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La misura della solitudine

Quale misura ha la solitudine? La prima volta ero a scuola, lo ricordo bene. La mamma non arrivava alla recita, gli altri genitori erano già tutti lì, o almeno a me sembrava così. Ricordo benissimo la sensazione di essere l'unica su un'isola deserta pur essendo circondata dai compagni e dalla maestra. Forse parte da lì.  La costante sensazione, che mi sembra consapevolezza, della mia trasparenza. E la malinconia che mi prende quando mi rendo conto di gioire in circostanze che per altri sarebbero insignificanti o addirittura indesiderabili. Perché per quanto possa girarci intorno, alla fine è sempre la Solitudine la compagna che non mi lascia mai sola.

La casa di Macabea

Ho provato. A cercare le parole, a lasciarmi trovare dalle parole.  Forse se sapessi stare in silenzio, riuscirei. Ma i miei pensieri non si fermano; si fermano le mie parole.  Va bene. Accolgo l'incapacità di ascoltarmi mentre provo a dire tutto il dolore che mi ha urlato dentro e che ancora è lì, pronto a ripetersi.  Non si può dire, io non so dire, il dolore del convivere col terrore di perdere un figlio perché lui pensa di volersi fare perdere. Ma lui è qui. Noi siamo qui. E barcollando ci teniamo per mano. Raccontarmi scrivendo è sempre stato il mio modo per sopportare il peso di ciò che non so dire ad alta voce. Scrivere è la mia voce.  Ho appunti straripanti di prime righe lasciate a diventare anche le ultime.  Punto.  Sento il desiderio necessario di spalancare la porta di casa di Macabea e inondarla di nuova luce.  Lì posso essere quello che sento, vederlo uscire da me, diventare più leggero, per poi riprenderlo. Anche tacendo. In questo ultim...

2022

C'è molto silenzio tra i millemila pensieri di questi ultimi due mesi. Un silenzio che non cerca nemmeno di trovare le parole per raccontarsi. Eppure parole ne diciamo molte. Ne pronuncio molte. Cercando condivisione, sostegno, comunione, affetto, presenza. Risposte no. Non ci sono e se ci fossero sarebbero talmente ingiuste che non le vorrei sentire. C'è molta solitudine, in questo silenzio; ma anche molta gratitudine per le presenze discrete e accudenti che lo accompagnano. Non lo so se un giorno troverò le parole per nominare tutto ciò che mi plasma e che costruisce i giorni della nostra famiglia. Forse mi abituerò a questo sentire innominabile. O forse mi arrabbierò davvero tanto e farò una rivoluzione tale da non riconoscere più nulla di ciò che finora ha abitato la mia esistenza e quella di chi amo. Oppure, ancora, mi sembrerà di trovare la risposta, il nome, il perché.  Intanto sopravvivo di respiri accurati, di piccole gratitudini preziose, di commozione per minuscoli g...

Fioritura

Macabea si sente stretta dentro la cornice in cui la disegni. La sua narrazione, quello che c’è nella sua testa, tu non lo sai: puoi solo immaginarlo, intuirlo, sfiorarlo. Non sai quale narrazione percorre per arrivare a sera e non sai cosa si racconta prima di abbandonarsi al sogno. E non lo sai perché non l’ascolti e non la osservi. Sembri non aver capito quante Macabea vivono dentro Macabea. Eppure quella che avevi disegnato tu, incorniciandola in un santino che possedevi solo tu, è stata cancellata da un'esplosione molti anni fa. Restano le tracce sul foglio, certo, perché lei è anche quel santino. E poi è molto altro. Pensavo lo avessi sempre, ancora, ben presente. Macabea si sente spesso giudicata, altrettanto spesso si sente di non meritare nemmeno un giudizio perché l’interpretazione autentica, ammesso che esista, è sempre prenotata da altri diversi da lei. Macabea sta lentamente costruendo un autunno di semina, che diventerà inverno di apparente sterilità e primavera ...

Rivoluzione!

