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Macabea ha pelle che ricorda

Macabea ricorda con la pelle.                                                                                                                          Il suo pensare diventa presto sbiadito nel ricordo della ferita: dimentica i dettagli, le parole, le occasioni. La sua pelle conserva ogni attimo, ogni sensazione, tutto il dolore.                                                                Ecco perché non riesce a comprendere come il silenzio possa essersi spento così, come non ci fosse mai stato. Ecco perché non riesce a muover...

Invece il freddo

 Basterebbe poco, un gesto piccolo, una parola breve.                                                                     Basterebbe un pensiero che si facesse sentire, caldo come la coperta che lo sostituisce per trovare il sonno, un sonno abitato da troppi sogni troppo faticosi.                                                                  Basterebbe uno sguardo che si fermasse un solo istante nel mio, una mano a spostare i miei capelli dagli occhi.                                                        ...

Domani?

Mi dediche le carezze distratte e di passaggio e la mia pelle si ritrae. Non sono il cucciolo di casa. Il nostro letto è diventato enorme. Contiene tutto lo spazio che la nostra casa non ha. Impossibile raggiungerti. Mi riservi il silenzio delle risposte che non dai ai miei discorsi noiosi. Ed è la risposta più assordante ai miei infiniti soliloqui. La strada percorsa insieme, i giorni attraversati. Ieri. L'oggi. Domani?

RestareAndare

Non so come muovermi. Sono fuori sincrono, non conosco la melodia né il ritmo. E' come se ballassi su una musica mentre tutti gli altri (mentre tu) stanno ballando altro. Non so come dire. Scelgo il tono sbagliato, le parole sbagliate, il momento sbagliato. E' come se provassi a esprimermi in un esperanto sconosciuto mentre tutti gli altri (mentre tu) sembrano condividere la medesima lingua madre. Non so come conquistare concretezza: per essere vista e poi guardata. E' come se fossi trasparente mentre tutti gli altri (mentre tu) sembrano occupare un posto solido nello spazio in cui si muovono. Macabea è ferma. E nel medesimo tempo non è mai stata tanto in divenire. "C'è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi. E' l'ora del passaggio: e se non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi" (F.Pessoa) Macabea sper...
Riordino migliaia di foto. I ragazzi quando erano bimbi piccolissimi, piccoli e via via più grandi; buffi e meravigliosi sempre. I ragazzi che sono ora, distanti di un sottile mistero di riservatezza e autonomia; bellissimi e meravigliosi sempre. Noi con occhi meno stanchi e la pelle più liscia, i capelli senza i fili bianchi di oggi. Le persone care che non ci sono più e quelle che ci sono ancora. Riordino i ricordi. Anzi no. Li lascio scomposti e sovrapposti mentre li condivido con voi che sapete dare il suono di una risata nuova a tutto. Riordino il tempo che ho attraversato a volte senza quasi accorgermene e altre come se non fosse ancora passato. Riordino i giorni presenti perché arrivino preparati a quelli di domani. Per il futuro non so. Chi riordina il mio cuore? Il mio desiderio di essere ancora corpo e abbraccio? Chi riordina il mio pensare? Il mio bisogno di essere rassicurata e risolta? Chi riordina il mio vuoto? La perdita di tutte le sicurezze che mi erano st...

20'anni

Si usa dire "ti amo come il primo giorno", ma per me non è così. 20'anni fa amavo il disegno che di te avevo tracciato negli anni, che mi sembravano tanti, precedenti a quel giorno. 20'anni fa non sapevo di amare il tuo parlare da solo mentre aggiusti il rubinetto o guardi il salto in alto; le briciole che circondano il tuo piatto e sconfinano sul pavimento, la tua infinita pazienza del padre che ancora non eri, la tua abilità nell'impastare il pane. Servirebbero 20'anni e forse non basterebbero, per tutto ciò che non sapevo di amare. Quindi oggi non ti amo come quel primo giorno. Oggi ti amo con i 20'anni che abbiamo camminato insieme: salite, discese (poche pianure), la determinazione quasi miracolosa nel voler continuare a trovarci. Ti amo di tutti i "sì, lo voglio" che abbiamo pronunciato ogni giorno per tutti questi anni. Cammina ancora con me, tienimi la mano. "Sì, ti voglio".

