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Crossroads

Crossroads,   è rimasto alcuni giorni sul mio comodino prima di iniziare la lettura: ho gustato l’attesa come fosse una promessa. Ogni tanto lo faccio con i libri che desidero molto leggere e Crossroads , l’ultimo romanzo di Franzen, ha meritato l’attesa. La storia, ambientata tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, è quella della famiglia Hildebrand e della comunità cristiana di New Prospect, alla periferia di Chicago, e rivela  cosa c’è dietro la sua facciata di piccola borghesia, svelandone le ipocrisie, le solitudini, la distanza fra prossimi. La crepa che consente lo sguardo del lettore è la crisi nel matrimonio fra Russ e Marion. Lui è il reverendo della First Reformed Church, patriarca debole, insoddisfatto del proprio ruolo che per questa insoddisfazione si compiace e si commisera assolvendo il proprio rancore verso il pastore rivale, Rick Ambrose, leader di Crossroads, l’associazione cristiana giovanile fondata da Russ ma sottrattagli proprio da ...

HappyNext. Qui e ora

Attenzione-Lentezza-Umiltà-Dolore-Memoria-Talento-Noi "Dai continui depistaggi da noi stessi possiamo salvarci solo con l'attenzione, che è un piccolo germe di libertà, un'insurrezione verso chiunque intenda controllarci o distoglierci da ciò che davvero conta. Per attenzione non intendo solo concentrazione, ma presenza di noi stessi in ogni momento, lo stare "qui e ora", come direbbero i monaci zen, vivendo intensamente e con consapevolezza." "Quando rallento e torno a ritmi più umani mi accorgo di riuscire a mettere le cose a fuoco, le vedo più chiaramente. Il ridimensionamento migliora la visibilità. Se voglio chiarirmi le idee, non vado a correre, vado a camminare. Se voglio provare davvero piacere, devo gustare, non ingozzarmi. Se voglio dare solennità a qualcosa, scandisco bene le parole o rallento i passi in una processione. Per godermi un'alba o un tramonto, mi devo fermare." I libri non capitano quasi mai per caso. In un lungo periodo...

Sembrava Bellezza

La scrittura di Teresa Ciabatti somiglia a un labirinto di intelligenti intrecci: impossibile non perdercisi. E’ scarno e asciutto; non fa sconti, chiede impegno e restituisce dubbi. I libri di Teresa Ciabatti che ho letto finora non mi sono piaciuti. “La più amata” e ora “Sembrava bellezza” mi hanno infastidita come poche altre volte è capitato. Potrebbe essere un pregio se a infastidirmi fossero state le storie scomode, ma ciò che mi ha stancato è il gioco di specchi tra l’autrice e la voce narrante. Un gioco costruito con supponenza e un inutile egocentrismo. Sembrava bellezza parla con la voce di una scrittrice alla soglia dei cinquant’anni, che ha raggiunto il successo tardi e che ora ha l’impressione che stia svanendo. Una donna con un successo esteriore e troppe macerie dentro. E’ stata una adolescente sbagliata e inadeguata, non abbastanza carina e poco amata (ci sono adolescenti che si sono sentite diverse da questa descrizione?). E’ una donna separata e con relazioni ins...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 38

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Macabea ha sempre pensato che tra i piaceri più grandi dell'avere un po' di tempo per sé ci sia questo: alzarsi per la colazione e poi, prima di vestirsi, tornarsene un poco sotto le coperte a leggere. Se poi dalla finestra aperta  entrano sole caldo e aria fresca, allora è proprio lì che ritrova la sua casa del cuore.

Arriverà l'autunno

Macabea ha solo pensieri sparsi, confusi e accaldati che non riesce a mettere in una fila di parole dal senso compiuto. Le sembra di non riuscire a trovare il modo di condividerli con chiarezza e si chiede se e a cosa servano pensieri che non trovano parole. Per esempio si domanda perché non sia riuscita a rinunciare ad arrivare alla fine di un libro che non le è piaciuto come sperava. Forse perché l’inizio l’aveva illusa? Ha pensato che alcuni libri somigliano a certi incontri per i quali ti prepari con cura e che immagini faranno con te tutta la strada a venire o, almeno, una buona parte, e poi magari si svelano frettolosi e distratti. Su con la vita*, di Howard Jacobson è stato così. Una bellissima intuizione, alcune battute fulminanti e poco di più. Si chiede anche perché invece gli autori italiani manchino così spesso dell’ironia che darebbe respiro alle loro storie. E’ così per L’acqua del lago non è mai dolce**, di Giulia Caminito , finalista allo Strega. E’ un libro talment...

