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Compleanno

Non ho ancora spalancato le imposte di questa casa che ancora odora di polvere e fatica. Non ho lasciato che il sole scaldasse i muri, perché il sole non riesco a vederlo. I miei giorni, qui e ovunque tenti di andare, sono notti prive di stelle. Non posso muovermi in tanta oscurità. Riesco solo a piangere il mio errore. E sono io.

Allora. Adesso.

Dopo tanto immobile silenzio, un gesto. Un abbraccio. Ho pensato "ecco" e un nodo, benché minuscolo, pareva sciogliersi. Non so cosa sia stato, poi. Un movimento impercettibile del braccio, forse. Un respiro colto. Come quando capii, allo stesso modo, che a Barcellona non eri solo; che a Madrid non lo saresti stato. Ecco. Come allora. E l'abbraccio si è tramutato in un addio non detto. Allora ci son voluti anni perché il velo cadesse, davanti al quadro di Hopper che non riesco più a guardare. Adesso? Aspetterò altri anni. Aspettare è la sola azione possibile, per me, ora. Ma a differenza si allora, adesso so. E sento l'orologio che segna lo scadere del tempo.

Solo la poesia può

Non lasciarmi quando arde la stella di mezzanotte, quando fuori e in casa tutto va bene come non mai. Non per qualcosa e senza un perché semplicemente e tra l'altro lasciami quando provo dolore vattene abbandonami del tutto. Che si svuotino i cieli, che diventino neri i boschi, che prima di dormire abbia una gran paura di chiudere gli occhi. Che l'angelo della morte come al cinema ora mi versi il veleno nel vino, ora la vita mia mischiando come un mazzo di carte butti sul panno la carta di fiori. E tu resta pure in disparte- biancheggia come un ciliegio alla finestra a non arrivandoci, ridi, allungandomi la mano. (Boris Ryzhij)

Pece

Ho scritto, e cancellato, troppe parole, per non sapere a chi indirizzarle. Ho scritto, e cancellato, troppe parole, per non ascoltare, come risposta, il certo silenzio che i miei tentativi di dire ricevono in risposta. Sapessi cancellare in ugual modo i miei pensieri, sarebbe già una speranza. Nero come la pece, ciò che riempie il mio camminare in questi giorni che non desidero. Nero come la pece il giorno che mi aspetta e quello dopo e quello dopo ancora. Non vedo la strada. E cado. E vorrei non rialzarmi più. Per questo, sono tornata? Perché il nero trovi spazio anche fuori di me e mi circondi, oltre a riempirmi? State lontani, tutti. Sono vischiosa, nera, brutta. State lontani, tutti.

Impossibilità

La sola possibilità realizzabile, è limitare il contatto con me stessa. Almeno per gli altri, perché io devo ancora imparare come fare a non frequentarmi. Forse è questo il motivo del mio sonno: mentre dormo sono in qualche modo lontana da me. Il vero altrove. Tutto il resto è sogno che ferisce. Il tentativo di dire. Il cercare mete il più lontano possibile o un abbraccio che mi porti via. Il buio è per la solitudine, quando esce da noi. Nessuno vuole stare con chi pensa nero, vede nero, vomita nero. Nemmeno chi tutto quel nero lo ha addosso, ne è impregnata, lo respira ogni momento. La sola possibilità è starmi lontano. Qualcuno ci riesce benissimo. Io no.

Sono giorni

Sull'orlo del precipizio in attesa di perdere l'equilibrio e finalmente precipitare. Un passo  sull'orlo del precipizio, ho scoperto una sorta di galleggiamento. Faticoso oltre ogni dire. Che cerca di sciogliersi in pianti silenziosi e solitari che sedimentano fatica e chiudono il respiro. Il castigo del resistere. La punizione della lucidità nel pensarmi. La pena di non potermi sciogliere da me stessa. E in tutto questo il mondo che continua a restare in precario equilibrio nonostante me.

Specchio

Le mie labbra hanno contorni più netti, forse stanno diventando più sottili. Come se la piega della mia bocca stesse cambiando. L'impercettibile sorriso che in tanti hanno notato sembra aver lasciato il posto a un diverso segno. I miei occhi cercano più spesso la messa a fuoco di ciò che osservano e se si osservano, diventano leggermente più stretti. La tristezza che in tanti hanno osservato sembra diventata più profonda. A volte il mio viso sembra più affilato; nonostante i contorni meno netti, la pelle meno tesa. Ho rughe sottili, altre più decise. Altre ne verranno. Le accolgo tutte. Come i fili bianchi tra i capelli mai così confusi. Mi guardo allo specchio e mi riconosco. Riconosco i pensieri che hanno disegnato il mio viso e riempito il mio sguardo e dato ritmo al mio respirare in apnea. Mi riconosco. E mi amo. Nonostante l'errore evidente che sono. Mi riconosco. E vorrei dissolvermi per non essere più l'errore evidente che sono.

Ecco.

