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Benarrivata

Impossibile fingere. Impossibile non pensarci. Impossibile condividere il momento in cui il cuore sembra fermarsi. Impossibile sorridere alla propria incapacità che ferisce sempre. Impossibile non ricordare il profumo, non ritrovare tra le mani la morbidezza della piccola curva. Impossibile guarire da questo rimpianto, da tanta nostalgia, da un po' di rancore. Possibile convivere con una danza di sassolini nel cuore? Possibile fermarli? Possibile non sentire più così male, ogni volta?

Sorridere sempre

Nessuno è indispensabile. Nessuno ha il monopolio del sapere. Nessuno è insostituibile. Com'è possibile che un cielo così azzurro e leggero non renda tutti pochino più disponibili? Com'è possibile che il contagio arrivi quasi sempre dall'ostilità e più difficilmente dalla gentilezza? E perché mi prende questo fremito dentro quando vorrei mordere e invece sfodero una mitezza che spero venga almeno raccolta come arma di resistenza?

Dove sono?

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E' come se non ci fossero più il tempo e lo spazio necessari. Come se un vento avesse spazzato il mio cuore e lo avesse lasciato vuoto di pensieri. Mi sembra di barcollare, di camminare a occhi chiusi, le braccia protese, le mani aperte a cercare di evitare scontri. Invece vorrei essere toccata, scossa; vorrei inciampare, cadere, rialzarmi. Non è concesso. Il reale ha preso il sopravvento e mi sento persa. Persa in un me stesso che non riconosco. Manca una parte grande di me, di cui sento nostalgia. Dove sono?

Ferma

Se non ci fosse tanto da camminare, mi fermerei e lascerei andare i pensieri dove vogliono. O in nessun posto. Se non posso fermarmi, se non ho modo di dare aria abbastanza ai miei confusi pensieri, rischio di perdermi e di accorgermene un attimo troppo tardi per porvi rimedio senza dolore. E' capitato già. Persa e mai più completamente ritrovata, la parte di me che ancorata all'altrove dà equilibrio al qui. Sono cresciuta? E poi la canzone che continua a seguirmi. Perché se è "nei gesti di ogni giorno", se è lì che ci si perde, dove ci si può ritrovare? E cosa c'è al di fuori di questo amore che "è tutto lì"?

Se non ci fosse la poesia...

A cosa mi è servito correre per tutto il mondo, trascinare, di città in città, un amore che pesava più di mille valigie; mostrare a mille uomini il tuo nome scritto in mille alfabeti e un’immagine del tuo volto che io giudicavo felice? A cosa mi è servito respingere questi mille uomini, e gli altri mille che fecero di tutto perché mi fermassi, mille volte pettinando le pieghe del mio vestito stanco di viaggi, o dicendo il tuo nome così bello in mille lingue che io mai avrei compreso? Perché era solo dietro a te che correvo il mondo, era con la tua voce nelle mie orecchie che io trascinavo il fardello dell’amore di città in città, il tuo nome sulle mie labbra di città in città, il tuo ...

Sola

La solitudine che mi leva il respiro da sempre al solo pensiero, è qui che rindonda più forte. O la notte, quando i pensieri si fanno lucidi come gli occhi stanchi. O guardando foto di gente sconosciuta che sembra felice. Sembra. Appunto. A volte mi basterebbe il sembrare. A volte, invece, non bastano un cielo bellissimo, una voce amata, il calore di un abbraccio. Il più delle volte è richiesto uno sforzo costante, continuo, puntiglioso, per ricordarsi che si cammina insieme, che insieme si contano giorni, mesi, anni. Vita. Che il sembrare può essere più vuoto della solitudine più sola. Ho paura. Soprattutto che la paura non passi.

Quello che vorrei

Quello che vorrei, stasera non lo so dire. Forse è questo nodo che non si scioglie, a non farmi trovare le parole e neppure i pensieri. Quello che vorrei, forse, è dormire. Tanto a lungo da dimenticare chi sono e dove mi trovo. Quello che vorrei è un cielo senza paure. Quello che vorrei, è che l'altrove fosse qui.