Ragazza, donna, altro

Non so da dove iniziare, nonostante l'urgenza di parlarne e scriverne. Ne ho parlato, tanto, con i miei figli,  provando a condividere con loro il dono di una lettura illuminante che avrei desiderato non arrivasse all'ultimo capitolo. In un momento che mi sembra spesso livoroso nel sottolineare le differenze, l'incomunicabilità, una lotta che sembra più contro qualcosa o qualcuno che non a favore di qualcosa o qualcuno, il libro di Evaristo è uno sguardo nuovo, sorridente e accogliente verso chiunque voglia provare a sentirsi parte di una comunità di esseri umani mettendo in campo solo se stesso, ma completamente. La scrittura è inizialmente spiazzante. Non c'è quasi punteggiatura, nessuna lettera maiuscola per iniziare una nuova frase; nulla indica il dialogo. La scelta di andare a capo seguendo quasi il ritmo del respiro mentre la protagonista parla o pensa, fa somigliare la prosa a una sorta di componimento poetico. Si comincia a leggere cercando il punto, che non si...

Il colibrì

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  "Io credo che tu sia la parte migliore della mia vita, la parte che si può sognare" Questa frase, riportata anche in quarta di copertina, mi segue da qualche giorno e non mi consente di fermare un'idea precisa del libro. Non avevo mai letto prima un libro di Sandro Veronesi e forse anche questa conoscenza richiederebbe maggior frequentazione. Marco Carrera, il protagonista, è un oculista che sembra guardare più dentro se stesso che negli occhi dei suoi pazienti e dei suoi affetti. E' sposato, ha una figlia, un fratello lontano; ha perso i genitori e una sorella. Ama Luisa di un amore mai consumato e perciò eterno. Non sopporta la psicoanalisi ma ne è circondato attraverso le donne della sua vita e vi si rappacifica grazie a uno psicologo che proprio all'inizio del libro gli svela una verità che cambierà la vita di entrambi. Leggiamo la vita di Marco, apparentemente lenta, ferma come il colibrì in volo; un eroe suo malgrado come capita un po' a ciascuno di no...

"Scusatemi se faccio polvere"

Incuriosita da un articolo di giornale ho letto “Tanto vale vivere”, Dorothy Parker - La Tartaruga edizioni. I racconti della Parker sono al fulmicotone: fanno sorride, ridere e inorridire. Hanno un’ironia impetuosa, una frivolezza annoiata; deridono senza pietà le debolezze di cui va fiera la società americana del tempo. Mentre leggo sorrido molto e molto mi infastidisco. Penso a come verrebbero lette le donne raccontate dalla Parker dalle ventenni, e non solo, di oggi. Sarebbe ad altissimo rischio di fraintendimento e le verrebbe probabilmente negata la possibilità del sarcasmo con cui descrive se stessa e le altre donne. Complice forse una traduzione non più attuale, molti dialoghi risultano superati, così come poco efficaci i versi, ma proprio questo mi ha regalato un viaggio nel tempo, l’illusione di sedere in un club newyorchese negli anni del proibizionismo, o di entrare in un appartamento che ospita relazioni ufficialmente clandestine. C’è una società fiera della propria p...

"Le ripetizioni"

Mi sono chiesta più volte, durante la lettura de "Le ripetizioni", perché non riuscissi a chiudere il libro e restituirlo alla biblioteca.  E' stata una lettura fastidiosa, disturbante, a tratti disgustosa, ma c'è qualcosa, nel libro, che ne impedisce la chiusura definitiva. Forse è il continuo gioco di specchi con la propria memoria; forse sono i continui riflessi introspettivi e "estrospettivi"; forse è per il racconto di quanto possiamo essere ambigui, multipli, sfaccettati e sconosciuti a noi stessi pur restando completamente, inevitabilmente sinceri. Forse è stata la crudezza di leggere che tutti sono così: è come se nessuno si potesse salvare, come se tra le pagine ci si muovesse in una condanna collettiva alla menzogna; come se non ci fosse alternativa al cedere alla parte più orribilmente bieca di noi e, nel contempo, si intravvedesse anche una assoluzione collettiva: la memoria che decidiamo di conservare, di svelare o di tacere e dimenticare, potre...

