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La scena più triste

La fronte di Macabea sapeva benissimo dove si sarebbe appoggiata, allora lei ha chiuso gli occhi e ha detto la sua fatica enorme e il suo bisogno di aiuto. Pensava che il braccio si sarebbe alzato e l'avrebbe coperta e scaldata e rincuorata.  Non sarebbero servite parole perché per abbracciarsi si fa così: "ci si avvicina lentamente/eppure senza un motivo apparente,/poi allargando le braccia,/si mostra il disarmo delle ali,/e infine si svanisce,/insieme,/nello spazio di carità/tra te/e l'altro (C.L.Candiani). Invece il braccio è rimasto al suo posto, le ali non si sono aperte e e loro non sono svaniti insieme. Nessuno spazio di carità. Solo alcune parole che si potevano rivolgere al cucciolo di casa "su su, vai di là, guarda un po' di tv, rilassati". Nessuno spazio di carità. Nessun disarmo per svanire insieme. Solo un gran freddo che Macabea non riesce a non sentire anche adesso, che sono passati alcuni giorni. Solo la data di scadenza, della sua scadenza, c...

Invece il freddo

 Basterebbe poco, un gesto piccolo, una parola breve.                                                                     Basterebbe un pensiero che si facesse sentire, caldo come la coperta che lo sostituisce per trovare il sonno, un sonno abitato da troppi sogni troppo faticosi.                                                                  Basterebbe uno sguardo che si fermasse un solo istante nel mio, una mano a spostare i miei capelli dagli occhi.                                                        ...

Siediti, riposa. ci penso io.

Un giorno privo di luce che vorrei passare raggomitolata dentro un libro che porti altrove i miei pensieri. Ho i piedi freddi e gli occhi stanchi. Penso che non rinuncerò alla mia passeggiata, sotto l'ombrello e con scarpe capaci di tener fuori l'acqua. Forse. Ho bisogno di stancare il corpo per non sentire la fatica del pensare. L'inadeguatezza delle mie risposte alle domande di chi mi è accanto è talmente imbarazzante che la fuggo e mi nascondo. Non so come alleggerire i pensieri e lo sguardo della mia mamma, né come risolvere i labirinti intricati di mio padre; non so come riannodare il filo d'oro con mio figlio, che cresce troppo in fretta e che è così fragilmente confuso; non riesco, se non in maniera scostante, a tenere tra le braccia mia figlia in modo che sappia che ci sono sempre e incondizionatamente; non ho le parole e i gesti per accogliere mio marito, le sue fatiche e il suo immenso pensiero. Non ho risorse nemmeno per tenere in piedi i miei giorni, come ...

Pausa pranzo

Parole sconnesse a ore insolite.  Accelera il cuore e si fa corto il respiro.  La pelle si fa sottile e sensibile e porta un pensiero che si sceglie di non ascoltare e allora si manda un messaggio a un'amica; che propone un caffè.  Alcune giornate iniziano così.  Proseguono grigie e fredde con un desiderio di neve.  Il freddo rallenta il pensare.  Il pensare rallenta il fare. Attendo il ritorno a casa, la poltrona, le pagine che dovrò registrare, i racconti polemici e un po' ridicoli dei ragazzi. Il profumo della cena e il sonno preceduto dalla consapevolezza dei sogni.  Ma intanto sono qui, con le mani fredde su questi tasti neri e consumati. A cercare un ordine fra la confusione di pratiche sterili, non riuscissi a vederci sempre un nome e un volto, dietro ai fascicoli. Intanto sono qui. Il mio muovermi fisico è qui. Il mio pensiero è lontano, oltre la finestra che si affaccia sulla piazza vuota, a quest'ora, e ancora più in là. E' s...

Un giorno mi perdonerò

Un giorno mi perdonerò. Del male che mi sono fatta. Del male che mi sono fatta fare. E mi stringerò così forte, da non lasciarmi più. (E.Dickinson) La disciplina delle ore, delle liste, dei gesti, delle parole che si compongono negli occhi e sulla pagina. Puntello i miei giorni e il mio perpetuo cadere come nei sogni che non faccio. Copro ferite con silenzi che assordano e stupide canzoni tanto allegre da fare male, oggi. Altrove la neve. Qui è sole gelato e cielo trasparente. Ho bisogno di una coperta e di caldo che accoglie.

Propositi fatiche attese

Anche il proposito di capitare in questo spazio bianco almeno un paio di volte a settimana sembra, in questi giorni, gravoso più di quanto sappia dire. Eppure lo faccio. Come continuo ad alzarmi la mattina, a indossare la mia maschera di normalità e attraversare i giorni. Come continuo a chiedere, la sera, di esonerami  da altre mattine e la mattina, al risveglio, non stupirmi di non essere stata esaudita. Come continuo a camminare nonostante le scarpe rotte e le ossa stanche. Provo anche a continuare i miei piccoli esercizi di felicità quotidiana che, ora come non mai, sono mantenuti in vita dai libri. Da quello che ho in borsa a quelli che attendono sul mio comodino. Ho occhi stanchi e gonfi di troppi pensieri. Ho mani fredde e ferite da minuscoli morsi di enorme ansia. Ho cuore rassegnato e corpo che non so spegnere se non in un sonno di sogni brutti e faticosi. Aspetto il Natale. Sono pronta, nel mio essere completamente impreparata, ad accogliere una Luce, se mi veniss...