 Macabea sente un ribollire sommesso e continuo nei suoi pensieri. (E io con lei) Macabea pronuncia "sì" che la portano ad ascoltare, vedere, condividere, stimoli, idee, suggestioni, desideri che le restano addosso con l’urgenza di venir raccontati e soprattutto vissuti. Macabea sente un desiderio di rivoluzione. (E io con lei) Macabea sente l’urgenza di rivoluzione: dentro di sé e intorno a sé. Ha bisogno di coinvolgere altri nel suo desiderio perché sente che è possibile rendere migliore lo spazio in cui si muove, perché sente che non le è abbastanza rivoluzionare se stessa e perché da sola teme di perdere un po’ lo slancio e di impantanarsi in uno scomodo ma solito quotidiano. Macabea inizia con il suo manifesto rivoluzionario e si impegna a non trascurare il desiderio urgente di mettere sottosopra il suo pensare e il suo agire cercando di coinvolgere chiunque incontri nel suo incessante camminare. Ho visto una formica, In un giorno freddo e triste, Donare alla c...

Pensieri confusi e sconnessi

Siamo relazione e al di fuori della relazione non siamo. Allora lo sguardo non può che posarsi su questo essere relazione che esclude una possibilità di vivere la relazione stessa rendendola proprio per questo ancora più salda e presente. Una relazione sempre possibile, mai attuale, nemmeno vissuta e perciò mai passata, mai consumata, mai chiusa. Una relazione che parla al congiuntivo condizionale e può solo immaginarsi la futuro remoto sapendo che il futuro potrà esistere solo come immaginato. Eppure è proprio questo essere senza essere, viversi senza consuetudine, a rendere possibile un quotidiano  che a volte sembra impossibile. E' la distrazione da un sogno consapevole che rende capaci di gratitudine per un dono che non si scarterà mai per aspettarlo sempre, certi della gioia del riceverlo. E' il sorriso negli occhi a un pensiero improvviso. Tutto può esistere di per sé senza che uno sguardo inevitabile incroci il tuo? Senza che la consapevolezza del congiuntivo condizional...

Macabea si chiede

Può esistere il perdono per qualcosa che non è? L'esercizio è quello della pazienza? O della lucida distrazione dello sguardo che vorrebbe posarsi dove il vedere sarebbe doloroso? Fingere di ignorare è perdono? E perdono equivale a un'accogliente accettazione o è rassegnazione a una realtà che non si può cambiare se non con un ribaltamento di equilibri fragili? E ne varrebbe la pena? Esistono domande a cui non si può rispondere. E questa è salvezza da pensieri altrimenti insopportabili. Esistono giorni che partono lievi e diventano corse in apnea mentre fuori dalla finestra splende il sole e il tempo sembra gentile.

Macabea che sbaglia. Forse.

Macabea viene rimproverata spesso. I rimproveri fanno male sempre, se poi arrivano da chi ci ama e amiamo fanno anche più male. Le viene spesso rimproverato il tono sbagliato, la voce sbagliata, le parole, i modi. Tutto sbagliato. Qualche settimana fa il rimprovero le ha fatto particolarmente male perché arrivato dopo un grande impegno di pazienza e attenzione e cura che non è stato abbastanza compreso e sicuramente non abbastanza portato a compimento. Macabea si accorge quando la sua voce non è quella che vorrebbe avere. Soprattutto con chi in questo momento è fragile e ha necessità di un accudimento speciale. Continua a provare e a   impegnarsi ben sapendo che quello che farà non sarà mai abbastanza e mai come lo vorrebbero coloro che lo ricevono. Ma dopo l’ultimo rimprovero, molto duro, dopo aver bagnato con lacrime molto salate la ferita, Macabea ha compreso qualcosa di importante. Chi la rimprovera ha disegnato una Macabea che non c’è, che le somiglia, ma che non è lei. Chi...

Ritorno a me

Può capitare di ritornare con la sensazione di non essere partiti e può capitare di sentire un nodo in gola chiudendo lo sportello dell'auto come se si chiudesse l'occasione di partire davvero. Invece si torna. A cosa torniamo?  Apro la porta di casa e c'è un profumo buono: non sembra nemmeno sia stata chiusa per un paio di settimane. La doccia calda perché ho portato con me l'aria fresca con cui avevo salutato la mia casa del cuore. Un sonno in troppo silenzio per essere davvero ristoratore. Qualche giorno fa ho compilato l'ennesima lista che puntella il mio resistere e resiliare.  Nulla da spuntare, da fare come obbligo; nessun vero proposito se non quello di continuare a provare, sempre, senza rinunciare mai. Provare. A volermi bene. Perché questa cosa dell'ama il prossimo tuo come te stesso mi sta arrovellando non poco i pensieri. Come mi amo? Mi amo? Mi prendo cura di me?  Questo tempo è tempo di cura e lo sarà ancora per molto, mi auguro. Come potrò prende...