Il libro dei ricordi perduti

Roberta Pietrykowski lavora in una libreria di libri nuovi e usati e ama raccogliere, per conservare, le lettere, le foto, i biglietti e tutto ciò che trova tra le pagine dei libri che cataloga. Ha un rapporto fisico con le pagine scritte: le tocca, le annusa, le ascolta. Quando suo padre le porta una valigia con alcuni vecchi libri della nonna Dorothea, Roberta trova una lettera del nonno, Jan, che non coincide con il racconto conosciuto della storia familiare. Scopre così che Dorothea è stata Dorothy, la moglie infelice di Albert; la madre mancata di troppi figli; l'amante appassionata di Jan Pietrykowsky, che lei ha sempre pensato come il suo nonno paterno. Per tutta la vita Dorothea ha portato con sé un segreto a cui, con consapevolezza, ha deciso di affidare il proprio destino e la propria vita e adesso che è vecchia, e lucida come possono esserlo solo i vecchi che si concedono di tornare bambini, raccoglie le domande della nipote pima ancora che vengano formulate, e si chiede...

La vita invisibile di Euridice Gusmao

Per qualche giorno sono stata Euridice. Ne ho compreso i silenzi, gli altrove in cui abitare per resistere ai giorni quando sono sono della nostra misura.  Ho pensato alla scelta del suo nome e al mito che richiama. Euridice Gusmao parla poco, nel libro. Sappiamo cosa pensava la ninfa Euridice?  Per alcuni giorni ho seguito Euridice e la sorella Guida e anche al suo nome ho pensato tanto. Prima perché non facevo che leggere "Giuda" (e in qualche modo Guida tradisce Euridice e ne è anche la migliore amica come lo era, forse, l'apostolo che tradendo Gesù gli ha consentito di risorgere) e poi perché lei la sua vita l'ha guidata a dispetto di tutto e di tutti, finanche di se stessa.                               Ho seguito anche Zelia, la vicina di casa che dà voce a tutte le nostre invidie, ai nostri sguardi da dietro una tenda, alla nostra incapacità di amare ciò in cui siamo. Le pagine scorrono legg...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 33

Svegliarsi presto e poter evitare di accendere la lampadina scegliendo la luce, spesso rosa, che entra dalla finestra. Rinnovare la colazione. Più silenzio, per arginare le notizie che si ripetono sempre così poco luminose, per aprire un libro che si possa leggere in un tempo breve, quando gli occhi sono ancora un po' velati dal sonno.  Avere sempre un libro sottile in borsa in cui perdersi mentre si aspetta. E una matita per segnare ciò che deve restare. Condividere le notizie buone, riconoscere uno volto solo dallo sguardo e regalare (e regalarsi) l'occasione per un saluto inaspettato, tanto più partecipato proprio per la privazione della pelle. Ritrovare un'amica dopo che il Virus l'aveva invasa e trovarla più bella e consapevole e preziosa.

Centuria

Cerco una bussola. O forse no. Forse mi accontenterò di ascoltare questo sottofondo di sinapsi che sono tornate momentaneamente frementi come ragazzine. Forse mi basterà la riscoperta dei miei pochi neuroni ancora recettivi che stanno spingendo per farsi spazio tra quelli dormienti.  Tutta questa inaspettata vitalità proprio "fisica" e "materiale", nel mio cervello, per aver aperto il libro di Manganelli, Centuria, ed esserci caduta dentro. Tra lo stupore dell'inafferrabile e l'impossibilità di trascurarne il mistero.  Qualche cosa è mutato. Per pochi giorni o per sempre si vedrà

Piccoli esercizi di felicità quotidiana.29

Quando i giorni diventano un gioco duro da affrontare, si inventano mosse ben conosciute a cui affidarsi. Allora si manda un messaggio a un fratello lontano solo sulla carta geografica; il fratello che si credeva perduto e che invece è tornato e che capirà anche il mio tacere. Si racconta a un'amica di quanto possa essere detestabile non riuscire a ignorare il proprio sesto senso perché solo lei potrà dire "non ascoltare e stupiscilo" e poi accogliere il mio "sono troppo stanca". Con un'altra amica si condivide il sollievo di una scelta finalmente arrivata in porto, perché il desiderio di dormire fino al compimento di tutte le scelte che non dipendono da noi ma che ci coinvolgono più delle nostre è lo stesso, e se i sogni sono diversi possono comunque comprendersi. Ci si ritaglia angoli minuscoli di tempo rubato con la lievità di uno sguardo per me impossibile altrimenti da trovare e che non riesco a imparare. Soprattutto si apre il catalogo online dell...

