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Capita

Capita di trovare una porta inaspettata e, attraversandola, ritrovarsi in un altrove impossibile e proprio per questo immaginabile. Capita di trovarsi a casa e per un po’ concedersi il desiderio di non ripartire. Capita. Insieme alla consapevolezza del ritorno necessario, alla gratitudine per una parentesi di sospensione da ogni responsabilità e per il dono di un luogo del cuore che accoglie senza riserve e senza domande.  

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 37

Ranuncoli, giacinti, rose e tulipani: la primavera in casa. L'idea di un paio di scarpe talmente assurde che chissà quali passi sapranno camminare. Lasciarsi circondare e abbracciare nonostante l'urgenza del silenzio non se ne voglia andare. La cioccolata nel cassetto per i momenti amari. Respirare. Più o meno.  

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 35

Un bicchiere di vino con un'amica che ti trova bella. La prima volta dell'anno in bicicletta. I tulipani. Piccoli acquisti che colorano le stanze. Il profumo di una colazione regalata Il terrazzino che si rianima. Il primo picnic al sole, con la promessa di primavera intorno. Marzo.

Troppo sole

Macabea ha sbottonato un po' il suo vestito nuovo, di cui non si era accorto nessuno, e ha lasciato che fosse il sole ad accarezzarla. Macabea ha mandato parole precise, e alcune anche dal sorriso audace, che nessuno ha davvero sentito. La promessa della primavera le fa spesso quest'effetto di risveglio, di necessità di attenzioni regalate che non dovrebbero essere cercate o addirittura chieste. Macabea sa di non essere mai stata brava a esprimere i suoi desideri; sa che le volte che li ha espressi sono caduti in un silenzio assordante o in un diniego fermo. Probabilmente ha desideri che devono restare tali: siano minuscoli, come quello di oggi di essere accarezzata, o enormi come quello di un bambino che non poteva essere il suo.  Macabea ha quasi imparato: a farsi i regali da sola, a sorridersi allo specchio, a dire molti più "sì" di quelli che avrebbe detto un tempo; ha imparato che sa avere delle amiche e che piace alle donne che le piacciono.  Macabea, che ha imp...

Se non ci fosse la poesia (ci sarebbero i sogni)

Son fatta di  sogni infranti dettagli inosservati amori irrisolti Son fatta di pianti senza ragione persone nel cuore atti impulsivi Sento la mancanza di luoghi che non ho conosciuto esperienze che non ho vissuto momenti che ho già dimenticato Sono amore e affetto costante, distratta quanto basta non mi fermo un istante... Ma continuo a vivere e imparare. (Martha Medeiros) Macabea sogna una mano che sfiora la sua, la prende e la porta in un vortice di vita. Il sogno riunisce la lettura di un dono prezioso e il viso di un incontro schermato dal un video. Macabea trattiene la sensazione di quella mano che stringe la sua e le consente di dire: chiudo gli occhi; pensaci tu.

Maturità2020

Oggi è il tuo giorno ed è come il cielo di oggi: azzurro di sole, con nuvole grigie all'orizzonte e un vento capace di allontanarle. E’ il giorno in cui la tenacia, la resilienza, le lacrime e le paure hanno varcato la porta verso un futuro tutto da scrivere. E’ il giorno del respiro leggero dopo la notte senza sonno.  Il giorno del profumo salato della laguna, dopo quello delle lacrime; dei baci ritrovati e delle mani intrecciate. Oggi è il tuo giorno. Solo tuo.  Ti guardo da qui, un po’ lontana, perché nulla possa interrompere la linea del tuo orizzonte. Ti guardo e mi sembri bellissima e grande.  Lo sguardo antico che mi ha innamorata diciannove anni fa, appena uscito al mondo, oggi è quello di una donna che risplende della conquista. Vai, Ciccetti. Risplendi!

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Immagine
Ti imparo da sempre e non imparerò mai abbastanza. Ci siamo guardati una prima volta e uno sguardo è bastato a comprenderci. Continuiamo a guardarci e a volte sembriamo tornare a quel primo sguardo, altre ci sopportiamo appena, altre volte ancora è un sottintendere complice e divertito. Ti imparo da sempre e non imparerò mai abbastanza. Inconsapevolmente consapevole delle tue doti e del regalo che sei per noi. Per me sei il bimbo buffo che mi fa sempre tanto ridere e riempie il cuore di gioiosa tenerezza. Sei i tuoi occhi azzurri e grigi e verdi che cambiano con te e con il tuo umore. Sei i tuoi capelli biondi, lunghi e ribelli. Sei le tue labbra che non ti piacciono e che invece a me ricordano quelle della mia nonna; e la tua generosità. Sei quello che non tace,che prende parte e posizione. Che mette a dura prova tutti noi con i tuoi gorgheggi sotto la doccia. Sei l'uomo che stai diventando e che mi pone sfide grandissime perché tu sei grande e non ti accontenti. E perch...