La trasparenza

Mi svesto piano, accanto a te che leggi. Non ti accorgi della mia studiata lentezza, perso tra parole che ti portano lontano. Cerco il tepore in queste notti estive insolitamente fresche. Trovo un sonno profondo e invincibile. Ho desiderato a lungo la dissolvenza. Ho trovato la trasparenza. La mia.

Neve

Dove vivo, la neve cade e non si ferma.  Insegna a gioire del momento, della speranza che questa volta sarà diverso.  S'impara l'attesa e la disillusione.  Resta, ogni volta, lo stupore della felicità per questi fiocchi di passaggio.

Piccoli pezzi

Desideravo un altro piccolo esercizio di felicità che gira da un po' tra i miei pensieri, invece mi sento così a pezzi, ma pezzi piccoli e uno diverso dall'altro, che non posso. Ciò che posso è cercare i cerotti della giusta misura per tenermi insieme. Mi chiedo quando arriverà il giorno in cui non serviranno che quelli più piccoli e solo così, per prudenza. C'è chi riesce a mandare in frantumi il mio cuore con precisione chirurgica e poche frasi. C'è chi riesce a farmi sentire sempre la ragazzina che delude le aspettative, quella che non fa e non è mai abbastanza. E poi ci sono io. Volevo respirare l'odore del mare, oggi. Nel vento freddo che qui sembra portare il profumo della neve e invece, in spiaggia, avrebbe portato sale sulle labbra e tra i capelli. Volevo un vento che impedisse di sentire la fatica del mio respiro. Invece sono rimasta qui. A pezzi che nessuno raccoglie. Nemmeno io.

Buio a mezzogiorno

Capitano giorni di buio a mezzogiorno. Capitano giorni che si vorrebbero attraversare dormendo un sonno senza sogni e senza fine. Capitano giorni in cui tutto va come non dovrebbe andare; giorni che infrangono le speranze, per quanto faticose; che cancellano i progetti, per quanto complicati. Capitano giorni che ti mettono spalle al muro, senza nemmeno la forza di cercare lacrime a sfogare l'amarezza, la delusione, il senso indescrivibile di impotenza. E di rabbia. Capitano. E non passano. Almeno così sembra: non vogliono passare. Capitano giorni che sembrano senza speranza alcuna e che poi uno spiraglio per un respiro di minuscola, grandissima gioia lo lasciano passare. Allora chiedo un bacio a mio marito e, forse, la mia voce non è quella di sempre, perché A, con la sua capacità di vedere oltre il reale e il qui, mi chiede se sono triste. Le mento per tranquillizzarla e lei sta al gioco. E poi mi abbraccia. Lei, così parca nel mostrare il suo enorme fragilissimo cuore. Al...

Pensieri come sempre confusi. E il silenzio

In questo maggio che sembra novembre, sono tornate le colombe. Come ogni anno provano a fare il nido lì dove il nido proprio non ci sta. Tutta la mattina lavorano senza sosta (il pomeriggio chissà dove vanno...). Lui avanti e indietro cercando di trovare posto sicuro ai ramoscelli che porta nel becco; lei a guardarsi intorno, proprio come se riuscisse già a vederlo il nido che lui le costruirà. Ogni anno falliscono nell'impresa: lì, tra il tetto e la tenda, lo spazio non basta. Cosa li fa insistere, anno dopo anno, prima di comprendere e andare altrove? Cosa ci fa insistere ad amare spazi che non abbiamo, luoghi che non ci appartengono, progetti che non compiremo? Leggo che le non scelte determinano la nostra infelicità, la colpa della quale, quindi, è solo nostra. Cosa ci impedisce di scegliere, di compiere il passo che sappiamo, di chiudere una porta e prendere la strada? Giorni senza luce. Sarà questo improbabile cielo novembrino. Saranno i gesti mancati che disegnano i ...

Sabato

E poi, all'improvviso, una foto e un viso tra tanti. Lo stesso freddo che avevo sentito davanti al quadro di Hopper. Tengo gli occhi ben aperti, perchè se li chiudo temo capirei. Cancello i pensieri, mi concentro sul sole di stamattina a scaldarmi la schiena. Non penso. Non sento. Non penso.