Di cuori sparpagliati

Il solo modo di amarti è non possederti. E' nell'assenza di un noi che questo amore senza nome, senza forma né sostanza resiste ai giorni. Macabea pensa troppo, continuamente. Trova ordine ai suoi pensieri tra le pagine di un libro che altri hanno scritto per lei, ma quando posa il libro i pensieri tornano confusi come lo sono sempre. Forse è solo non possedendo che posso amare. Se so amare. Eppure vorrei la quiete di un amore fermo come un lago a novembre; dai contorni levigati e dolci come un sasso di fiume. Macabea pensa troppo, continuamente. E crede di trovare una risposta solo quando porge ascolto al suo sentire stregonesco, che le chiude lo stomaco e le spalanca gli occhi. Forse non so amare in altro modo che aprendo la mia pelle alle tue dita, il mio corpo al desiderio che ho di te. Ti sento alle spalle, so che ci sei prima di voltarmi e vederti. Sorrido sentendoti. Non puoi essere mio. Non posso essere tua. Macabea pensa troppo, continuamente. E forse è una fortu...

Pianissimo

Si cammina con cautela, con prudente attenzione, perché il desiderio di dire "va tutto bene" è tanto. Si pensa lentamente, cercando generosità e comprensione anche quando si ritorna a sentire il gelo che paralizza il cuore. Si allungano le mani a cercare altre mani. Per non cadere, forse; per non lasciar cadere, anche. E si spera. Il cuore traballante. Tu come stai? E come sta il tuo cuore? Riesci a portarla la fatica di aver perso un altrove di gioco gratificante? Ti cerca ancora? Riesci a non rispondere? Talvolta mi sembra di riuscire a comprendere la noia che posso essere, l'abitudine alla mia forma accanto a te nel letto. A comprendere il desiderio di altro da me e da noi. E mi capita anche di desiderare di amarti di un bene così grande da accogliere anche quel desiderio. Non ci riesco. Ho paura. Barcollo. Cerco di non avere un orizzonte temporale per il giorno in cui smetterò di tremare per un freddo che non si placa. C'è il sole. E un cielo terso. Aspet...

"Scusa"

Esistono parole che curano più dei balsami e di qualsiasi medicamento. Una di queste parole è "scusa". Cinque lettere che fatichiamo a imparare e a pronunciare. Cinque lettere che ascoltarle fanno tornare il respiro. L'hai pronunciata forse per la prima volta. Nel buio e nel silenzio. E' arrivata come una brezza leggera a sfiorare i brandelli del mio cuore ferito. Ha trovato dimora in un abbraccio. Il momento del ricostruire paziente e delicato inizia da qui.

Caro Te

Caro Te. Abbiamo scelto di non dare nome ai gesti, alle conversazioni, al gioco di queste ultime settimane. Sappiamo bene, entrambi, che i nomi rendono reali le situazioni e abbiamo scelto, in un muto comune accordo, di preservarci da un dolore che a pronunciarlo sarebbe stato senza ritorno. Caro Te. Che non riconosco nel disegno che di te ho tracciato, in tanti anni. Nel racconto che tu mi hai narrato, in tanti anni. Che mi fai un po’ tenerezza e un po’ rabbia nel tuo facile aderire ai luoghi comuni che hai sempre irriso negli altri: dell’età, dell’appartenenza di genere.   Caro Te. Che hai intuito il mio sapere e maldestramente provi a tacitare il mio sentire e il mio dire composto da parole sconnesse, all'apparenza; pronunciate nel buio per non rischiare di oltrepassare la linea di confine che abbiamo tracciato. Convinto, come sempre, che il non dire, il lasciar passare il tempo, sia la migliore scelta possibile. E che ancora, dopo tanti anni, non hai compreso che so...

I mille pezzi del mio cuore non ne faranno mai più uno intero

Il nostro dolore annoia chi è costretto a condividerlo con noi. E probabilmente è un bene: costringe a metterlo un po' da parte per non rischiare di restare davvero soli. E probabilmente è un male: il rischio di implosione diventa davvero molto vicino al punto di non ritorno. Il dolore annoia se non è il nostro. Le parole pronunciate al buio, protette dalla mancanza di sguardi, sono davvero le più sincere? Quanti silenzi siamo? Quanti ne sappiamo ascoltare? E quanti ne possiamo pronunciare? Le parole pronunciate sono per sempre. E se sono parole che feriscono, lasciano segni indelebili: si potranno scordare le parole, non il dolore che hanno inferto. Ho bisogno di farti male, un po', per non fartene molto di più. Allora sono morsi e graffi sulla pelle. E' amore? Com'è possibile farmi tanto male e poi abbracciarmi con tanta tenerezza? Come riesco a portarmi tutto addosso senza accasciarmi a terra e non rialzarmi più? Come fai a mentire mentre mi guardi, mentre t...