Qui

Macabea ama l’odore della pioggia d’estate e in questo momento piove.  Ecco perché le piacerebbe starsene seduta sul suo terrazzino a respirare la pioggia e consentire ai suoi occhi di chiudersi in sogni meno stanchi di quelli che affollano le sue notti. A Macabea sembra di non avere più tempo per ciò che le piace. Sta lavorando tanto da stupirsi, talvolta, delle energie che sembrano non finire mai. Però poi appena posa il capo, ovunque, dorme. Dorme di un sonno affollato e rumoroso.  Un’altra estate di tanti soliti chilometri. E lei vorrebbe che la strada la portasse in un luogo nuovo, dove perdersi un po’ e sentire i pensieri sgombri dai pensieri quotidiani. Vorrebbe anche tante altre cose, che tiene invece chiuse in una scatola che cerca di dimenticare in fondo a un cassetto. Magari un giorno la ritroverà e con sorpresa scoprirà che alcuni di quei desideri si sono avverati. Nel frattempo Macabea legge libri che le restano appiccicati per giorni, settimane, e ai quali non...

Giorno Uno dopo giorno Zero

Zero Perfino Macabea è senza parole. C'è solo un enorme buco che sta inghiottendoci entrambe e che vomiterà entrambe, perché inghiottirci sarebbe un gesto misericordioso. Uno "Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe" (cit)

L8 tutti i giorni dell'anno.

Il femminismo e il femminile che si incontrano con il maschile e lasciano il maschilismo. Il femminismo che consente sguardo vigile e attento e critico. Il femminile che lo completa rendendolo disponibile, accogliente e fertile. Il maschile che affianca, supporta e condivide. Non mi appartiene molto la lotta gridata, ma le sono grata perché mi ha consentito di poter esprimere le mie idee anche sottovoce. Perché ha svelato con decisione l'urgenza sempre presente di mantenere il punto. Perché ha dato voce a chi nemmeno sapeva di poterla avere. Il mio femminismo quotidiano è provare a scegliere con cura le parole da dire perché credo fortemente che dare nome significa riconoscere esistenza e dignità a persone, situazioni, accadimenti che altrimenti non esisterebbero. Il mio femminismo quotidiano è guardare chi in questi tempi continua a urlare anche per me. È restare attenta perché quell'urlo non debba tacere. È affacciarmi allo sguardo di mia figlia e di mio figlio e con loro sc...

Macabea si salva da sola

Macabea insiste nella sua quotidiana resistenza resiliente da tanti di quei giorni che ne ha perso il conto. La sua non è una guerra più dura che per altri, lo sa bene, ma i luoghi comuni non le sono mai piaciuti e pensa che ognuno senta il peso e la fatica che gli sono toccati in sorte e che talvolta possono sembrare eccessivi, nel loro perdurare. La resistenza di Macabea è sotto attacco da più fronti. Il pessimismo cosmico che le viene chiesto di ascoltare e che racconta solo il buio più pesto anche nei giorni più luminosi; l'odore di una bugia intuita, che potrebbe essere piccola cosa non celasse ben altro timore, perché apre la strada a una fragilità pericolosa, già vista, che poi le viene chiesto di curare; la facilità con cui la si può mettere da parte; il silenzio dopo aver consegnato quella che era una richiesta impegnativa di fantasia concreta; la costante richiesta di cura e accudimento e pazienza e sorriso. Macabea è molto tentata dal gettare la spugna. Lo dice, ma non l...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 35

Un bicchiere di vino con un'amica che ti trova bella. La prima volta dell'anno in bicicletta. I tulipani. Piccoli acquisti che colorano le stanze. Il profumo di una colazione regalata Il terrazzino che si rianima. Il primo picnic al sole, con la promessa di primavera intorno. Marzo.