Ultimo passo

Ho accarezzato la fronte. Ho bagnato labbra che cercavano aria. Ho contato i secondi tra un respiro e l'altro. Ho tenuto la mano nella mia. E ho visto il cuore rallentare, mentre il mio accelerava, il colore svanire. Il respiro si è fermato. Ho fatto un po' di strada con te, poi hai proseguito sola. Sei la prima che la mia mano ha accompagnato fino a lì, ed è come se mi avessi aperto una porta. Se prima di chiuderli, i tuoi occhi mi hanno vista, spero abbiano compreso il dono grande che mi hai fatto. Una parte di te era già partita da tempo. Oggi hai solo completato il viaggio, ma mancherai. Tanto

"La moglie del senatore" S.Miller

"Non è forse tutto qui il matrimonio? Starci dentro e intanto trovare una via di fuga?" Questo è quello che dice Delia, ma io non credo sia quello che vive. Lei esce dal suo matrimonio, in punta di piedi, scivolando per non cadere. E in questo modo protegge l'inevitabilità del suo amore per Tom. E lui cosa fa? Lui resta, pur da lontano, perchè la sua via di fuga è sempre stata concessa. Dall'altra parte del muro, Meri e Nathan. Che si amano senza conoscersi e imparano a farlo anche guardandosi in quella sorta di specchio che sono i loro vicini. Poi c'è il bellissimo racconto della nascita. Del cambiamento del corpo, del dolore del parto, dell'estraneità e della solitudine della maternità. E c'è il bambino insieme al vecchio. Entrambi bisognosi di medesime cure. Uno per sbocciare, l'altro per appassire. Il libro pone tante domande e propone, forse, una sola risposta. Come ogni storia d'amore possa sembrare simile alle altre e come l'eq...

Lascio scorrere i pensieri

La pausa per il caffè dovrebbe già essere finita, ma la mia testa pesa un po', oggi, nonostante il cielo leggerissimo che mi circonda. Capito qui, senza sapere bene dove mi trovo, che spazio sia, questo. Mi fermo a osservare il foglio bianco, il cursore che lampeggia, la consapevolezza del poco tempo e di tutti i pensieri che durante la corsa del giorno vorrebbero fermarsi qui. Ecco. Forse questo è il luogo del riposo per i miei pensieri ingarbugliati. Per le inutili quanto inevitabili fatiche quotidiane, Forse è il posto adatto per fermare un istante prezioso, poche parole che significano tanto. Come un "posso restare un po' qui con te?" mentre la mia cucina si profuma di buono. Allora la ciambella, che porta con sè il ricordo dell'infanzia, s'impasta di chiacchiere e lievita del più bello tra gli amori possibili.
Briciole. Come talismano al silenzio.

Quotidiano

Se un modo c'è, a me non è dato sapere. Forse per questo il fiato si fa spesso corto. Se un modo c'è non mi appartiene. Forse per questo inciampo e sbatto e ho il corpo segnato da mille minuscole ferite. Penso che per ringraziare bisognerebbe prima sentirsi grati. Penso che per amare non sia necessario essere amati. Penso che per condividere bisognerebbe ascoltare, prima. Avere occhi per l'oscurità, orecchie per il silenzio. Oltre le apparenze, oltre il non detto. Se un modo c'è, stasera non sono certa di volerlo scoprire. Forse domani.

Se non ci fosse la poesia...

Nei tuoi pensieri tutto il giorno, tu nei miei. Gli uccelli cantano al riparo di un albero. Al di sopra la preghiera della pioggia, un blu sterminato, non il paradiso, che non va da nessuna parte, senza fine. Perché mai le nostre vite si allontanano da noi stessi, mentre rimaniamo intrappolate nel tempo, in fila verso la morte? Sembra che nulla possa mutare lo schema dei nostri giorni , alterare la rima data da lutto in assonanza con diletto. Poi sopraggiunge l’amore come un volo lesto di uccelli dalla terra al paradiso dopo la pioggia. Un tuo bacio, rievocato, sfila, come fossero perle, questa catena di parole. Cieli immensi ci ricongiungono, unendo qui a lì. Desiderio e passione nell’aria che pensa. ( ...

