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Insonnia

Svegliarmi con la pioggia. Addormentarmi con la pioggia.  Uscire con l'ombrello e dimenticare di aprirlo: se la pioggia è leggera basta un cappello. Questi i miei desideri per domani dopo due meravigliosi giorni illuminati da un sole radioso.  Perché? Perché sto meglio quando piove? Cosa c'è, nel profumo della pioggia, che mi fa stare bene?  Non è la malinconia. È il suono: quello che mi fa sentire parte di un'orchestra. È il profumo: diverso per ogni stagione e per ogni città; perché è nella pioggia che le città si riconoscono. Macabea sta imparando a far scivolare con garbo queste ore notturne in cui non dorme. Dormirà quando arriverà la pioggia. Che potrebbe anche avere il tuo viso.

Settembre

Forse è per addolcire il ritorno che piove? Ma c'è ritorno quando i cuori sono sparpagliati in un dove che per ciascuno è differente? Macabea ha attraversato un'estate sospesa in un non tempo, senza saper trovare parole e senza cercarle per il timore di acuire il dolore, se le avesse trovate. Ha spento anche i pensieri che volessero andare oltre l'adesso per il timore di infrangere l'attesa di un domani o anche solo di un poi. Eppure Macabea sa che deve prendere una pagina bianca e riempirla della cronaca di queste settimane, di questi mesi, per liberare la voce che le impedisce il respiro. Lo farà quando in fondo alla pagina potrà mettere un punto, girare il foglio e trovare una pagina bianca ancora tutta da riempire.  Nell'attesa tace e mette in silenzio le parole che non sa trovare e i pensieri che non vuole pensare . Nell'attesa Macabea ritorna. O forse parte per ritornare.

Aprile è il più crudele dei mesi...

“ Aprile è il più crudele dei mesi, genera lillà dalla terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera” Macabea fatica a dare ordine, e sintesi, ai suoi troppi pensieri; sente che alcune relazioni si stanno sfilacciando e non sa se ha voglia di riannodare i fili spezzati. La Pasqua le ha portato la sorpresa di un insolito silenzio; di Dio, soprattutto, e di alcune voci non più così vicine. Soprattutto da quando tutto è stato travolto dalla fragilità, Macabea cerca relazioni corrispondenti. Non può permettersi di essere la sola a cercare, a provare a costruire, a mantenere, perché deve riservare la sua capacità di accudimento e cura a chi ne ha più bisogno. E se stessa. Macabea si sente dimenticata da Dio, con il quale ha sempre avuto una relazione burrascosa ma oltremodo viva. Ora lui si nasconde, non la cerca, si nega. Come un amante svogliato, un amico distratto, e proprio quando Macabea avrebbe più necessità di ascolto e accoglienza. L...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana.41

Un giorno o l'altro Macabea cercherà di capire davvero perché nei giorni di pioggia e cielo grigio si senta tanto luminosa e finanche bella.  Oppure no.  Continuerà a gustare la piccola gioia che le fa danzare il cuore quando la pioggia batte sui vetri e a sorriderne con chi ascolta incredulo di questo suo piacere.

Qui

Macabea ama l’odore della pioggia d’estate e in questo momento piove.  Ecco perché le piacerebbe starsene seduta sul suo terrazzino a respirare la pioggia e consentire ai suoi occhi di chiudersi in sogni meno stanchi di quelli che affollano le sue notti. A Macabea sembra di non avere più tempo per ciò che le piace. Sta lavorando tanto da stupirsi, talvolta, delle energie che sembrano non finire mai. Però poi appena posa il capo, ovunque, dorme. Dorme di un sonno affollato e rumoroso.  Un’altra estate di tanti soliti chilometri. E lei vorrebbe che la strada la portasse in un luogo nuovo, dove perdersi un po’ e sentire i pensieri sgombri dai pensieri quotidiani. Vorrebbe anche tante altre cose, che tiene invece chiuse in una scatola che cerca di dimenticare in fondo a un cassetto. Magari un giorno la ritroverà e con sorpresa scoprirà che alcuni di quei desideri si sono avverati. Nel frattempo Macabea legge libri che le restano appiccicati per giorni, settimane, e ai quali non...

Siediti, riposa. ci penso io.

Un giorno privo di luce che vorrei passare raggomitolata dentro un libro che porti altrove i miei pensieri. Ho i piedi freddi e gli occhi stanchi. Penso che non rinuncerò alla mia passeggiata, sotto l'ombrello e con scarpe capaci di tener fuori l'acqua. Forse. Ho bisogno di stancare il corpo per non sentire la fatica del pensare. L'inadeguatezza delle mie risposte alle domande di chi mi è accanto è talmente imbarazzante che la fuggo e mi nascondo. Non so come alleggerire i pensieri e lo sguardo della mia mamma, né come risolvere i labirinti intricati di mio padre; non so come riannodare il filo d'oro con mio figlio, che cresce troppo in fretta e che è così fragilmente confuso; non riesco, se non in maniera scostante, a tenere tra le braccia mia figlia in modo che sappia che ci sono sempre e incondizionatamente; non ho le parole e i gesti per accogliere mio marito, le sue fatiche e il suo immenso pensiero. Non ho risorse nemmeno per tenere in piedi i miei giorni, come ...