Macabea che lascia socchiuse le porte

Macabea non ha mai saputo come si chiudono le porte e questo è stato spesso causa di fatica per i suoi pensieri e per il suo cuore. Capitano giorni illuminati da un sole troppo caldo per la stagione; capitano giorni che scaldano la pelle come solo un sole inaspettato sa fare. Poi capitano giorni altrettanto luminosi in cui qualche porta bisogna chiuderla. Ma lei proprio non è capace e ha fatto pace con se stessa rinunciando a provarci ancora.  Le porte di Macabea restano tutte socchiuse o, se riesce ad accostarle per bene, non ne possiede comunque la chiave.  Ecco. Oggi è uno di quei giorni. Allora Macabea ha indossato un vestito più leggero, scarpe forse troppo alte e un rossetto che solo lei sa di avere. Ha portato dietro le orecchie capelli ancora corti ma che sembrano fremere per tornare confusi. Ha respirato lentamente e ha accostato la porta, senza chiuderla, ma farà molta attenzione a non sbirciare oltre, a non appoggiarsi casualmente proprio a quello stipite, a non inc...

Troppo sole

Macabea ha sbottonato un po' il suo vestito nuovo, di cui non si era accorto nessuno, e ha lasciato che fosse il sole ad accarezzarla. Macabea ha mandato parole precise, e alcune anche dal sorriso audace, che nessuno ha davvero sentito. La promessa della primavera le fa spesso quest'effetto di risveglio, di necessità di attenzioni regalate che non dovrebbero essere cercate o addirittura chieste. Macabea sa di non essere mai stata brava a esprimere i suoi desideri; sa che le volte che li ha espressi sono caduti in un silenzio assordante o in un diniego fermo. Probabilmente ha desideri che devono restare tali: siano minuscoli, come quello di oggi di essere accarezzata, o enormi come quello di un bambino che non poteva essere il suo.  Macabea ha quasi imparato: a farsi i regali da sola, a sorridersi allo specchio, a dire molti più "sì" di quelli che avrebbe detto un tempo; ha imparato che sa avere delle amiche e che piace alle donne che le piacciono.  Macabea, che ha imp...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 34

Questa mattina mi sono svegliata è c'era già la luce ed era una luce dorata e calda nonostante le temperature rigidissime di questi giorni. Indosso un maglioncino nuovo morbido e profumato e scarpe vecchie ma molto comode. Ho fatto colazione con A. che sta cercando di camminare su un sentiero non troppo tortuoso. Il sole ha un'altra luce, che sembra invitare la primavera. La casa è piena di fiori colorati. Respiro piano e puntello i miei giorni di minuscola bellezza cercata con determinata costanza a dispetto di tutto ciò che sembra remare contro. Posso farcela. Ora dovrei anche volerlo con almeno un po' di leggerezza.

BucoNero

Dare un nome a questa sensazione così da provare a circondarla con una cornice e non soccombere.  Cercare un appiglio per resistere a quest'onda nera che se riesco a nominare non mi travolgerà.          Parlare al mio corpo: lasciati andare per resistere all'urto; passerà; passa.                                                  Chiudere gli occhi ai colori dei fiori troppo vicini alla mia finestra. Colori che ieri avrei voluto riempissero la mia casa e che oggi mi sembrano insopportabilmente dolorosi nel loro essere tanto lontani dal mio sentire.                                                                                    ...

Macabea ha pelle che ricorda

Macabea ricorda con la pelle.                                                                                                                          Il suo pensare diventa presto sbiadito nel ricordo della ferita: dimentica i dettagli, le parole, le occasioni. La sua pelle conserva ogni attimo, ogni sensazione, tutto il dolore.                                                                Ecco perché non riesce a comprendere come il silenzio possa essersi spento così, come non ci fosse mai stato. Ecco perché non riesce a muover...

La stanza della Strega

 Macabea è una e tante. E' una casa con tante stanze. Alcune si aprono in altre; tutte hanno porte e finestre da aprire. Tutte le porte sono senza chiavi e tutte le finestre senza imposte o tende perché chiudere è verbo che lei non sa interpretare. C'è una stanza, nella casa che Macabea è, che la rende Strega e lei vede, e sente, ciò che non ha altra realtà possibile. Nella stanza della Strega ci sono molte finestre e da ciascuna Macabea può affacciarsi su un panorama differente. In questi giorni ha messo tende pesanti a una certa finestra e sta pensando di inchiodarne gli orli al muro per impedirsi di affacciarsi ancora su quell'orizzonte che a lei toglie il fiato e ad altri lo regala. Ha scelto, sta provando a scegliere, di far respirare e di imparare per lei respiri in apnea. Intanto è arrivato dicembre