"Viaggio"  ( Wole Solynka ) Non penso mai di essere arrivato, anche se sono alla fine del viaggio. Ho preso una strada lontana dalle vette ma fatta di domande e che mi porta giù verso una casa, a quell'altra terra. ... Non penso mai di essere arrivato, anche se un segno d'amore e di benvenuto mi attraggono verso casa ...

29 febbraio

Questo è un giorno come un segnalibro tra due pagine scelte. Come un sorriso che non si aspetta, o quell'abbraccio che ti ricompone. Un regalo. Eppure non ha luce, il cielo. E la pioggia suona rumorosa contro i vetri e il vento fa cigolare le porte fragili che proteggono il mio sonno. Questo è un giorno inusuale. Come un vestito dimenticato, di un improbabile colore: preso e subito dimenticato. Questo è un giorno che non ha inizio né fine. Un po' come il mio sogno lento. Questo è un giorno che arriva un po' a sorpresa. Come un amico che non si vede da tempo. Questo è un giorno che tornerà. Come vorrei tornassi tu, almeno per un giorno, almeno ogni qualche anno, almeno per una parola che potrebbe essere anche un addio.

Sera

"Sono nata per vagare senza riposo". Mi pare inizi così una poesia che mi piace per nulla. Il mio vagare stando immobile è probabilmente conseguenza di un cuore sparpagliato che affatica il mio respiro. Leggevo, poco fa, di sogni da abbandonare per non morirne. Leggevo, sbirciando di nascosto, parole belle di chi le parole le ama e le vive. E le rispetta. Io? Io ho chiesto un giorno di sole. E non si può avere. C'è da fare. Forse ho piuttosto chiesto una minuscola follia che aveva necessità di un sì pronunciato prima di essere pensato. La mia incapacità usuale di insistere per ciò che non c'è. Di inseguire un desiderio tanto piccolo da essere impossibile o talmente grande da non riuscire nemmeno a sfiorarlo col pensiero. Ecco. Stasera parole prive di senso. Serve acqua. Tanta. A circondarmi. A portarmi via da me. E serviresti tu. Spengo i pensieri dentro di me. Accendo un libro. Chiudo gli occhi. Apro un sogno. Domani cercherò una storia che non abbia i mi...

La tristezza

La quotidianità sembra vincere sulla novità del ritorno. Eppure mi sento ancora sulla soglia, in bilico tra l'entrare e l'uscire. Le mie scarpe sono pronte per un altro viaggio e un'altra assenza. Per il silenzio e la scoperta di un altrove che qui rischia di essere offuscato dal passare scandito e sempre uguale dei giorni uno dopo l'altro. Ma resterò. Con i miei pensieri che trovano ordine solo quando sono sotto la doccia che mi scalda prima di dormire. Con il mio sguardo che non riesce a cancellare i confini dei miei pensieri e a volare davvero in altro cielo. Con il mio cuore sparpagliato e talvolta perso. Resterò con ferite che non possono guarire e che tornando qui riesco a sentire sotto le dita come fossero di ieri. Con il silenzio di queste stanze che aspettano la luce dei giorni che si fanno lunghi; che aspettano un ritorno che non ci sarà; che respirano con timore i desideri che nemmeno si ha il coraggio di pensare. Resterò cullando il mio sogno lento, c...

Via di qua

La stanchezza di avere sguardi che non coincidono con i pensieri. Ho sfogliato il desiderio di una stanza tutta per me ben sapendo di non averne il coraggio. Domani tornerò alla disciplina dei buoni propositi che reggono il mio instabile equilibrio e impediscono ai pensieri di invadere il cuore. Domani. Stasera perfino il mio sogno lentissimo sembra doloroso.

Tradire. Confidare.

Tradire significa consegnare. Potrebbe essere una parola bellissima. Ma tu hai consegnato me all'oblio e te a non so chi altro e con un'apparente leggerezza che non mi appartiene quindi non riesco a comprendere. Non è stato un tradimento d'amore. O forse sì. Perché confidenza significa fiducia e tra noi c'era confidenza. Tradire lascia un segno che non è possibile annullare. Anche la confidenza scambiata lascia un segno impossibile da dimenticare. Sono arrabbiata. Perché ho riposto la mia confidenza tra le tue mani e tu l'hai tenuta cara per molto tempo, finché non ho creduto che l'avresti tenuta con te sempre. Invece in un attimo hai lasciato che si frantumasse nel silenzio e nel vuoto più dolorosi. Non ti sei fidato della mia capacità di accogliere e comprendere. E amare. E sono furiosa, con te, per questo. Non per un gesto che non conosco e posso solo immaginare. Non per pensieri solo tuoi che non ho potuto ascoltare ma solo immaginare. Non per sc...