Mollette

Immagine
Sono i piccoli, maniacali, gesti quotidiani a tenere in piedi il mio giorno. Non c'è noi, oggi. Ci sono io e, chissà dove, ci sei tu. Allora stendo i panni come se fosse una missione fondamentale alla sopravvivenza del Pianeta.  Una lavatrice di calzini che hanno trovato ordine meticoloso sui fili dello stendipanni; che hanno trovato il loro compagno e che sono stati suddivisi per colore, proprietario; calzini per i quali ho scelto le mollette: tutte appaiate e un colore diverso per ciascuno di noi. Lo faccio abitualmente, ma stamattina ne ho sentito il potere salvifico. Perché è nella concentrazione del nulla che riesco a perdere per un attimo la consapevolezza dello squarcio. Cerco un sonno che non posso ancora conquistare. Che sia senza sogni e non mi faccia sentire il buco che mi sta inghiottendo. Oggi è paura e buio nonostante il cielo luminoso, là fuori. Oggi non riesco a tenerli insieme i pezzi del mio cuore.

Questi giorni

Quanto può sopportare un cuore? Quante volte può spezzarsi? In quanti pezzi? Quanto a lungo può battere nel gelo di un tremore incontrollato? Quanto può resistere al pensiero di un dolore così insopportabile da non volergli dare un nome? Poi ci sono le notti interminabili d'amore e parole e fughe clandestine in cucina a colmare una fame che non è di pane e marmellata: è di noi. Poi ci sono le ore a sbirciare il mutare di uno sguardo per intuirne la direzione, la paura di una lievissima sensazione di sollievo. C'è il sonno abbracciati e il risveglio ancora intrecciato. Per quanto tempo si può vivere così intensamente da sentire ogni minuto come se fosse l'unico? Per quanti giorni si può attraversare il lavoro, la casa, gli altri, come se fossero complici di una lontananza che vorremmo annullare per stare solo nel letto e trovarci e ritrovarci. Quante parole si possono dire pronunciandone altre? Quanti silenzi si possono ascoltare con l'incredula consapevolezza c...

Quello che c'è

Se non ci fosse la poesia, se non ci fossero parole di altri per me. Se non ci fosse un'amica a circondarmi di ascolto, a condividere con me le sue fatiche che non farmi sentire troppo in colpa per le mie (e dimostrando così di conoscermi molto bene. E di volermi molto bene). Se non ci fosse un amico lieve a offrirmi una prospettiva maschile, più concreta, meno solidale. Se non ci fosse il gioco delle parti: un vestito corto, nero, i tacchi, le labbra rosse, gli occhi intensi. Se non ci fosse anche questo lavoro che non amo. Se non ci fossero i fili sottili che mi portano a persone che sfiorano con garbo i miei giorni. Se non ci fosse questo non luogo di parole che si perdono nel nulla e arrivano a nulla, ma escono da me. Se non ci fossero due ragazzi che aspettano il mio bacio prima di lasciarsi scivolare davvero nel sonno. Se non ci fossi tu e il tuo costringermi a mordere l'interno delle guance per non crollare al tremore che mi prende quando il pensare diviene, per ...

Ritorno

I miei occhi decidono di non vedere le dita che si muovono leggere sulla tastiera, il sorriso che ogni tanto ti illumina. Il mio cuore cerca di non cambiare il suo ritmo quando gli occhi dimenticano di non vedere. Il mio pensiero si ripete come mantra: non chiedere, non cercare, non cercare. Devo continuare sulla strada di una leggerezza che mi appartiene poco. Afferrare le tue mani che mi cercano, le tue labbra che mi chiedono, e preservarle da domande che ti allontanerebbero. Questa volta so di non essere abbastanza forte per affrontare la verità. Preferisco il racconto che ci stai narrando, finché vorrai farlo. Ancora una volta è febbraio, il mese più crudele. Ancora una volta tornerà primavera?