Basta poco

Ascolto i miei figli parlare tra loro. L'incanto è nel sentirli tanto ricchi di pensieri, di parole, di capacità di confrontarsi, anche polemicamente, intorno a questioni solo apparentemente di poco conto. Sentirli così vicini mi regala la speranza che non saranno mai soli, finché sapranno di aversi. E' sera tardi quando distraggo F. dal suo ripasso per condividere una tisana e qualche idea. Mi trovo a dialogare con un adulto che splende della freschezza dei suoi pochi anni. Mi definisce, con chiarezza rara, la risposta a una domanda che mi segue da alcuni giorni (e che non può avere una risposta definitiva) lasciando aperto il dialogo e donandomi una capacità di sintesi che non riuscivo a trovare. E' ancora più tardi quando accompagno A.nelle sua ricerca di riposo. Una bevanda bollente che la pervada e la copra e le mie parole sussurrate all'orecchio come un tempo le cantavo una ninnananna composta per lei soltanto. Mi trovo abbracciata a questa giovane donna ric...

20'anni

Si usa dire "ti amo come il primo giorno", ma per me non è così. 20'anni fa amavo il disegno che di te avevo tracciato negli anni, che mi sembravano tanti, precedenti a quel giorno. 20'anni fa non sapevo di amare il tuo parlare da solo mentre aggiusti il rubinetto o guardi il salto in alto; le briciole che circondano il tuo piatto e sconfinano sul pavimento, la tua infinita pazienza del padre che ancora non eri, la tua abilità nell'impastare il pane. Servirebbero 20'anni e forse non basterebbero, per tutto ciò che non sapevo di amare. Quindi oggi non ti amo come quel primo giorno. Oggi ti amo con i 20'anni che abbiamo camminato insieme: salite, discese (poche pianure), la determinazione quasi miracolosa nel voler continuare a trovarci. Ti amo di tutti i "sì, lo voglio" che abbiamo pronunciato ogni giorno per tutti questi anni. Cammina ancora con me, tienimi la mano. "Sì, ti voglio".

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 25

Indossare un vestito che mi fa sentire bella (anche se ho chiuso la scollatura almeno un po'), che è della taglia che vorrei sempre, e scoprire che stringe appena appena un po'. Prenotare i biglietti per un luogo bellissimo, e andare con alcune fra le persone più care che potrebbero farmi compagnia. Una lista di gesti quotidiani disciplinati e ben alternati fra lavoro e svago. Aspettare l'arrivo di un nuovo libro che possa aspettarmi sul comodino. (Aspettare che tu ti accorga che dovresti riconquistarmi. Ah, no! Non è da te dedicarmi i gesti che vorrei. E sai una cosa? In questo momento nemmeno crederei, ai tuoi gesti. Mi hai frantumata e nemmeno te ne sei accorto.)

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 24

Smettere di leggere l'odio e la violenza di chi si ritiene detentore della sola verità possibile. Impegnarmi a declinare al femminile tutti i vocaboli divenuti esclusivamente maschili solo per cultura e non per grammatica. Dare un senso ai miei capelli in modo da lasciarli poi crescere felicemente confusi come sono. Un regalo: un vestito che sembri una nuvola; o un prato fiorito Regalarmi tempo per me sola senza alcun senso di colpa. Accogliere le mie nevrosi con un sorriso e pulire e stirare tutto il pulibile e lo stirabile. Leggere, leggere, leggere. Condividere piccoli gesti di libertà e bellezza. Essere grata anche quando non capisco di cosa. Abbracciare e chiedere di essere abbracciata. Toccare e lasciarmi toccare. Aggrapparmi alle sole Mani che non mi lasciano mai.

Capitano giorni

Capitano giorni che sono regali per sempre. Bisogna avere la prontezza di afferrarli e attraversarli con consapevolezza frivola e leggera. Allora c'è vento a scompigliare i capelli e i sorrisi. C'è un abbraccio in un caffè elegante a sciogliere una confidenza accolta con la naturalezza dell'affetto sempre e comunque. C'è una città bellissima sempre da scoprire. C'è la gioia dello stare insieme in un tempo ritagliato come per magia. Poi capitano notti di sonno faticoso, di silenzi dolorosi e distanze che sembrano incolmabili. Allora ci sono gesti mancati e parole taciute e paure talmente lucide da spalancare gli occhi sul buio. E capitano mattini a seguire quelle notti. Allora ci si aggrappa al giorno, agli sguardi sereni in cui si è riflesso il mio, alla naturalezza del riconoscersi senza necessità di dirselo. Basta guardarsi, per sentirsi. E se qualcuno non ha voluto entrare nel nostro cerchio, è mancata la sua presenza, ma siamo stati cerchio lo stesso: forse ...

"Scusa"

Esistono parole che curano più dei balsami e di qualsiasi medicamento. Una di queste parole è "scusa". Cinque lettere che fatichiamo a imparare e a pronunciare. Cinque lettere che ascoltarle fanno tornare il respiro. L'hai pronunciata forse per la prima volta. Nel buio e nel silenzio. E' arrivata come una brezza leggera a sfiorare i brandelli del mio cuore ferito. Ha trovato dimora in un abbraccio. Il momento del ricostruire paziente e delicato inizia da qui.

