Fine

Macabea può permettersi di fermarsi, di smettere di resistere, di scendere e di sparire. E lo farà.
Io no, non posso; ma senza Macabea questo posto non ha più senso.
Un altro mucchietto di parole lasciate nell'immensa discarica della rete...

P.s. Caro Jesùs,
tra poco sarà il tu compleanno e ti chiedo un regalo.
Fammi sapere che ci sarai ancora, nei miei giorni. Nei miei pensieri ci sei sempre.
Ti voglio bene.
Paola

Fine

Macabea può permettersi di fermarsi, di smettere di resistere, di scendere e di sparire. E lo farà.
Io no, non posso; ma senza Macabea questo posto non ha più senso.
Un altro mucchietto di parole lasciate nell'immensa discarica della rete...

P.s. Caro Jesùs,
tra poco sarà il tu compleanno e ti chiedo un regalo.
Fammi sapere che ci sarai ancora, nei miei giorni. Nei miei pensieri ci sei sempre.
Ti voglio bene.
Paola

Azzorre

Eppure questo potrebbe essere uno dei miei giorni preferiti.
Pioggia e temporali che hanno accompagnato i miei sogni, belli, fatti mano nella mano con una ragazzina timorosa.
Pioggia e temporali anche la mattina. Mattina grigia e un po' buia, fresca. Ideale da lasciar passare leggendo, sotto una coperta leggera, con la finestra aperta a sentire il profumo e il rumore della pioggia.
Invece aspetto che questo giorno possa finire presto.
Aspetto di chiudere gli occhi perché i miei sogni, da un po', sono spesso più belli dei miei giorni.
Aspetto di chiedere aiuto alla mia innata capacità di rimozione per rivolgere il mio pensare a pensieri leggeri e belli e un po' inutili e leggeri e belli proprio per questo.
Nel mentre resisto.
Ma ultimamente la resistenza sta prendeno la forma di un progetto di "fuga".
Necessità di trovare dove si è nascosto il coraggio per farlo. E farlo bene.
Fuga che non deve essere un fuggire ma un cambiare verso quell'altrove che mi consenta di trovare il mio mare e la mia isola: e che non sia deserta!
Se non ricorderò dove ho nascosto il coraggio e la dove la capacità di farlo, allora sarà tristezza faticosa da reggere. E non ne ho voglia.
Ho voglia di essere contenta, di volermi bene per volerne a chi amo. Ho voglia di dimenticare i pensieri sterili e i mal di testa che portano con sè.
Ho voglia di trovare qui le mie Azzorre e coltivare qui le mie ortensie.

La principessa che credeva nelle favole

"-Ci vogliono sia il sole sia la pioggia per fare un arcobaleno- spiegò Dolly. -Tenetelo sempre a mente.-"
Ecco un buon vademecum. Una di quelle frasette da scrivere su un foglio e portare sempre con sè.
Il libro non l'ho ancora finito di leggere e non so dove mi porterà e cosa mi lascerà.
Però mi piace come culla il cuore senza indulgere in una tenerezza illusoria.
E mi piace che in ogni pagina l'indicazione sottintesa è di avere il coraggio di fidarsi di noi stessi, di volersi bene, di credere che le favole esistono ma non per forza finiscono come ci si era immaginato.
E mi chiedo.
Lo leggono solo le donne che non hanno paura di sembrare un po' ingenue? Mi piacerebbe sapere se un uomo lo ha letto. Ancora di più se esiste un uomo che lo ha comperato e poi, dopo averlo letto, consigliato a un'amica, una compagna, una figlia.
"-Ci vogliono sia il sole sia la pioggia per fare un arcobaleno- spiegò Dolly. -Tenetelo sempre a mente.-"

La principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi del proprio principe azzurro. 
Marcia Grad Powers.
Ed. Pickwick

E poi

E poi all'improvviso si capisce.
Di aver finito. Di potersi nuovamente ritirare lì dove nessuno ci vede. Di tornare trasparenti.
E di averne paura.
Una parola, un sorriso e una battuta. Con la naturalezza di chi ha un codice linguistico che si capisce non potrà mai essere il nostro.
E allora tutto si fa chiaro. E buio. Perché fa male.
Torna la paura che è sempre stata lì.
Ho nascosto per un tempo bello, bellissimo, quello che in realtà non è mai cambiato.
Ho provato. Non ne sono capace.
C'è qualcosa, in me, che allontana.
E poi la paura più grande.
Di essere contagiosa.

Respiro

Capita si sentirsi al buio. E di non riuscire ad accendere la luce.
Capita di avere giorni pieni che si vorrebbe non finissero. E di sentirne invece il conto alla rovescia.
Capita di cercare destinazioni. Altrove. E di non trovarle.
Capita di sentirsi fermi. Come se il terreno sotto i piedi trattenesse le caviglie.
Succede. E si lascia che passi.
Ma non passa. Resta lì. Ci si dimentica per un po' del buio e dell'impossibilità di fare passi liberi.
Ho il timore di invecchiare immobile e la consapevolezza che molto probabilmente finirà così.
E non riesco a respirare come vorrei.

Pensieri sparsi.

Di ragazzini confusi.
Di ragazzini bellissimi nella loro confusione.
E di genitori che non si rendono conto: della consusione; della bellezza.
Di cicli che si chiudono.
Con malinconica tenerezza e un magone al centro del cuore.
Di cicli che si apriranno.
Con timida tenerezza e un magone al centro del cuore.
Di insofferenze antipatiche e inevitabili.
Di barcarole colorate e circumnavigazioni.
Di poesie per caso.
Di libri letti a voce alta e risate condivise anche se non sempre reciprocamente comprese.
Di vecchi film.
Del bellissimo sorriso di Robert Redoford.
Del profumo d'estate.
Di attesa e chiacchiere e risate e lacrime dolci.
E di 150 tovaglioli piegati intorno a posate trasparenti.
Di tutto e di tanto.
Di fuori di qui.
Di qui dentro.
Di cuori e di mani.
Di tosse e fatica.
Di parole e sogni e desideri e rivoluzioni.
Di quotidiano e di avvenire.
Di te.
E anche di te.
E di te.
E di te.
E di ciascun incontro che non è casuale e si sente, e lo si vorrebbe fermare nel cuore e nei giorni, come zavorra buona e indispensabile al cammino.
Di cene preparate di corsa.
Di "cante" a volte mosce a volte un po' troppo ridanciane e quasi mai appropriate.
Di tutto e di niente.
Di tutto e di tanto.
Pensieri sparsi e confusi.

Un anno.

"Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita.
Guarda, s'accende una luce. Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch'io. Ma non conta. Perché la vita non muore."
(O.Fallaci)

Una parte del mio corpo è ancora vuota. Inconsolabilmente vuota.
Una parte del mio cuore è ancora ferma. Inconsolabilmente ferma.
Una parte del mio pensare è  ancora assenza. Inconsolabilmente assenza.
Un pensiero per ogni giorno che è passato senza passare davvero.
Una lacrima per ogni pensiero che ho respirato.
Un sorriso faticoso nel guardare pance vive, bimbi tanto minuscoli da stare in una mano.
E nessun perché sufficientemente misericordioso da curare la ferita.

E chiedo scusa. Per l'egoismo del mio dolore.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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