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Ritorno a me

Può capitare di ritornare con la sensazione di non essere partiti e può capitare di sentire un nodo in gola chiudendo lo sportello dell'auto come se si chiudesse l'occasione di partire davvero. Invece si torna. A cosa torniamo?  Apro la porta di casa e c'è un profumo buono: non sembra nemmeno sia stata chiusa per un paio di settimane. La doccia calda perché ho portato con me l'aria fresca con cui avevo salutato la mia casa del cuore. Un sonno in troppo silenzio per essere davvero ristoratore. Qualche giorno fa ho compilato l'ennesima lista che puntella il mio resistere e resiliare.  Nulla da spuntare, da fare come obbligo; nessun vero proposito se non quello di continuare a provare, sempre, senza rinunciare mai. Provare. A volermi bene. Perché questa cosa dell'ama il prossimo tuo come te stesso mi sta arrovellando non poco i pensieri. Come mi amo? Mi amo? Mi prendo cura di me?  Questo tempo è tempo di cura e lo sarà ancora per molto, mi auguro. Come potrò prende...

"Sperare, intendo"

Compilo liste disordinate e rigorose. Riempio i minuti concedendo, in questi giorni di non vacanza, ampio e vitale spazio alle pagine di un libro. Compilo liste e costruisco rituali. Puntello i giorni, freno i pensieri. "Che pena. Sperare, intendo. E' la pena di chi non sa rinunciare". Eccomi. Faccio mio il pensiero illuminante di Calvino e se non mi rassegno alla rinuncia, provo a rassegnarmi alla pena, perché rassegnare libera, toglie i sigilli a qualcosa che sta stretto, e perché rinunciare alla  pena della speranza sarebbe come rinunciare a me stessa. Compilo liste, costruisco rituali, mi rassegno alla pena di continuare a sperare. Braccia spalancate e passi incerti a cercare di non perdere un equilibrio che forse già si è perso. Forse sto precipitando e non me sono accorta. O forse sto volando.