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Aspetto che passi

Macabea non legge, non scrive, a malapena pensa; non riesce più a trovare rifugio in un altrove qualsiasi. E questo non va bene, la rende ancor più in bilico sul filo del suo equilibrio precario. Forse non c’è neppure più Macabea e chissà chi è a scrivere queste parole dettate da una stanchezza che diventa sconforto. Giorni che diventano anni, troppi, gravati da impegni, inciampi e fatiche che raramente trovano tregua, sollievo e la sorpresa di un vero riposo. Forse è il momento di tracciare una linea, chiudere la porta a chiave e poi buttarla il più lontano possibile per non correre il rischio di trovarla. Ma anche questo, per Macabea, sembra un lusso non possibile. Allora mi siedo. Non mi fermo. Aspetto che passi.

Sciogliersi

Si sciolgono le attese e si respira. Si scioglie un minuscolo nodo e si scopre il filo che potrebbe scioglierne un altro.  Non si sciolgono i pensieri che svegliano il mattino, non si scioglie la fatica di comprendere tutto in uno sguardo capace di abbraccio. Si sciolgono i capelli la sera sperando siano capaci di fermare solo i sogni lievi. Non si sciolgono i silenzi, le distanze, le parole lasciate cadere nell'assenza di risposta. Si sciolgono i giorni: quelli persi e quelli vissuti. Non si sciolgono i cuori che si amano. Oppure sono sciolti da sempre proprio per quell'amore che non chiede nodi. Il cielo è grigio, oggi, ma c'è una macchia di azzurro ostinato che si fa spazio. Eccomi
Riordino migliaia di foto. I ragazzi quando erano bimbi piccolissimi, piccoli e via via più grandi; buffi e meravigliosi sempre. I ragazzi che sono ora, distanti di un sottile mistero di riservatezza e autonomia; bellissimi e meravigliosi sempre. Noi con occhi meno stanchi e la pelle più liscia, i capelli senza i fili bianchi di oggi. Le persone care che non ci sono più e quelle che ci sono ancora. Riordino i ricordi. Anzi no. Li lascio scomposti e sovrapposti mentre li condivido con voi che sapete dare il suono di una risata nuova a tutto. Riordino il tempo che ho attraversato a volte senza quasi accorgermene e altre come se non fosse ancora passato. Riordino i giorni presenti perché arrivino preparati a quelli di domani. Per il futuro non so. Chi riordina il mio cuore? Il mio desiderio di essere ancora corpo e abbraccio? Chi riordina il mio pensare? Il mio bisogno di essere rassicurata e risolta? Chi riordina il mio vuoto? La perdita di tutte le sicurezze che mi erano st...

Un passo di lato

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Un passo di lato consente di osservare senza troppa invadenza. E' quello che mi sono ripromessa di fare con i miei ragazzi che prendono il volo e vivono i loro anni affacciandosi al mondo. Sono i loro giorni, quelli che osservo. Un tempo, il loro, che comprendono non essere il mio. Che mi insegna la fiducia paziente dell'attesa. Che mi colma di tenerezza, di timore, di stupore per questo loro crescere senza che io ne abbia altra parte se non quella di nutrirli d'amore. Sono i loro giorni, i loro anni. Non mi resta che guardarli con le loro piccole valige (perché i ragazzi sanno viaggiare leggeri anche nell'animo); non mi resta che ascoltare le loro voci felici al telefono (perché magari le parole sono poche, ma la voce è ricca di sfumature colorate); non mi resta che essere fiera della loro richiesta di autonomia (e frenare sulle labbra le millemila raccomandazioni che il cuore vorrebbe pronunciare). Un passo di lato, non un passo indietro. Perché devono trovarci...

Pianissimo. Quasi immobile.

Dovrei decidere se credere alle tue parole o alla mia pelle. Oppure potrei decidere di non scegliere, di accettare l'incertezza, l'equilibrio troppo precario, e aspettare. Ma in questo caso dovrei sapere cosa aspettare. Dovrei riuscire a chiudere gli occhi e non vedere i sogni che si muovono dietro le palpebre, tra i pensieri sudati, nei respiri faticosi. Oppure potrei decidere di raccontarteli tutti e guardarti, mentre ascolti quello che so senza capire da dove arrivi tutto questo sapere. O, ancora, potrei tacere e aspettare che i sogni, i pensieri, i respiri vengano cancellati da un risveglio finalmente ristorato. Ma in questo caso dovrei saper dormire come dormono...chi? Non so dire. Non so i gesti. Non so. Sono tentata dal tuffo per tornare a sentire un po' di ristoro sulla mia pelle ferita. Ma ho il timore dell'acqua salata  su cicatrici mai curate. Piano piano. Pianissimo.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 22

