Silenzio

Il minuscolo cuore che batteva sotto il mio, si è spento.
Arrivato nel buio, cresciuto nel sogno, spento nel silenzio.
Il mio ventre ti è ancora culla. Culla che aspetta di tornare vuota e sterile.
Il mio corpo aveva parlato, il mio cervello lo aveva letto.
Il mio cuore voleva battere ancora con il tuo.
Oggi è la tristezza a riempirmi. Non più il sogno, non ancora l'accoglienza di questo disegno incomprensibile. Oggi.
Domani troverà un senso il tuo averci sfiorati, il tuo essere stato parte delle nostre speranze, dei nostri sorrisi, delle nostre giornate.
Ci hai regalato un abbraccio che non sapevamo nemmeno di saperci donare.
Domani passerà la tristezza e troveremo il tuo seme in qualche frutto che non pensavamo di poter conoscere.

Giovedì

La pioggia che sembra non smettere mai ha accompagnato una giornata faticosa che non so lasciar andare.
Ho il timore che nel buio prima del sonno arrivino i pensieri pesanti che oggi si sono trasformati in inutili parole di sfogo.
Mi sento sconfitta. Come quando non si hanno altre armi che la rabbia.
Ascolto la pioggia cercando di non sentirmi in colpa se il suo rumore sul tetto mi piace. E penso a chi questo stesso rumore lo sta ascoltando con ansia e timore.
Eppure uscirei, senza ombrello, per lasciarmi portare via tutto il peso di questa giornata da dimenticare.
Uscirei con scarpe pesanti per poter calpestare pozzanghere come fossero i miei pensieri da cancellare.
Uscirei sola, con il viso a guardare la strada e a non incrociare nessuno.
Non è tempo per fingere serenità, stasera. Ci proverò domani.
Uscirei. Ma resto qui.
Troverò la carezza del sonno che più amo guardare.
E chiuderò gli occhi per immaginare.
Alberi verdi di primavera bagnata intorno a una porta rossa.
Imposte aperte per sentire la pioggia sul vetro, sentirne il dolore e la compagnia.
Ascoltare il respiro che si fa lento e il battito del cuore a seguirne il ritmo.
Posare una mano sul ventre a dire spero che il tuo nido sia sicuro. A dire ti voglio bene.

10 settimane

Ora.
Che un minuscolo battito trova la strada sotto il battere del mio cuore, ne conosce il ritmo, la gioia incredula e i timori.
Ora.
Che ancora non riesco a dare confini a questo sì mai pronunciato che cresce dentro di me.
Ora.
Che la gioia, l'attesa, lo stupore iniziano a essere condivisi.
Ora che c'è stato il tempo di un sorriso, un abbraccio, una risata; il tempo per i castelli in aria e per parole che riportano con i piedi per terra.
Ora dovrei provare.
A raccontare quello che sento e che non comprendo.
Dovrei provare a superare il timore che a pronunciarne le parole, questo battito torni desiderio e sogno.
Ancora ho bisogno di tempo. Ancora ho bisogno di sentire che l'abbraccio che mi circonda è diventato rotondo.
E' paura. Timore per la tanta strada ancora da fare, per i tanti giorni ancora da contare.
E' l'incredulità per aver ricevuto un miracolo senza meritarlo.
E però come altro può essere un dono, se non inaspettato e immeritato?
Mi abbandono alla vita, alla natura. A Dio.
E aspetto.
Che arrivino i giorni di pensieri più limpidi e di gioia più leggera.

Dovrei

Dovrei.
Sentire l'attesa che si scioglie in sorpresa e incredulità.
Dovrei ricordare solo il cuore a mille e le mani che tremano.
Dovrei fermare l'attimo in cui l'inconsapevole certezza è diventata un sì.
Dovrei.
Invece il mio pensiero si è fermato.
Non ho pianto e non ho gioito.
Mi sono persa, immobile, in un silenzio che non sapevo e non so come riempire.
Il freddo insofferente del medico.
Il tuo silenzio che non mi aspettavo così duro.
Il nostro silenzio che non riesco a colmare.
Aspetto.
E' ancora stupore. E paura.
E nel contempo è abbandono fiducioso a un disegno che non ho tracciato, che non aspettavo più.
E' abbandono in un abbraccio che ancora aspetto, che aspetterò, che provo a trovare, intanto, in Chi questo disegno, forse, ha tracciato.
 Aspetto.
Sperando di dimenticare la solitudine e sperando di saperci perdonare.

E' arrivata la Pasqua ed è passata, lavata via dalla troppa pioggia, dai giorni di una pigrizia lenta e regalata.
E' una Pasqua senza primavera, con lunghi silenzi e pochi pensieri.
Non so partire e non so tornare. Ancora.
Resto qui, nell'attesa che si possano sciogliere i sogni a cui non so resistere e che al risveglio fanno male.
Ma resto qui. Aspetto

Crepa

Capita di abituarsi al silenzio dentro.
Capita di pensare che non valga la pena parlare.
Capita di pensare che forse non si hanno più pensieri che non siano immediatamente collegati al momento.
E poi capita di pensare che forse c'è una crepa, laggiù, sulla parete vuota che si sperava diventasse una stanza.
Allora si pensa di poter tornare a parlare, a pensare e a scrivere.
E ci si prova.
Ma non ci si riesce.
Mi sono persa.

Passo

Stanca di questa rassegnazione arrabbiata.
Stare qui, così, non ha più senso.
Non così.
Allora, finchè un senso non lo rivedrò, passo.
E chiudo.
Per un po'.

Io

Le mie foto
penso troppo e rischio di dimenticare di essere felice.
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