Oggi come ieri

Il mio elenco di momenti belli, uno al giorno, oggi si è fermato davanti a un punto di domanda.  Senz'altro un attimo avrebbe meritato di essere fermato, ma mi è sfuggito. Oggi sono ancora qui... Mi sento ancora qui. Con in più una sorta di rassegnazione triste. E non va bene. Domani. Domani andrà meglio. Perchè non posso permettermi di aspettare un'altra vita. Non ci riesco Pubblicato da macabea 22.2.10 Non ne sono capace. Non ancora. Quello che vorrei sono parole come carezze sulla guancia, sulla nuca, sulle labbra. Quello che vorrei sono parole capaci di fermare il mio cuore ( che si fermerebbe se sapesse pensare... ) e placare il mio respiro. Non sono ancora capace di ascoltare la tua voce di cronaca quotidiana e il mio silenzio timido di banali parole sbagliate. Quello che vorrei è non dover chiedere così da evitare di non sentire risposta. Quello che vorrei è tornare indietro di secondi, minuti, ore, giorni, ann...

Per fortuna

E poi questo sole a stridere con il mio sorriso un po' forzato. E poi chiudere gli occhi e risentire la musica che ha riempito un pomeriggio umido e buio. E poi i pensieri che si nascondo sotto un tappeto, come nelle peggiori pulizie. E poi  stracciare tutti gli elenchi di cose da fare. E poi gli scatoloni che potrebbero aver infranto una magia prima del tempo. E poi il freddo intenso a congelare una piccola fitta proprio qui. Per fortuna, il freddo.

Caffè

Il freddo stamattina è ovunque. Nella luce del cielo, nella pioggia che non riesce a scendere. Nelle mie dita che zoppicano su una tastiera grigia. Come grigio è questo giovedì. Però il caffè profuma di buono. E ci sono state parole buone per me. E belle. E, finalmente, pagine che non si vorrebbero più chiudere. E poi ci sarà il profumo delle frittelle appena fatte a riempire la cucina e voci di bimbe. E ancora ci sarà questo freddo e il tentativo vano di dimenticarlo. Me lo porto dentro il freddo, in questi giorni, per perderlo solo nel sonno. Eppure, sotto il profumo del caffè che arriva dall'altra stanza, tra le volute di fumo del the che tra poco proverà a scaldare almeno le mie mani, tra foto in bianco e nero di incroci stradali, la primavera si lascia respirare.

C'è bisogno di tenerezza

Il profumo di una pasticceria e in bocca il burro di una brioche vuota. Vorrei che il mio cuore fosse altrettanto vuoto e leggero. Uscire dal calore del letto, stamattina, con un freddo tanto bianco da ferire gli occhi, è stata una fatica sterile. Se ci si sente zavorra di noi stessi bisognerebbe avere il coraggio di sparire. Ma sparire non si può, non è per me, che desidero trasparenza e invece sono ingombrante come una mongolfiera che ha dimenticato di essere nata per volare. Riempio la mia mattina di gesti non rimandabili nella loro inutilità. Riempio i miei gesti freddi con il calore del mio fiato corto. E aspetto l'acqua. Intorno, dentro. E i pugni sferrati alla mia immagine riflessa.

Freddo

Mi ha presa il freddo. E non so quanto arrivi dal cielo grigio che consuma le mie ore e quanto venga dal mio cuore fermo. Mi ha presa il freddo. Le dita faticano. Come i pensieri. Ho cercato pensieri d'altri. Freddi come i miei. Immobili come i miei. Ho trovato freddo. Che oggi mi è intorno. E dentro. Fin nelle ossa. Fino a quel nodo che ieri si è sciolto nel sonno e che ha lasciato i miei occhi gonfi. Mi ha presa il freddo. Mi ha fatta sua. Come un fidanzato inaspettato. Come un amore tardo che si credeva ormai impossibile. Mi ha presa il freddo. Arriverà la primavera?

Ghiaccio

Immagine
Foglie che sembrano decorate dalla mano sapiente di un pasticciere. Alberi immobili sotto il bianco del ghiaccio. E lo spettacolo più incredibile, le ragnatele: improvvisamente visibili e bellissime e fragili come sempre. Non riposo bene, queste notti. Vorrei che il ghiaccio fermasse anche i miei sogni.

Giovedì

Il cielo superbo di freddo non ha reso più facili questi giorni. La sera ci sono nuvole che allargano il cuore e il profilo delle montagne al tramonto riempiono di bellezza lo sguardo. I miei occhi però sono pesantissimi: per il poco sonno e il troppo inutile pensare. Non cambia niente. Non si cresce. Non si impara. L'utimo mese si è consumato in pesante velocità. La fine delle lunghe vacanze estive e il primo giorno di scuola. Riuscire ad essere faticosamente tutti sotto lo stesso cielo dopo molti giorni di familiare sparpagliamento. Improvvisare un viaggio di sentimenti e di colori e altri cieli infiniti e città minuscole e monumentali. Non riconoscere una piazza che era illuminata da mille candeline rosse a ricordo di un ragazzo che così poteva vivere ancora e che ora è invece accecata di mille vetrine. Campagna infinita e i colori dell'autunno. Adesso il freddo. E cuore confuso.