1 Marzo. L'aria che cambia profumo, le giornate che si allungano. Gli abiti dell'inverno che iniziano a stancare. Il desiderio del sole sulla pelle scoperta. Il cielo mutevole e sorprendente. Il terrazzino che ritorna a fiorire. L'attesa per alcuni giorni che possono somigliare a una vacanza. L'attesa per alcuni giorni che possono aiutare a tornare noi. L'attesa.

Va tutto bene. Anzi no.

Sul mio balcone i primi segni della primavera. Una violetta che tenta di fiorire, il bocciolo della fucsia, le tartarughe sul loro sasso. Aspetto anch'io la mia primavera. La cerco nei pomeriggi che si fanno più luminosi, nel tepore del sole che si fa più caldo. Aspetto tra mille domande che scavano dentro lasciando un vuoto di parole, di paure, di pensieri che non vanno nella direzione che i giorni, densi di richieste, chiederebbero. I giorni scorsi abbiamo festeggiato A, i suoi anni bellissimi e tormentati, la meraviglia di una gioventù condivisa nel suo esplodere senza riserve. Fatico a salvare la bellezza di questi momenti e a non contaminarla con la menzogna che indossiamo. Voglio una dissolvenza che mi porti via insieme a tutto il grigio che mi opprime e che lasci entrare la luce della stagione nuova. Non è dato chiedere tanto. Nemmeno desiderarlo. Posso solo resistere e resistere e resistere ancora. Posso solo fingere, quando il dolore si farà meno devastante (e acca...

Io con Macabea

Siamo tanti e siamo uno. Oppure siamo uno e siamo tanti. Per esempio io sono quella che tutti chiamano con lo stesso nome, poi sono i ruoli che ho scelto di vivere, quelli che mi sono trovata a interpretare; e sono Macabea. Devo dare pensiero, e voce, a ognuna delle anime che mi compongono, se voglio restare intera. E l'ordine rigoroso dei gesti che compongono le mie giornate serve a questo. Ho pensieri da sempre confusi, tenuti a bada da un ordine esteriore che in qualche modo li preserva dalla follia. Stamani il gesto inaspettato di qualcuno che, forse, ha intravisto Macabea nella donna non più giovane intenta a leggere il giornale con davanti una tazza di caffè bollente e un croissant delizioso. Un gesto che non mi aveva mai sfiorata prima, che è stato come una brezza di mare portata fin qui da un vento generoso; come il profumo della neve quando scende sulle montagne qui vicine. Un gesto per cui non posso dire grazie a un volto che perciò mi è concesso di immaginare e, qui...

Propositi fatiche attese

Anche il proposito di capitare in questo spazio bianco almeno un paio di volte a settimana sembra, in questi giorni, gravoso più di quanto sappia dire. Eppure lo faccio. Come continuo ad alzarmi la mattina, a indossare la mia maschera di normalità e attraversare i giorni. Come continuo a chiedere, la sera, di esonerami  da altre mattine e la mattina, al risveglio, non stupirmi di non essere stata esaudita. Come continuo a camminare nonostante le scarpe rotte e le ossa stanche. Provo anche a continuare i miei piccoli esercizi di felicità quotidiana che, ora come non mai, sono mantenuti in vita dai libri. Da quello che ho in borsa a quelli che attendono sul mio comodino. Ho occhi stanchi e gonfi di troppi pensieri. Ho mani fredde e ferite da minuscoli morsi di enorme ansia. Ho cuore rassegnato e corpo che non so spegnere se non in un sonno di sogni brutti e faticosi. Aspetto il Natale. Sono pronta, nel mio essere completamente impreparata, ad accogliere una Luce, se mi veniss...

