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11 Febbraio

La notte che ti ho cercato lungo il fiume, guardando dal ponte e poi per il sentiero tra i più belli che si possono camminare. La notte che ti ho cercato disordinatamente per strade a caso, troppo affollate o troppo deserte per trovarti. La notte che ho pensato di averti perduto e mentre lo pensavo ho sentito che ti avrei ritrovato perché non c’era stata alcuna lacerazione in un pensiero così enorme e indicibile. La notte in cui sei morto. Quando ti ho saputo al sicuro tra mura amiche pensavo di averti ritrovato, poi ho capito che sei morto. E adesso mi manchi immensamente: un buco nero che mi riempie e mi vuota di tutto. Posso vederti, parlarti, abbracciarti. Posso sentire mentre ripeti le lezioni ad alta voce. Possiamo discutere e ridere ancora insieme. Ma tu, che hai abitato con noi, che abbiamo amato per 18 anni, non ci sei più. Con noi vive e si muove e occupa spazio un altro Tu, che amiamo immensamente ma che non riconosciamo. Un buco nero da riempire o vuotare del tutto per ri...

2022

C'è molto silenzio tra i millemila pensieri di questi ultimi due mesi. Un silenzio che non cerca nemmeno di trovare le parole per raccontarsi. Eppure parole ne diciamo molte. Ne pronuncio molte. Cercando condivisione, sostegno, comunione, affetto, presenza. Risposte no. Non ci sono e se ci fossero sarebbero talmente ingiuste che non le vorrei sentire. C'è molta solitudine, in questo silenzio; ma anche molta gratitudine per le presenze discrete e accudenti che lo accompagnano. Non lo so se un giorno troverò le parole per nominare tutto ciò che mi plasma e che costruisce i giorni della nostra famiglia. Forse mi abituerò a questo sentire innominabile. O forse mi arrabbierò davvero tanto e farò una rivoluzione tale da non riconoscere più nulla di ciò che finora ha abitato la mia esistenza e quella di chi amo. Oppure, ancora, mi sembrerà di trovare la risposta, il nome, il perché.  Intanto sopravvivo di respiri accurati, di piccole gratitudini preziose, di commozione per minuscoli g...

Macabea si chiede

Può esistere il perdono per qualcosa che non è? L'esercizio è quello della pazienza? O della lucida distrazione dello sguardo che vorrebbe posarsi dove il vedere sarebbe doloroso? Fingere di ignorare è perdono? E perdono equivale a un'accogliente accettazione o è rassegnazione a una realtà che non si può cambiare se non con un ribaltamento di equilibri fragili? E ne varrebbe la pena? Esistono domande a cui non si può rispondere. E questa è salvezza da pensieri altrimenti insopportabili. Esistono giorni che partono lievi e diventano corse in apnea mentre fuori dalla finestra splende il sole e il tempo sembra gentile.

Sogni

Mentre dorme Macabea sogna molto e di solito ricorda i sogni. Da qualche tempo torna spesso in un sogno dove vive momenti di grande tenerezza. Viene baciata da baci dolcissimi donati da persone che non conosce, con le quali non c'è altro trasporto se non questa enorme dolcezza e naturalezza nell'esternarla. Sono sogni che la fanno risvegliare serena e che però la imbarazzano un po' e talvolta la fanno molto sorridere, soprattutto quando riconosce i suoi compagni. Capita infatti che siano personaggi noti ma non per la loro avvenenza o desiderabilità. Nel sogno non interpretano se stessi: semplicemente sono i datori di una tenerezza accolta con serenità e coinvolgimento. Macabea forse preferirebbe sognare qualcuno di più bello, di più facilmente nominabile; qualcuno che abbia titolo per rientrare nell'immaginario onirico di una donna della sua età, ma ai sogni non si comanda, però li si può interrogare.  Perché Macabea sogna tanta tenerezza ad avvolgerla? Quanta non ne tr...

Vieni

Ho trovato un bigliettino, questa mattina, un reperto di un tempo perduto, di quando provavi ad amarmi. Mi hai detto che nella Recherche c'è anche il tempo ritrovato. Bisogna volerlo cercare, però. Qualche mese fa mi hai chiesto quando ho smesso di ascoltarti. Non lo so. Non mi sembra di aver smesso. A volte prendo delle pause. Ti chiedo anche io quando hai smesso di ascoltarmi? Quando hai smesso di farmi domande? Da quanto non mi chiedi come sto?  Attraversiamo questo tempo condiviso ciascuno con il proprio bagaglio di sopravvivenza. I tuoi dati, le mie parole di altri; l'analisi precisa e attenta, l'affidarsi a un altrettanto attento istinto. Il buio che illumini con la ragione, la luce che difendo dalla notte.  Provo a scegliere di non sentire quello che la mia pelle sente senza essere toccata. Di non farmi domande a cui non voglio rispondere. Provo a colmare il mio bisogno di cura con gesti minuscoli che posso compiere da sola. Provo a lasciar cadere briciole di attenzi...

Pensieri in punta di dita

Solitamente accade il contrario: tu guardi al mondo, io al particolare. Ma l'altra sera tu hai letto la storia del poeta, della sua poesia, hai notato la parzialità e le omissioni; io ho letto la storia della moglie, della donna e, con lei, di tutte le donne forse fraintese. Mi chiedo quanto il fraintendimento fosse in buona fede. Non nel film che abbiamo visto, ma nella storia delle donne. E mi chiedo quanto ancora resista questo fraintendere. Forse Vivienne Eliot  soffriva davvero di un disturbo mentale, ma resta la possibilità che soffrisse invece di uno squilibrio ormonale. E proprio gli ormoni e quanto siano parte di noi, mi continua a far pensare. A casa mia, il ciclo è stato una cosa inevitabile da considerare poco o niente: hai mal di testa? Reagisci. Hai mal di pancia? Reagisci. Sono stata fortunata, perché ho dovuto reagire davvero poco, ma non credo sarei stata molto compresa se fosse stato diverso. Una mia amica (la cui nonna raccontava di una sorella rimast...

Ti credo. Anzi no.

Il desiderio di pace mi chiede di crederti. La mia pelle mi impone prudenza. Talvolta un respiro s'interrompe a metà: sono certa che è quando lei bussa alla tua porta. Non riesco a comprendere quanto vuoi davvero chiuderla, quella porta, visto che finora non l'hai fatto; nemmeno quando te l'ho chiesto. Non riesco a crederti come vorrei e temo che non ci riuscirò mai più. Mi sai dire se ci si abitua, a questo tarlo che rode e consuma i pensieri e respiri?

Pianissimo. Quasi immobile.

Dovrei decidere se credere alle tue parole o alla mia pelle. Oppure potrei decidere di non scegliere, di accettare l'incertezza, l'equilibrio troppo precario, e aspettare. Ma in questo caso dovrei sapere cosa aspettare. Dovrei riuscire a chiudere gli occhi e non vedere i sogni che si muovono dietro le palpebre, tra i pensieri sudati, nei respiri faticosi. Oppure potrei decidere di raccontarteli tutti e guardarti, mentre ascolti quello che so senza capire da dove arrivi tutto questo sapere. O, ancora, potrei tacere e aspettare che i sogni, i pensieri, i respiri vengano cancellati da un risveglio finalmente ristorato. Ma in questo caso dovrei saper dormire come dormono...chi? Non so dire. Non so i gesti. Non so. Sono tentata dal tuffo per tornare a sentire un po' di ristoro sulla mia pelle ferita. Ma ho il timore dell'acqua salata  su cicatrici mai curate. Piano piano. Pianissimo.