Gli Autunnali

Scelgo un libro non a caso e scopro che racconta di te, di noi. Sa, il protagonista, che racconta una storia che è anche sua, oltre che nostra? Cosa sa di te, se qualcosa sa? Cosa immagina? E' una profezia di se stesso? E tu? E io? E la foto che tiene in tasca e ritrova poi in un corpo vivo? E' lei? I libri sono creature imprevedibili. Ci scelgono anche se pensiamo di essere noi a sceglierli. Ecco perché non posso non leggerlo: perché devo chiuderlo, per poter chiudere anche uno dei nostri capitoli. Chi scrive i libri? L'autore il cui nome compare in copertina o il lettore che da quella copertina, e da quel nome, si fa scegliere? Mettendo da parte, provando a chiuderli in un cassetto, i pensieri personali, "Gli autunnali", di Luca Ricci è un libro che si può anche non leggere, titolo e copertina ne sono, a mio avviso, la parte migliore. Per tutto il resto,  https://www.criticaletteraria.org/2018/04/gli-autunnali-luca-ricci.html

L'educazione delle donne che parlano

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Ho chiuso L'educazione per lo stesso motivo per cui l'ho aperto.  Una parte della mia famiglia è coinvolta in una storia parallela, anche se forse meno estrema, di quella raccontata da Tara Westover.  Il disturbo mentale nascosto da una scelta di adesione totale, assoluta, a un credo religioso che chiede l'abiura a ogni libero pensiero e, in questo modo, solleva da ogni responsabilità di scegliere. Il fallimento di una relazione che non può finire e che si racconta come la migliore tra tutte quelle possibili. L'affidarsi senza tentennamenti a risposte che altri hanno formulato per noi, per non concedersi la fatica e la responsabilità della scelta. La violenza che tutto questo regge e che colpisce anche chi da questo disegno resta fuori. Tara ne esce studiando, educandosi a pensare e a pensarsi come altro da questa famiglia che è un universo parallelo a ogni altro. Non è un libro memorabile: la scrittura è piana, semplice, senza pretese di letteratura c...

Cambiamenti

Il mio corpo parla.  A volte ho l'impressione che si stia sgretolando lentissimamente e cerchi di farmelo sapere con piccoli segnali che rallentano i movimenti o li rendono più faticosi. Quello che però mi spaventa è un senso di vuoto che mi si allarga nello stomaco fino ad arrivare al cuore, ai pensieri; che mi fa sentire sull'orlo di un buco nero che sembra volermi inghiottire e sul quale temo soprattutto di perdere il controllo. E' una paura del tutto nuova e mi ripeto che fino a che la vedo, fin tanto che intorno a quel buco nero ci sarà la balaustra della mia fragile lucidità, riuscirò a non caderci dentro.  Cerco di alzare le difese raccontandolo, in qualche modo, magari sorridendo di questa nuova fase che mi fa entrare decisamente nell'età della quasi vecchiaia. Ma il racconto è timoroso. Come si fa a dire a chi si ama che ho paura che un giorno mi lascerò cadere, perché l'angoscia è troppa e mi divora? Chiedo di essere abbracciata, scherzo con amich...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana.27

La poesia che sorregge. I libri in cui perdersi. I messaggi delle amiche ad alleggerire i pensieri. La prospettiva, per il prossimo rientro, di una colazione con chiacchiere e caffè. L'attesa per l'ouverture più bella di tutte, nella cornice più bella di tutte e con le lacrime pronte nella tasca del cuore. "Le mie mani mantengono stelle, Afferrò la mia anima perché non si spezzi La melodia che va di fiore in fiore, Strappo il mare dal mare e lo pongo in me E il battere del mio cuore sostiene il ritmo delle cose." (Sophia de Mello Breyner Andresen)

Il borgo. William Faulkner

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"Era una grigia giornata colore sostanza del ferro, una di quelle giornate senza vento, di una plastica rigidezza troppo morta anche solo per produrre o rilasciare neve, una giornata in cui perfino la luce non subiva mutamenti ma pareva uscire, all'alba, tutt'intera dal nulla e sarebbe spirata nel buio senza gradazioni" In alcuni libri si entra in punta di piedi. Ci si lascia avvolgere con la lentezza di parole e linguaggi e tempi dimenticati dalla brevità dei nostri giorni e dei nostri tempi. Poi s'inciampa in una frase perfetta, si sorride e ci si mette comodi: sospesi tra il desiderio di leggere e quello che il racconto non finisca mai.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 26

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La lettura è a volte un modo ingegnoso per evitare di pensare. (A.Helps)