Settembre

Si ritorna. Come al solito con parole che sfuggono e pensieri ancora in vacanza. Con risvegli che si sarebbero desiderati più delicati. Con occhi ancora pieni di luce e rumore di bambini. Con la pelle che profuma, ancora per poco, di sale. Si ritorna. Provando a collegare i sogni con la veglia. Provando a dare ritmo a passi incerti. Provando a riprendere il filo di un tempo che si fatica a contare. Si ritorna. Con la sensazione di aver scordato un abbraccio, da qualche parte, e con il desiderio di tornare indietro per cercarlo. Si torna a perdersi nella poltrona logora, nei pensieri inevitabili, nei giorni che riprendono a correre veloci. Si trattiene l'indolenza di pomeriggi tra pagine fitte, tra poche chiacchiere leggere. Si trattiene il ricordo di incontri che scandiscono il passare delle stagioni, che si contanto in "estati". Si ritorna. Sparpagliati e sparpagliandosi.

"Non c'è niente che fa male così"

Chiudere un libro e avere voglia, necessità, di parlarne sapendo bene di non aver le parole. Perchè il libro è ancora sulla pelle, subito sotto, la pelle. Perchè le sue voci sono ancora quelle che ci rumoreggiano nei pensieri. Caterina. Che non si ama, che nasconde la sua bellezza. E Marco. Che non sa di poter amare. C'è il dolore: che curva le spalle e alza muri invalicabili. Il dolore più innaturale. C'è l'amore lucido e rassegnato di una moglie non amata. L'intensità di un odio che è inevitabilmente amore. E la fessura fra gli scogli. Perchè un passaggio possa restare sempre aperto. Come una possibilità. E' un libro che realizza il desiderio dell'autrice: che il suo riempire pagine, e giorni, di parole, diventasse un regalo per molti. Per me lo è stato. "Non c'è niente che fa male così" Amabile Giusti, La Tartaruga edizioni

L'estate gigante

Fermarsi in biblioteca per finire le pagine di un libro per ragazzi è il regalo che mi sono concessa ieri. Un regalo arrivato dalle mani di Alice che ha preso il libro di Beatrice Masini dagli scaffali della nostra accogliente biblioteca comunale. Nel libro ho trovato la mia lettrice preferita, il suo camminare sul filo. Ho trovato anche tanto del suo modo di riempire pagine e pagine che poi getta via e che io raccolgo, finché me lo consentirà la  sua distrazione, per conservarli nel baule dei ricordi. Nel libro ho trovato un po' di tutti noi, perché tutti abbiamo avuto, o stiamo aspettando, al nostra "estate gigante". Quella carica di attese o di sorprese; quella che ha segnato un momento che porteremo sempre con noi. Un'estate come un tatuaggio sulla pelle, fatto con nuncaranza e poi ritrovato ogni giorno, per tutti i giorni a venire. Mi sono chiesta qual e' stata la mia estate giagante. Forse l'aspetto ancora o, piu' probabilmente, è disegnata da...

sms

Non so essere quella che vorresti. Non so dire le parole che vorresti ascoltare. Non so pensare i tuoi pensieri che non leggo. Non so ascoltare i tuoi silenzi. Non so capire la tristezza che ti prende in mezzo alla gente. So di essere la mancanza che senti quando non ci sono. So di essere altro, oltre alle parole che ascolti. So che mi capita, a volte, di pensare con te. E allora è bellissimo. So che mi capita di abbracciare il tuo incomprensibile silenzio e di amarlo. So che la tua tristezza a volte mi spaventa e che provo, maldestramente, a trasformarla in sorriso. Non ci riesco quanto vorrei. Ci provo sempre, amandoti come so. E come sono.

6 agosto ancora per poco

Scrivo e poi cancello. Capita spesso e ultimamente di più. Non c'è tempo neppure per i pensieri confusi che pure sono lì, bellamente aggrovigliati ai miei giorni. Non c'è tempo nonostante il silenzio che mi circonda, l'insolito ordine che sta piano piano occupando spazi mai concessi. Scrivo e poi cancello. E non voglio nessuno a dirmi come fare. E voglio ascoltare questa notte finchè gli occhi si chiuderanno soli per riaprirsi, troppo presto, nel sogno più bello

Rubo

"A volte mi riposo sognando" (A.Merini) Spero di esserne capace sempre.

Azzorre

Dopo i giorni di azzurro e vento, di finestre socchiuse, di porte lasciate aperte, dopo i giorni che riportano a tempi bambini, oggi è stata la rabbia. E mi chiedo a cosa serva il nostro muoversi in questi giorni se poi ci dimentichiamo di quanto siano pochi. Temo domani. E una nuova, inutile resistenza di cui devo imparare l'arte. Voglio andare alle Azzorre e coltivare le ortensie.