Pensieri e destini

"Non pensare che non ti pensi" "Che strano destino consumarsi senza consumare" Pensieri tra loro lontanissimi per appartenenza, umore, significato. Pensieri comunque sovrapponibili e che mi sono stati affidati. Non so bene dove porli, tra i miei. Per ora restano lì dove sono caduti. Se hai il dubbio che possa pensare di non essere tra i tuoi pensieri, sei consapevole del tuo silenzio e della mia attesa. E quando il silenzio e l'attesa si incontreranno, questo dovrà essere in qualche modo superato, per trovare un possibile percorso. Di chi è il destino di consumarsi senza consumare? E cosa consuma? E se non consuma, cosa può far germogliare? Ecco, questo chiederebbe una tazza di cioccolata bollente e un lungo pomeriggio di chiacchiere. E' un lunedì freddissimo, oggi, e un po' grigio. Freddi e grigi sono anche i miei pensieri scombinati e lenti. Sono fredde le mie mani. Aspetto. Ma non sono sicura di aver abbastanza pazienza.

"Chiedi a sarà dato". Ad altri. Non a te.

Macroscopica la mia incapacità di chiedere. Eppure in questi anni credo di aver fatto enormi passi avanti sulla strada del chiedere aiuto. Nonostante questo manca, evidentemente, ancora qualcosa che non riesco ad afferrare se sono ormai settimane che attendo una risposta a una richiesta esplicita di ascolto e bisogno. Non che ne sia sorpresa, ma delusa sì. Se nemmeno chi per scelta di vita fa del prestare ascolto e accoglienza riesce a dare risposta alla mia domanda, allora non posso che prendere atto del mio essere da sola con le difficoltà che porto nei giorni. E' questo, temo, quello a cui non riesco a rassegnarmi. La solitudine nella fatica. E per quanto la racconti, per quanto cerchi di condividerla, evidentemente non lo faccio con voce e parole che consentano di essere comprese. Fa male.

Esercizi di IN/Felicità quotidiana. 12

Spesso mi ascolto mentre dico "questo è un periodo faticoso" e mi rendo conto di dirlo ormai da tanti anni che chiamare periodo un così lungo tempo forse non è corretto. Eppure dire "periodo" significa non cedere alla stanchezza e, anche, che il mio ottimismo ad oltranza è ancora qui con me, gioca a nascondino spesso e volentieri, ma c'è. E' un periodo di tante fatiche differenti, eppure mi sento bene. Ho energie buone che sostengono i miei gesti e i miei pensieri senza respiro. Vedo la salita che sto affrontando senza ancora vedere la vetta. Però, appunto, non la vedo ancora; ma la vedrò e arriverò anche a piantarla, la mia bandierina. E' un periodo che non avrei mai immaginato di dover attraversare e non è granché di conforto pensare allo stupore per non soccombere in mezzo a tanta fatica. Ecco. Ecco perché qualche giorno fa, in una ricorrenza personale, non sono stata più di tanto ferita dalla tua consueta non dimenticanza. Quello che voglio ...

Silenzio

Io mi unisco al silenzio io mi sono unita al silenzio e mi lascio fare e mi lascio bere e mi lascio dire. (A.Pizarnik)

Attendo

Chi non cerca, non trova, ma chi non cerca è molto probabile che nemmeno venga cercato; e trovato. Ci penso da un po'. Da quando ho iniziato a offrire il mio silenzio per qualcosa di più importante di un altrove che dà respiro leggero, ma solo a me. La semplicità con cui ci si può cancellare e la facilità con cui ci viene permesso di sbiadire. Posso sbiadire fino a cancellarmi. Nessuno traccerà i miei contorni per renderli più presenti. Non sono altrettanto brava a cancellare: strada sicura per diventare vulnerabili. Stamani la prima prova di A. e il mio rivivere un ben noto incubo in lei cercando di non lasciar trasparire la paura che toglie il fiato e riempie il sonno. Affronteremo quello che sarà, ma raccogliere i suoi fragili e preziosissimi pezzi, dovesse rompersi, sarà qualcosa che richiederà capacità e qualità d'amore che non so se sono in grado di trovare e donare. Proveremo. Come sempre. Abbracciandoci. Adesso sarebbe proprio ora che Qualcuno guardasse dalla...