Fili

Per un attimo ho sperato di risentire tra le dita il filo che potrebbe riportar t i a me. Per un attimo. Poi il cuore è tornato al ritmo consueto. Non è vero. Al mio cuore, da quando sei sparito, senza un perché, manca sempre un battito. Come manchi tu.
Si è soli quando nessuno sembra vederci; quando non sentiamo la carezza di uno sguardo. Si è soli quando nessuno sembra ascoltarci; quando le nostre parole restano dentro per non perdersi in un silenzio di banale distrazione. Si è soli in mezzo a un folla, nel disagio di discorsi lontani da noi, nell'imbarazzo tra persone non sufficientemente sconosciute e non abbastanza amiche. Ho sempre avvertito la mia trasparenza, il mio non lasciar traccia. Ho sempre desiderato avere la capacità di contorni ben incisi. Vanità. Ho affinato l'arte della trasparenza, del muoversi senza spostare l'aria, dell'osservare passando oltre, come se tutto ciò su cui il mio sguardo si pone, fosse al di là della materia che deve attraversare. Eppure sono stata notata, vista, guardata. Sono stata udita e ascoltata. Allora cos'è questa solitudine che da sempre mi è compagna? Mi manca la pioggia a farmi compagnia.
A volte basta saper di potersi fermare. E attendere. Forse è nato da questo il desiderio di tornare, anche se ancora non ho ben chiaro il come del mio tornare. Ancora non so come riempirlo, il mio ritorno.Quali parole pronunciare, quali pensieri osare. Sospesa nell'incertezza del mio stesso desiderio di trovare una via, un'espressione, un modo, per pensieri che non rimangano prigionieri tra i nodi dei miei capelli. Forse servirebbe qualcuno con cui condividerli, i miei pensieri; trasformandoli in parole rumorose, in risate, in sorrisi d'intesa, in silenzi leggeri di complicità. Forse. Ancora un forse. Però. Questo luogo mi è mancato. Starne lontana è servito a sollevare lo sguardo, seppur di poco. Non ha attutito la nostalgia per chi non cammina più al mio fianco, per chi non può o non vuole camminare al mio fianco. Non ha curato il dolore, la distanza; né amplificato la gioia. Ero sempre, Macabea, io in un altrove diverso da quello che desidero. Perché l'altrove...

Lentamente

Comincia con un pensiero piccolissimo, bisbigliato appena. Poi si notato coincidenze che tali non sembrano. Un profumo, un oggetto che si credeva smarrito improvvisamente ritrovato, una voce. Ricordi? La nostalgia si fa urgenza. E si ritorna. Questa casa silenziosa che ha accolto il mio lento ritorno, ha ancora le finestre socchiuse; ancora la polvere copre molto del suo calore. Fuori i giorni passano veloci, il respiro non trova il tempo di ascoltarsi, il tempo scivola tra parole poco attente e sguardi troppo di corsa. Incespico. Non cado. L'apnea che da sempre regola il mio cuore è tutta lì fuori. Qui è silenzio e ombra accogliente e calore come di braccia che mi attendono. E provo. A ritornare. Lentamente.

Freddo

Forse l'amore più grande è quello che sa tacere; quello che vede e decide di non guardare, che sente e decide di non ascoltare. Forse tornare è più doloroso che partire, ma forse è nel rimanere che l'amore attraversa i giorni. Imparare il silenzio che si nutre di gesti. Un abbraccio, per esempio. Imparare il silenzio che accoglie e ristora e diventa rifugio; e casa. Ho necessità di pensieri che trovo solo quando l'acqua mi è ovunque, ma qui fa ancora freddo, e mentre imparo il silenzio e cerco pensieri, desidero respirare la voce calda di chi mi ha abbracciata e non è.

Macabea

Capita di tornare Capita di trovare una chiave rimasta nascosta tra troppi oggetti dimenticati. Capita di sentire un profumo, una voce, una luce; e il ritorno sembra inevitabile. Dove sono stata? Ferma o in cammino? Più rughe sul mio viso, più confusi i miei capelli, più consapevoli i miei pensieri. Meno ferme le mie mani, meno sicure le mie labbra, meno consapevoli i miei pensieri. Più stanchi gli occhi, più lento il cuore. Meno sicuro il passo, meno certa la strada. Nessuno ha bussato alla mia porta; nessuno è venuto a cercarmi. Partita dal nulla al niente ritorno. Partita da me, torno a me. E' possibile la partenza se non prevede il ritorno? Ho aperto la porta e, senza accendere la luce, ho socchiuso la finestra. I prossimi giorni deciderò se aprirla, se dare aria alle stanze, se togliere la polvere che si è posata ovunque raggiungendo i miei gesti ma non i miei pensieri.Forse. I prossimi giorni deciderò. Adesso mi siedo, respiro piano e riconosco il post...

Fine

Macabea può permettersi di fermarsi, di smettere di resistere, di scendere e di sparire. E lo farà. Io no, non posso; ma senza Macabea questo posto non ha più senso. Un altro mucchietto di parole lasciate nell'immensa discarica della rete... P.s. Caro Jesùs, tra poco sarà il tu compleanno e ti chiedo un regalo. Fammi sapere che ci sarai ancora, nei miei giorni. Nei miei pensieri ci sei sempre. Ti voglio bene. Paola