Pausa pranzo

Parole sconnesse a ore insolite.  Accelera il cuore e si fa corto il respiro.  La pelle si fa sottile e sensibile e porta un pensiero che si sceglie di non ascoltare e allora si manda un messaggio a un'amica; che propone un caffè.  Alcune giornate iniziano così.  Proseguono grigie e fredde con un desiderio di neve.  Il freddo rallenta il pensare.  Il pensare rallenta il fare. Attendo il ritorno a casa, la poltrona, le pagine che dovrò registrare, i racconti polemici e un po' ridicoli dei ragazzi. Il profumo della cena e il sonno preceduto dalla consapevolezza dei sogni.  Ma intanto sono qui, con le mani fredde su questi tasti neri e consumati. A cercare un ordine fra la confusione di pratiche sterili, non riuscissi a vederci sempre un nome e un volto, dietro ai fascicoli. Intanto sono qui. Il mio muovermi fisico è qui. Il mio pensiero è lontano, oltre la finestra che si affaccia sulla piazza vuota, a quest'ora, e ancora più in là. E' s...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 19

Alcuni giorni arrivano per essere attraversati con la consapevolezza del sogno ad occhi aperti. Allora ci si ritrova tra le dita il profumo che si è desiderato tanto tornare a sentire e la pelle, finalmente, ne viene saziata. La pioggia sottile e gelida di ieri ha portato un risveglio di nebbia che fatica a sollevarsi, stamane. Va bene così: rallenta i gesti e i pensieri ancora ingarbugliati tra ore sospese in un Altrove senza un luogo caldo per accoglierlo. Va bene così: torneranno il sole, le corse attraverso giorni mai abbastanza lunghi per tutto. Va bene così: si vive anche di questo andare e tornare tra i sogni, la veglia, il sonno, la consapevolezza e la follia.

Pioggia

Ho bisogno della pioggia. Del rumore sui tetti, e sotto le suole. Ho bisogno di correre per non bagnarmi troppo e scrollarmela di dosso una volta al riparo. Ho bisogno di una giornata di pioggia incessante e decisa. Di quello che sembrano prive di luce e colme di musica. Ho bisogno di pioggia. Ho sete.

Desiderio di pioggia

Desidero un giorno di pioggia. Un giorno di pozzanghere da saltare e vetri decorati dalle gocce che li rigano. Di corse sotto l'acqua perché l'ombrello è all'asciutto. Desidero un giorno di pioggia, il rumore sul tetto prima di dormire ad accompagnare nel sonno, o prima di alzarmi per poter rubare ancora un po' di calore prima di iniziare la giornata. Un giorno in cui non ci si può sentire soli, perché il profumo della pioggia riempie i ricordi e il suono riempie i silenzi. Stamattina mi sono svegliata desiderando la pioggia e invece, quando il buio se n'è andato, il cielo era più azzurro che mai: bellissimo. Tanto bello da farmi sentire un po' in colpa per il mio desiderio. Cosa mi fa amare tanto i giorni di pioggia? Perché non riesco a coglierne la tristezza che vedono in tanti? "Piove, e se piovesse per sempre, sarebbe questa tua carezza lunga..." (P.Cappello) Ecco. Forse il desiderio è una carezza.

Tulipani

I tulipani che ho sul tavolo come unico colore di questi giorni umidi e grigi di pioggia incessante. Del loro muoversi e disporsi nel vaso come parlassero tra loro, avrei voluto scrivere stasera. Ma è la sera che temo di averti perduto. La sera che hai strappato il solo filo rimasto ad unirci. Resto qui, ti aspetto, non cancello niente, non strappo. Ti aspetto. Ti aspetto

Se il cielo mi ascolta

Ho chiuso gli occhi, ieri notte, pensando all'immobilità del cielo di questi giorni, all'immobilità della luce che da quel cielo fermo scendeva a non illuminarci. Per giorni interi il cielo intorno a me è stato grigio, compatto, quasi spesso, quasi a inghiottire i colori. Per giorni interi la luce è sembrata non riuscire a filtrare da tutto quel grigio, inusuale in un luogo tanto amato dal vento. Mi ha svegliata il rumore della pioggia sul tetto. Mi ha svegliata la danza della pioggia, dalla finestra della cucina, sulla strada davanti a casa. Mi ha svegliata il cicchettio delle pozzanghere sotto le mie scarpe troppo leggere. Ancora la luce non viene. Ancora il grigio, ma più leggero, come avesse perso parte del peso. Ancora i colori sbiaditi eppur lavati da un'acqua che non vuole saperne di riposare, ferma. Dalla mia finestra esce la luce di questa stanza e si perde nel grigio bagnato, lì fuori. Dalla mia mente escono pensieri leggeri come i rimbalzi della pioggia...