Neve

Dove vivo, la neve cade e non si ferma.  Insegna a gioire del momento, della speranza che questa volta sarà diverso.  S'impara l'attesa e la disillusione.  Resta, ogni volta, lo stupore della felicità per questi fiocchi di passaggio.
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Negli ultimi due mesi hanno cercato di ucciderci. Dovrei dire "ha". Ha provato con ogni mezzo che immaginava possibile a impedirci di lavorare, chiedendo a un giudice di farci chiudere "inaudita altera parte". Abbiamo dovuto presentare una memoria difensiva, cercare l'aiuto di chi poteva conoscere i fatti, presentarci in un tribunale. E attendere. Senza respirare e con il cuore che non sapeva quale ritmo tenere nel suo battere. E nell'attesa continuare a lavorare, a rispettare impegni e scadenze, festeggiare il compleanno di F., vivere, in qualche modo. Abbiamo atteso come sospesi in un limbo doloroso e asfittico. Poi dalle nostre finestre è entrata l'aria della primavera. Basta una telefonata, a volte, e una sentenza favorevole oltre ogni aspettativa e che ancora è appesa dietro di me, perché ancora fatico a realizzare che ho ripreso a respirare, che ho potuto smettere di prendere le odiate pastiglie che mi hanno consentito di non crollare sotto ...

Giorni

Alcuni silenzi sono più difficili di mille parole. Eppure ci si abitua. E il rischio è di non saper più parlare. Alcune parole feriscono come colpi inferti con l'accetta su un corpo inerme. E non c'è medicazione che aiuti a sanare la ferita. Nemmeno il tempo riesce. E' la continua consapevolezza della piega delle labbra. E' la continua consapevolezza dello sfuggire dello sguardo. Alcune parole sono difficile da dire. Scusa, per esempio. Aspetto

Non so niente di te

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"Un figlio che non continua il padre spezza una linea. La rompe. E' un elemento di rottura, un figlio così, si può dire? L'ho pensato spesso. Ma adesso non lo penso più. Adesso che mi sono portato dietro quelle pecore lo so, e vorrei tanto dirtelo, papà, rassicurarti: quella linea spezzata continua, solo che continua in un'altra parte, in un altro modo, e va bene lo stesso, perché comunque quella linea è nata da te, da voi, viene da lì... Dovete in ogni caso esserne fieri. In ogni caso! Dovreste essere curiosi, voi genitori. Molto curiosi dei figli. Dovreste morire dalla curiosità di vedere dove diavolo andrà a finire, quella linea spezzata che è partita da voi, e che si spezzerà ancora decine di volte nei secoli, con i figli dei vostri figli e i figli dei loro figli. Decine di volte! Invece siete sempre così scontenti... Così incontentabili. Siete così privi di curiosità, voi genitori... Sembra che conosciate già tutto, che sappiate al millesimo che fine farà ogni ...

Buio a mezzogiorno

Capitano giorni di buio a mezzogiorno. Capitano giorni che si vorrebbero attraversare dormendo un sonno senza sogni e senza fine. Capitano giorni in cui tutto va come non dovrebbe andare; giorni che infrangono le speranze, per quanto faticose; che cancellano i progetti, per quanto complicati. Capitano giorni che ti mettono spalle al muro, senza nemmeno la forza di cercare lacrime a sfogare l'amarezza, la delusione, il senso indescrivibile di impotenza. E di rabbia. Capitano. E non passano. Almeno così sembra: non vogliono passare. Capitano giorni che sembrano senza speranza alcuna e che poi uno spiraglio per un respiro di minuscola, grandissima gioia lo lasciano passare. Allora chiedo un bacio a mio marito e, forse, la mia voce non è quella di sempre, perché A, con la sua capacità di vedere oltre il reale e il qui, mi chiede se sono triste. Le mento per tranquillizzarla e lei sta al gioco. E poi mi abbraccia. Lei, così parca nel mostrare il suo enorme fragilissimo cuore. Al...

Poco meno di un giorno

Poco meno di un giorno da sola in questa casa che mi sorprende sempre, quando è così silenziosa. Poco meno di un giorno per non mancare al saluto per Cristina. Non bastano i pensieri e le preghiere che le ho inviato in questi mesi. Il suo sorriso, su quel foglio appeso ai muri della città, è ferita di una tenerezza inaspettata. Poco meno di un giorno per scoprire legami con chi non si conosce e si sente misteriosamente vicino. E' anche mia, la paura di non saper cadere. Poco meno di un giorno per tornare da chi si ama, per tornare al paese del cuore, ai pochi giorni che restano di questa estate senza vacanza, senza pensieri leggeri. Un'estate di corse senza fiato. Ma tanto l'estate non è per me. Attendo l'autunno. Ecco. E poi? Poi le parole non dette, le mani ritrovate, i corpi intrecciati dopo troppo tempo. E ancora, le parole pronunciate come un dono, le mani che vorrebbero cercarsi, gli occhi che si frugano. Sempre, l'amore che non si può non vivere. Anche...