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La casa di Macabea

Ho provato. A cercare le parole, a lasciarmi trovare dalle parole.  Forse se sapessi stare in silenzio, riuscirei. Ma i miei pensieri non si fermano; si fermano le mie parole.  Va bene. Accolgo l'incapacità di ascoltarmi mentre provo a dire tutto il dolore che mi ha urlato dentro e che ancora è lì, pronto a ripetersi.  Non si può dire, io non so dire, il dolore del convivere col terrore di perdere un figlio perché lui pensa di volersi fare perdere. Ma lui è qui. Noi siamo qui. E barcollando ci teniamo per mano. Raccontarmi scrivendo è sempre stato il mio modo per sopportare il peso di ciò che non so dire ad alta voce. Scrivere è la mia voce.  Ho appunti straripanti di prime righe lasciate a diventare anche le ultime.  Punto.  Sento il desiderio necessario di spalancare la porta di casa di Macabea e inondarla di nuova luce.  Lì posso essere quello che sento, vederlo uscire da me, diventare più leggero, per poi riprenderlo. Anche tacendo. In questo ultim...

Basta questo

Guardo la neve che è arrivata così vicina. E la guardo tra le trame sottile di una tenda e dalla cornice di una vecchia finestra sul cui davanzale ha trovato rifugio un geranio fiorito nella confusione di un autunno che sembrava un principio di estate. Potrei essere ovunque. Ma sono a casa. Ho la testa che rimbomba di pensieri, come sempre, e di un’influenza intempestiva come mai prima. C’è stato un tempo in cui l’influenza voleva dire il lettone della mamma e del papà, le coccole della nonna e un sentirsi sospesi nella concessione di lussi altrimenti impossibili. Poi è diventata l’influenza, rara, dei miei figli e la possibilità di coccolarli mischiando il calore dei corpi ai baci che altrimenti venivano schivati dall’urgenza dei giochi. Da tanto tempo non scrivo. Continuo a portare con me taccuini che restano chiusi e penne stilografiche con l’inchiostro ormai secco. I miei pensieri continuano a mulinare sotto forma di parole tracciate e allora, per illudermi di non smarrirli, li...

Punto e a capo

Resite l'impegno di non formulare propositi che non siano minuscoli: usare l'auto il meno possibile, dimenticarsi definitivamente dell'ombrello. Nessun proposito, qualche desiderio. Che il silenzio che ho dentro si riempia di capacità di ascolto e che l'ascolto si trasformi in gesti e, magari, in abbracci. Che il pensiero luminoso che mi ha sostenuta nei mesi scorsi e che sembra essersi affievolito sotto il peso della stanchezza, possa ritrovare ossigeno per crescere. Che tutti stiano bene. Avrò tante pagine bianche da riempiere insieme a Macabea e chissà che qualcun'altra non venga a farci compagnia. Sorrido.