Caro Te

Caro Te. Abbiamo scelto di non dare nome ai gesti, alle conversazioni, al gioco di queste ultime settimane. Sappiamo bene, entrambi, che i nomi rendono reali le situazioni e abbiamo scelto, in un muto comune accordo, di preservarci da un dolore che a pronunciarlo sarebbe stato senza ritorno. Caro Te. Che non riconosco nel disegno che di te ho tracciato, in tanti anni. Nel racconto che tu mi hai narrato, in tanti anni. Che mi fai un po’ tenerezza e un po’ rabbia nel tuo facile aderire ai luoghi comuni che hai sempre irriso negli altri: dell’età, dell’appartenenza di genere.   Caro Te. Che hai intuito il mio sapere e maldestramente provi a tacitare il mio sentire e il mio dire composto da parole sconnesse, all'apparenza; pronunciate nel buio per non rischiare di oltrepassare la linea di confine che abbiamo tracciato. Convinto, come sempre, che il non dire, il lasciar passare il tempo, sia la migliore scelta possibile. E che ancora, dopo tanti anni, non hai compreso che so...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 21

La finitezza della condizione umana. La sua vulnerabilità. La banalità del male. L'evento che ci passa attraverso e dal quale partire. Le parole per attraversare il vuoto e renderlo sopportabile. La dignità. La sacralità della persona. E molto altro che è diventato parte di me. Del mio poter dire "io". Michela Marzano . Ieri.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 20

Mi dicono che hai scelto una nostra foto e una poesia di Saba. Mi dicono il tuo "ti voglio bene". Mi dicono perché tu non dici e io non ho modo di vedere. Non serve vedere. Ti sento. Nell'abbraccio spigoloso. Nel tuo scrutarmi e comprendermi come pochi altri. Nei tuoi silenzi. Nel tuo cuore che resta luminoso anche nel percorso complicato che ti è toccato in sorte. Ti sento e mi senti. Il regalo più bello non poteva che arrivare da te. Grazie, F Ti voglio bene.

San Valentino 2019

Un libro che mi sono regalata ed è arrivato puntuale oggi. I messaggi molto sorridenti e ironici che solo le amiche posso mandare, regalando proprio quello di cui ho necessità oggi: presenza leggera come un abbraccio rotondo. Un complimento inaspettato, ancora una volta da una donna, e davvero gradito nel suo essere minuscolo. Il sole e i mille mazzi di fiori colorati che vedo uscire dal fiorista qui sotto e invadere la piazza. Una frase che Montale ha scritto proprio perché io potessi trovarla e farla mia oggi. Respirare. 

A.

Di te ho il vuoto, il silenzio, la lontananza. Il vuoto è contenitore da riempire. Il silenzio è ascolto di pensieri sussurrati. La lontananza è invito a camminare per trovare il sentiero da seguire per raggiungerti, o aspettarti. Di te ho la musica che ti porti nelle orecchie; gli occhi enormi che vedono oltre; le parole scritte con l'urgenza della poesia. Apro le braccia e ti guardo mentre spicchi un volo che non sai di saper volare. Eppure voli. Sei lo splendore che ha illuminato i tuoi occhi per lo stupore di sentire quanto l'amore può essere denso. Vola. Ama. Vai.

Io con Macabea

Siamo tanti e siamo uno. Oppure siamo uno e siamo tanti. Per esempio io sono quella che tutti chiamano con lo stesso nome, poi sono i ruoli che ho scelto di vivere, quelli che mi sono trovata a interpretare; e sono Macabea. Devo dare pensiero, e voce, a ognuna delle anime che mi compongono, se voglio restare intera. E l'ordine rigoroso dei gesti che compongono le mie giornate serve a questo. Ho pensieri da sempre confusi, tenuti a bada da un ordine esteriore che in qualche modo li preserva dalla follia. Stamani il gesto inaspettato di qualcuno che, forse, ha intravisto Macabea nella donna non più giovane intenta a leggere il giornale con davanti una tazza di caffè bollente e un croissant delizioso. Un gesto che non mi aveva mai sfiorata prima, che è stato come una brezza di mare portata fin qui da un vento generoso; come il profumo della neve quando scende sulle montagne qui vicine. Un gesto per cui non posso dire grazie a un volto che perciò mi è concesso di immaginare e, qui...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 19

Alcuni giorni arrivano per essere attraversati con la consapevolezza del sogno ad occhi aperti. Allora ci si ritrova tra le dita il profumo che si è desiderato tanto tornare a sentire e la pelle, finalmente, ne viene saziata. La pioggia sottile e gelida di ieri ha portato un risveglio di nebbia che fatica a sollevarsi, stamane. Va bene così: rallenta i gesti e i pensieri ancora ingarbugliati tra ore sospese in un Altrove senza un luogo caldo per accoglierlo. Va bene così: torneranno il sole, le corse attraverso giorni mai abbastanza lunghi per tutto. Va bene così: si vive anche di questo andare e tornare tra i sogni, la veglia, il sonno, la consapevolezza e la follia.