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 19

Alcuni giorni arrivano per essere attraversati con la consapevolezza del sogno ad occhi aperti. Allora ci si ritrova tra le dita il profumo che si è desiderato tanto tornare a sentire e la pelle, finalmente, ne viene saziata. La pioggia sottile e gelida di ieri ha portato un risveglio di nebbia che fatica a sollevarsi, stamane. Va bene così: rallenta i gesti e i pensieri ancora ingarbugliati tra ore sospese in un Altrove senza un luogo caldo per accoglierlo. Va bene così: torneranno il sole, le corse attraverso giorni mai abbastanza lunghi per tutto. Va bene così: si vive anche di questo andare e tornare tra i sogni, la veglia, il sonno, la consapevolezza e la follia.

...continua...

E vorrei imparare l'indulgenza. Verso me stessa, verso te. L'indulgenza per noi che ci cerchiamo e perdiamo e feriamo e ritroviamo; che siamo stati e saremo ancora, lo so, tanto presuntuosi da pensare di non aver bisogno della nostra pelle che si tocca, delle nostre mani che si cercano, delle nostre bocche che si confondono. Vorrei imparare la saggezza della follia leggera dei gatti in bilico sul cornicione. E imparare a cadere senza farmi male. E imparare quasi a volare sopra i sensi di colpa e i timori e invece vivere il giorno, anche uno solo, come se fosse tutta la vita. Ed esserne grata. Ancora vorrei imparare a contraddirmi con un sorriso sghembo e orgoglioso. E a volermi bene per volerne altrettanto. Vorrei conquistare la capacità di non rinunciare a ciò che mi fa stare bene. E vorrei che questo sfriccichino nello stomaco mi facesse compagnia sempre. E vorrei saperlo riconoscere e farlo crescere. Forse è il finire di gennaio, il sole e l'azzurro fuori dalla mia ...

Pensieri e destini

"Non pensare che non ti pensi" "Che strano destino consumarsi senza consumare" Pensieri tra loro lontanissimi per appartenenza, umore, significato. Pensieri comunque sovrapponibili e che mi sono stati affidati. Non so bene dove porli, tra i miei. Per ora restano lì dove sono caduti. Se hai il dubbio che possa pensare di non essere tra i tuoi pensieri, sei consapevole del tuo silenzio e della mia attesa. E quando il silenzio e l'attesa si incontreranno, questo dovrà essere in qualche modo superato, per trovare un possibile percorso. Di chi è il destino di consumarsi senza consumare? E cosa consuma? E se non consuma, cosa può far germogliare? Ecco, questo chiederebbe una tazza di cioccolata bollente e un lungo pomeriggio di chiacchiere. E' un lunedì freddissimo, oggi, e un po' grigio. Freddi e grigi sono anche i miei pensieri scombinati e lenti. Sono fredde le mie mani. Aspetto. Ma non sono sicura di aver abbastanza pazienza.

Esercizi di IN/Felicità quotidiana. 12

Spesso mi ascolto mentre dico "questo è un periodo faticoso" e mi rendo conto di dirlo ormai da tanti anni che chiamare periodo un così lungo tempo forse non è corretto. Eppure dire "periodo" significa non cedere alla stanchezza e, anche, che il mio ottimismo ad oltranza è ancora qui con me, gioca a nascondino spesso e volentieri, ma c'è. E' un periodo di tante fatiche differenti, eppure mi sento bene. Ho energie buone che sostengono i miei gesti e i miei pensieri senza respiro. Vedo la salita che sto affrontando senza ancora vedere la vetta. Però, appunto, non la vedo ancora; ma la vedrò e arriverò anche a piantarla, la mia bandierina. E' un periodo che non avrei mai immaginato di dover attraversare e non è granché di conforto pensare allo stupore per non soccombere in mezzo a tanta fatica. Ecco. Ecco perché qualche giorno fa, in una ricorrenza personale, non sono stata più di tanto ferita dalla tua consueta non dimenticanza. Quello che voglio ...

Il fianco sbagliato

Poso il libro, spengo la luce e mi volto. Il fianco sbagliato lo riservo all’altrove prima di dormire e all'addormentarmi. Poi, nel sonno, mi rigiro. Ho imparato ad addormentarmi sul fianco sbagliato per non darti le spalle, come più volte mi hai rimproverata, in passato. Ora mi addormento chiudendo gli occhi sulla tua schiena, ma capita che a svegliarmi siano i tuoi capelli che solleticano il mio volto, la tua testa che occupa un angolo del mio cuscino. E’ questa intimità silenziosa che mi consente di uscire dagli ultimi sogni faticosi, senza respiro. Mi manca talvolta l’abbraccio, che cerco allungando la mano senza disturbare il tuo poco sonno. E tu? Come hai imparato a scivolare nel sonno?