Stagioni

Pensavo.
Delle stagioni non serbo ricordo.
Io, che amo il profumo della pioggia, i cieli mutevoli, il cambiare del viale, il primo giorno senza calze e quello del primo maglione, non ricordo se l'inverno appena passato, e che è tornato per un ultimo saluto, è stato particolarmente freddo, o mite; se la scorsa estate è stata faticosamente calda o di un piacevole tepore; se davvero le mezze stagioni non ci sono più.
Delle stagioni, di cui pure non potrei fare senza, non serbo ricordo. Forse perché le vivo nel presente; forse perché non le incornicio come foto di momenti da ricordare; non le attendo se non per come arrivano.
Forse perché sono il mio oggi, senza ieri e senza domani.
Fosse così anche per i pensieri. E il cuore.

Verde

Il verde sulle montagne si fa più nuovo.
Desidero, voglio, un uomo che mi ami a modo mio.
Che mi regali dei tulipani gialli senza una ragione; che mi lasci un bigliettino di buongiorno sotto la tazza della colazione; che ascolti i miei desideri e non resista alla tentazione di realizzarli.
Un amore che canti, per me. Che capisca i silenzi e le parole non dette; che sorrida pensandomi e rida sentendo che faccio lo stesso pensandolo.
Voglio un uomo che accolga le ostilità e le distanze e le trasformi in abbraccio rotondo.
Voglio un amore facile. Che scivoli sulla pelle come un pensiero leggero.
Lo voglio verde, come delle montagne che mi hanno stupita stamattina.
Voglio traboccare di stupore.
Voglio sentirmi sazia e affamata da tanta attenzione.
Voglio permettermi il coraggio dei desideri.
Voglio un amore verde.

Purity, Jonathan Franzen

Amo leggere Franzen anche per una ragione estetica: i suoi libri hanno molte pagine e richiedono tempo. Non sono i libri che porto nella borsa e leggo mentre attendo. Sono libri che mi aspettano sul comodino, o accanto alla mia poltrona preferita, a casa. 
Purity racconta di una famiglia inconsapevole e lo fa intrecciando più storie dentro la storia, facendo intuire il percorso dei protagonisti e poi sorprendendo con destini non prevedibili. Fornisce al lettore moltissimi indizi, ma poi lo porta a considerare ogni volta un diverso punto di vista.
Non saprei nemmeno dire chi è il protagonista della storia. Se la Purity del titolo, in balia di adulti confusi più di lei, o Andreas Wolf, il “Grande Fratello” alla ricerca di una purezza impossibile. Se Tom e Leila, che del giornalismo coerente hanno fatto la loro ragione d'essere, o la madre di Purity, che si cela al mondo nel desiderio di una moralità assoluta.
Tutti hanno modo di raccontare la propria storia, legata a quella degli altri. Tutti provano a migliorare un mondo che non gli piace. Tutti sbagliano, cadono, feriscono, si rialzano, ingannano altri e sé stessi; tutti escludono e coinvolgono; tutti cercano un appiglio per salvarsi.
Amo leggere Franzen perché racconta una storia prendendo e pretendendo tutto il tempo necessario. Perché tra le sue pagine si ritrova il romanzo ottocentesco. E perché scrive bene. Benissimo. Senza virtuosismi ma con la passione di chi le parole le ama, le conosce, le sceglie e le rispetta.
In questo suo ultimo libro, poi, mi è parso meno teso a dimostrare la propria intelligenza, il proprio talento di scrittore. E' un libro meno cinico, forse più disperato.
Ieri sera ne ho letto l'ultima pagina, ma il libro resterà ancora per un po' sul mio comodino.

Compleanno

Non ho ancora spalancato le imposte di questa casa che ancora odora di polvere e fatica.
Non ho lasciato che il sole scaldasse i muri, perché il sole non riesco a vederlo.
I miei giorni, qui e ovunque tenti di andare, sono notti prive di stelle.
Non posso muovermi in tanta oscurità.
Riesco solo a piangere il mio errore. E sono io.

Allora. Adesso.

Dopo tanto immobile silenzio, un gesto. Un abbraccio.
Ho pensato "ecco" e un nodo, benché minuscolo, pareva sciogliersi.
Non so cosa sia stato, poi.
Un movimento impercettibile del braccio, forse. Un respiro colto.
Come quando capii, allo stesso modo, che a Barcellona non eri solo; che a Madrid non lo saresti stato.
Ecco. Come allora.
E l'abbraccio si è tramutato in un addio non detto.
Allora ci son voluti anni perché il velo cadesse, davanti al quadro di Hopper che non riesco più a guardare.
Adesso? Aspetterò altri anni. Aspettare è la sola azione possibile, per me, ora.
Ma a differenza si allora, adesso so. E sento l'orologio che segna lo scadere del tempo.

Solo la poesia può

Non lasciarmi quando
arde la stella di mezzanotte,
quando fuori e in casa
tutto va bene come non mai.
Non per qualcosa e senza un perché
semplicemente e tra l'altro
lasciami quando provo dolore
vattene abbandonami del tutto.
Che si svuotino i cieli,
che diventino neri i boschi,
che prima di dormire
abbia una gran paura
di chiudere gli occhi.
Che l'angelo della morte
come al cinema
ora mi versi il veleno nel vino,
ora la vita mia mischiando
come un mazzo di carte
butti sul panno la carta di fiori.
E tu resta pure in disparte-
biancheggia come un ciliegio
alla finestra a non arrivandoci, ridi,
allungandomi la mano.
(Boris Ryzhij)


Pece

Ho scritto, e cancellato, troppe parole, per non sapere a chi indirizzarle.
Ho scritto, e cancellato, troppe parole, per non ascoltare, come risposta, il certo silenzio che i miei tentativi di dire ricevono in risposta.
Sapessi cancellare in ugual modo i miei pensieri, sarebbe già una speranza.
Nero come la pece, ciò che riempie il mio camminare in questi giorni che non desidero.
Nero come la pece il giorno che mi aspetta e quello dopo e quello dopo ancora.
Non vedo la strada. E cado. E vorrei non rialzarmi più.
Per questo, sono tornata? Perché il nero trovi spazio anche fuori di me e mi circondi, oltre a riempirmi?
State lontani, tutti.
Sono vischiosa, nera, brutta.
State lontani, tutti.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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