L'anno che è

Un tempo nuovo, tutto da scrivere, come il quaderno che mi ha regalato Alice per annotare le mie parole preferite e un momento bello per ogni giorno. Un anno da camminare un giorno alla volta, un passo alla volta. Un respiro che ha trovato riposo e parole, tante, che hanno riempito il tempo. Parole lette e ricopiate; parole pronunciate, chiacchierate, condivise e ascoltate. Riuscire a tenere tra le braccia un piccolino e coccolarlo. E poi sognare per una notte intera di allattare un figlio di altri e stupirsi del proprio corpo. Riuscire a vivere giorni sereni accogliendoli con indulgenza. Senza attesa, senza affanni. Respirare i profumi buoni della cucina. Restare seduti a tavola per ore perché la compagnia è bella quanto il cibo è buono. Mischiare accenti, sapori e pensieri. Sentire il cuore scoppiare di rabbia e tenerezza per un piccolo torto sofferto da una ragazzina in bilico tra la saggezza e la stupidera. E ancora riconoscere l'odore inconfondibile del paese che am...

Il rumore della pioggia

Ho scritto, per te, parole e parole e parole e parole. E per me le ho cancellate. Perché non restassero sospese nel silenzio. Perché non cadessero in un vuoto senza ritorno. Ma quello che oggi mi fa male, di tutte le parole che ho scritto per te e non hai letto, è che non le hai lette. Perché la tua misura è diventata la mia. O così ho creduto, così a volte provo a credere. In realtà la mia misura è fatta di parole e parole e parole che la strada la conoscono bene, per arrivare. E' fatta di parole contate e parole senza fine. Non lo so quando le mie parole hanno smesso di arrivare. Non lo so se hanno perso la strada. So che la tua misura non è la mia, per quanto contagiosa. So che non mi abituo al silenzio e al vuoto. Ed è per questo che scrivo in questo posto senza luogo, senza casa e senza destinazione. Perché le mie parole possano avere l'illusione di non averti incontrato. E non la certezza di essere state messe da parte. Conosco il mio peso grammo per grammo....

Sarei un po' stanca

La pioggia colorata dai fiori gialli che ho messo nei vasi. Fiori piccoli. La mia giornata dovrebbe stare tutto in questa frase. Amo la pioggia. Amo i fiori gialli che mi sono regalata. E però i giorni continuano a riservarmi sorprese faticose e pensieri pesanti. E però non posso permettermi la leggerezza che saprei, i sorrisi che saprei, la distrazione che saprei. Sarei un po' stanca.

Piove

Piove e mi sento meno sola e la malinconia del pensiero si fa più dolce. Ho aperto la finestra, poco fa, e l'aria fredda immediatamente si è fatta ossa e ho pensato a un'altra finestra aperta, ad altro rumore di pioggia nel buio. E ai piedi freddi. "Piove, e se piovesse per sempre sarebbe questa tua carezza lunga " (P.Cappello)

Senza possibilità di andare

Sento ogni parte del mio volto, immobile in un'espressione di stanchezza brutta. Sento l'incapacità delle labbra di sollevarsi a sorriso. Sento gli occhi che temono il buio che precede il sonno e resistono alla pesantezza gonfia delle palpebre. Piove. Da ore, ormai. Sento i miei pensieri calpestati, la mia incapacità ingigantire. Sento la consapevolezza che è quello che ho costruito o, forse, che non ho costruito. Stanca di un'inutile fatica, recito a memoria il risario dei momenti mancati. E non sento più quell'altrove che mi dava ossigeno sempre per un passo ancora, per un passo in più. Come se camminassi a vuoto, in cerchio, senza una partenza e senza un arrivo. Ieri notte dicevo di sentirmi in un buco. E di pensare che non c'è via d'uscita, da questo buco. Posso solo venirne espulsa. In ogni caso farà male. Rivoglio il mio altrove, il mio ostinato ottimismo e Macabea. Rivoglio la mia fantasia, i miei desideri e i miei sogni. E me.

Piove

Ascolto la pioggia sul tetto. Non ho più parole mie che desidero ascoltare. Ho solo desideri destinati a schiantarsi. E il silenzio di questa notte è lo schianto che mette a nudo la mia mancanza. Mia colpa, mia colpa, mia colpa. Mi trasferisco in un angolo nascosto.

Caffè

Piove fortissimo, mentre bevo il mio caffè lungo di mezza mattina. Guardo il grigio che lava i colori dell'autunno in attesa di un inverno che spero freddo. E bianco. Bianco come il sogno di stanotte, che non ricordo se non nell'impossibilità di vedere bene per la troppa luce. Forse è per questo che stamattina, per uscire, ho bistrato di nero i miei occhi, nella speranza di celare il nuovo segno di una stanchezza che sembra antica. Piove fortissimo. Una pioggia fredda e appuntita, che ferisce il viso. Nel cuore la mia fatica. Nella borsa il sorriso che ritroverò.

Piove

Piove. I vetri sono chiusi, le imposte solo accostate. La pioggia è il solo respiro di questa notte. Socchiuderò anche i vetri. E aspetterò.