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Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 28

Cose vuole dire essere amiche? E qual è la sottile linea che separa la conoscenza da un'amicizia? Qualche sera fa ho condiviso confidenze, chiacchiere, pettegolezzi, risate e domande esistenziali con due donne che non avrei definito amiche, ma nemmeno conoscenti, prima di quella cena. E ora? E quanta meraviglia c'è in questo saper condividere con profonda leggerezza tanta parte di noi? Sapendo, a pelle, di poter contare sull'accoglienza dell'ascolto: divertito e attento e discreto. Quanto mi mancano le amiche che ti accompagnano da sempre lungo la strada? Moltissimo. Un vuoto incolmabile. Quanto sono grata di aver imparato ad accogliere gli incontri adulti, a fidarmi del mio intuire, a fidarmi delle donne che ho casualmente incrociato, con cui percorro sentieri differenti con passi differenti e sempre la stessa curiosità? La disciplina che mi impongo in queste settimane non mi appartiene. Mi è però necessaria per restare in equilibrio e pensare di avere abbast...

Capitano giorni

Capita di attraversare i giorni come un tunnel buio, senza vedere la luce in fondo, pur sapendo che deve pur esservi, prima o poi. Capita di aver paura, di temere di non riuscire ad arrivare, di non avere abbastanza fiato per correre, abbastanza forza, abbastanza coraggio. Capita di non poter che attraversarlo, il tunnel. E il coraggio, la forza, il fiato, di doverli trovare per forza. Capita. Capita di non uscire dal tunnel ma di trovare, in un punto non precisato della corsa, una finestra di luce e di aria; una panchina per riposare e prendere fiato; un momento per dirsi che la paura si domina, se non si riesce a vincere. Capita di incontrare una mano tesa e di afferrarla e sentirsi meno soli e meno impauriti. Capitano giorni inaspettati che portano un regalo minuscolo e prezioso. Perché il valore del gesto è molto più di ogni altro. Capitano giorni di bruma su acque lente e di cieli leggeri su colline morbide. Capita di inciampare in risate dimenticate e in chiacchiere profo...

Galleggio

Diventare liquida, come acqua che entra nelle orecchie e amplifica il respiro, il battere del cuore, il rumore lieve del pensiero. Le braccia che spostano acqua. Le gambe che muovono acqua. I piedi. Diventare liquida. Scivolare lungo i giorni, portandone via il peso. Liquida, trasparente, evanescente. Poi questa punta allo stomaco. E il silenzio. Pesante.

Acqua

Non si smette mai di imparare a nuotare. E l'acqua che ci tiene a galla è sempre differente: fosse anche quella della vasca da bagno... Non so decifrare queste ultime ore. Le vedo come un cielo in divenire eppure immobile. Le sento come una chiave persa, e poi ritrovata e poi forse sbagliata... Allora galleggio. A morto. E lascio che sia l'acqua a portarmi. L'acqua fresca che chiedo a meta' mattina. E quella che mi circonda senza che io l'abbia cercata. Se mi guarda intorno non sono sola. Altri nuotano con me. E c'è anche chi osserva dalla riva. Si tratta di capire se per lanciarci una cima o per guardare mentre cerchiamo una riva. E ancora. Voglio arrivare davvero a riva o preferisco continuare a galleggiare? A riva sentirei il peso del mio corpo, qui, in mezzo all'acqua, posso pensarmi leggera. Per un po' andrò sotto. Forse sarà l'assenza di aria a darmi il respiro che cerco oggi.

Acqua

Se non si hanno parole, allora è meglio tacere. Ma si posso ritrovare le parole perdute, tacendo? Si ascoltano rumori di frammenti che ci cadono dentro e si immagina la scena, come in un cartone animato: la tristezza che strappa un sorriso per esorcizzare il timore. Ma oggi è venerdi'. E il solo rumore che dovrei sentire è quello dell'acqua che mi scivolerà intorno. A lavare il cuore. E i pensieri.
L'una. Aspetto ancora qualche minuto e poi andro'. Un piccolo tuffo e per un'ora ci sara' solo acqua, musica e corpo. Un'ora per non pensare e lasciare andare a fondo tutta la zavorra della settimana. Vorrei fosse vero...