rinunciato a lottare ma non so smettere di sentirmi ferita.
E' una strada lunga. La cammino tenendoti per mano, perché senza la tua mano cadrei.
Sono arrabbiata con te. Perché ti amo.



Da lontano. Sempre vicino

Non bastano i pochi giorni passati. Il silenzio resterà sempre e la parola mancherà sempre.


Da lontano. Pierluigi Cappello

Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie 
di silenzio,
e non c'è più posto per le parole,
e a poco a poco si raddensa una dolcezza 
intorno
come una perla intorno al singolo grano 
di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo 
un nome amato
per comporre la sua figura; allora 
la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato 
un pane caldo, spezzato.



Resto qui.

Come ci si sente a leggere messaggi colmi di stima e di affetto dedicati a te e destinati al mondo?
Non saprò mai cosa voglia dire riceverne uno. So che a leggerli, per quanto lucidamente si sappia della falsità del linguaggio social, una puntina di mancanza (e d'invidia) in fondo al cuore si sente.
Perché invece noi ascoltiamo sempre i propositi che ci vedono lontani da te. Non vedi l'ora di andartene, di vivere da sola, di allontanarti il più possibile da noi.
Fa male. Un male che non ha giustificazione. Un male per il quale non so trovare le radici e nemmeno la cura.
Mi sento rifiutata da chi amo di più al mondo. 
Mi sento come una zavorra al tuo presente e al tuo futuro. 
Nessun gesto d'affetto che non sia dettato dalla disperazione di un momento e che subito viene ricacciato indietro, nel buoi più ostinato, quando la disperazione viene consolata da una carezza, da un sorriso, da una risata.
Nessuna parola che abbracci il cuore. Nessun abbraccio. Nemmeno di buona educazione.
Inizio a non credere più che questa lontananza sia dovuta all'età, a un momento. Continuo a credere sia colpa mia, ma non so davvero quando sia iniziata tutta questa colpa e non riesco a trovare, nella borsa che mi porto dentro, gli strumenti per rimediarvi.
Così fingo. Mi racconto e racconto che la tua è una corazza a una incredibile sensibilità. Mi racconto e racconto che tu stessa, non so perché, ti neghi una tenerezza che vorresti condividere.
Ma mento, credo. E non so per quanto crederò ancora alla mia menzogna. 
Mi manchi infinitamente. Ma resto qui e continuo a rubarti una carezza mentre dormi e mi sorridi.
Resto qui e continuo a ripetere che ti voglio bene.
Resto qui e continuo a stressarti i giorni brontolando come solo io so fare.
Resto qui e non ti mollo.
Mi fai male, ma resto qui.
Potrai sentirti sola e saprai che ci sono.
Potrai piangere e saprai che ci sono.
Potrai ridere e se vorrai ci sarò
Potrai innamorarti, tradire, gioire e fallire. Se vorrai io ci sarò.
Io ci sono.
Ti cerco.
Ti aspetto.


Veleno

So di essere ancora intossicata dal veleno cattivo che mi hanno somministrato con accurata consapevolezza per anni, quando devo anche solo attraverso una tastiera, sfiorare le loro giornate.
Le mie mani tremano ancora, non come allora, ma ancora.
Il mio cuore batte ancora troppo forte per poter respirare. Non come allora, ma ancora troppo forte.
So di essere ancora in pericolo quando ricevo risposte elusive o che sottintendono una mia malafede: perché la cattiveria e la malafede sono in chi guarda, in chi ascolta.
So di essere ancora intossicata quando sogno incubi che mi riportano a giorni ancora troppo prossimi per essere passato.
Non so quando e se finirà.
E sono stanca.

Esercizi di piccola felicità. 7

Primo giorno di liceo.
"Mi accompagni a scuola? Fino al cancello? Almeno il primo giorno..."
Sarà l'ultima volta che me lo chiedi?
Conservo questa mattina tra i ricordi più cari.

Aspetto

Capita di aspettare una voce, una riga scritta, un gesto, un abbraccio.
Io aspetto tutto, sempre.
Aspetto esercitando la pazienza, talvolta il rancore, altre la tristezza della mancanza, a volte il desiderio.
Aspetto e ascolto.
Il silenzio di chi non si fa trovare, di chi non arriva, di chi non prova a rompere il mio, di silenzio.
Aspetto e non spero, perché sperare fa male anche alle attese più piccole.
Aspetto e non spero più.
Aspetto che torni la speranza dell'attesa.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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