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29 febbraio

Questo è un giorno come un segnalibro tra due pagine scelte. Come un sorriso che non si aspetta, o quell'abbraccio che ti ricompone. Un regalo. Eppure non ha luce, il cielo. E la pioggia suona rumorosa contro i vetri e il vento fa cigolare le porte fragili che proteggono il mio sonno. Questo è un giorno inusuale. Come un vestito dimenticato, di un improbabile colore: preso e subito dimenticato. Questo è un giorno che non ha inizio né fine. Un po' come il mio sogno lento. Questo è un giorno che arriva un po' a sorpresa. Come un amico che non si vede da tempo. Questo è un giorno che tornerà. Come vorrei tornassi tu, almeno per un giorno, almeno ogni qualche anno, almeno per una parola che potrebbe essere anche un addio.

Sera

"Sono nata per vagare senza riposo". Mi pare inizi così una poesia che mi piace per nulla. Il mio vagare stando immobile è probabilmente conseguenza di un cuore sparpagliato che affatica il mio respiro. Leggevo, poco fa, di sogni da abbandonare per non morirne. Leggevo, sbirciando di nascosto, parole belle di chi le parole le ama e le vive. E le rispetta. Io? Io ho chiesto un giorno di sole. E non si può avere. C'è da fare. Forse ho piuttosto chiesto una minuscola follia che aveva necessità di un sì pronunciato prima di essere pensato. La mia incapacità usuale di insistere per ciò che non c'è. Di inseguire un desiderio tanto piccolo da essere impossibile o talmente grande da non riuscire nemmeno a sfiorarlo col pensiero. Ecco. Stasera parole prive di senso. Serve acqua. Tanta. A circondarmi. A portarmi via da me. E serviresti tu. Spengo i pensieri dentro di me. Accendo un libro. Chiudo gli occhi. Apro un sogno. Domani cercherò una storia che non abbia i mi...

La tristezza

La quotidianità sembra vincere sulla novità del ritorno. Eppure mi sento ancora sulla soglia, in bilico tra l'entrare e l'uscire. Le mie scarpe sono pronte per un altro viaggio e un'altra assenza. Per il silenzio e la scoperta di un altrove che qui rischia di essere offuscato dal passare scandito e sempre uguale dei giorni uno dopo l'altro. Ma resterò. Con i miei pensieri che trovano ordine solo quando sono sotto la doccia che mi scalda prima di dormire. Con il mio sguardo che non riesce a cancellare i confini dei miei pensieri e a volare davvero in altro cielo. Con il mio cuore sparpagliato e talvolta perso. Resterò con ferite che non possono guarire e che tornando qui riesco a sentire sotto le dita come fossero di ieri. Con il silenzio di queste stanze che aspettano la luce dei giorni che si fanno lunghi; che aspettano un ritorno che non ci sarà; che respirano con timore i desideri che nemmeno si ha il coraggio di pensare. Resterò cullando il mio sogno lento, c...

Via di qua

La stanchezza di avere sguardi che non coincidono con i pensieri. Ho sfogliato il desiderio di una stanza tutta per me ben sapendo di non averne il coraggio. Domani tornerò alla disciplina dei buoni propositi che reggono il mio instabile equilibrio e impediscono ai pensieri di invadere il cuore. Domani. Stasera perfino il mio sogno lentissimo sembra doloroso.

Tradire. Confidare.

Tradire significa consegnare. Potrebbe essere una parola bellissima. Ma tu hai consegnato me all'oblio e te a non so chi altro e con un'apparente leggerezza che non mi appartiene quindi non riesco a comprendere. Non è stato un tradimento d'amore. O forse sì. Perché confidenza significa fiducia e tra noi c'era confidenza. Tradire lascia un segno che non è possibile annullare. Anche la confidenza scambiata lascia un segno impossibile da dimenticare. Sono arrabbiata. Perché ho riposto la mia confidenza tra le tue mani e tu l'hai tenuta cara per molto tempo, finché non ho creduto che l'avresti tenuta con te sempre. Invece in un attimo hai lasciato che si frantumasse nel silenzio e nel vuoto più dolorosi. Non ti sei fidato della mia capacità di accogliere e comprendere. E amare. E sono furiosa, con te, per questo. Non per un gesto che non conosco e posso solo immaginare. Non per pensieri solo tuoi che non ho potuto ascoltare ma solo immaginare. Non per sc...

Fili

Per un attimo ho sperato di risentire tra le dita il filo che potrebbe riportar t i a me. Per un attimo. Poi il cuore è tornato al ritmo consueto. Non è vero. Al mio cuore, da quando sei sparito, senza un perché, manca sempre un battito. Come manchi tu.
Si è soli quando nessuno sembra vederci; quando non sentiamo la carezza di uno sguardo. Si è soli quando nessuno sembra ascoltarci; quando le nostre parole restano dentro per non perdersi in un silenzio di banale distrazione. Si è soli in mezzo a un folla, nel disagio di discorsi lontani da noi, nell'imbarazzo tra persone non sufficientemente sconosciute e non abbastanza amiche. Ho sempre avvertito la mia trasparenza, il mio non lasciar traccia. Ho sempre desiderato avere la capacità di contorni ben incisi. Vanità. Ho affinato l'arte della trasparenza, del muoversi senza spostare l'aria, dell'osservare passando oltre, come se tutto ciò su cui il mio sguardo si pone, fosse al di là della materia che deve attraversare. Eppure sono stata notata, vista, guardata. Sono stata udita e ascoltata. Allora cos'è questa solitudine che da sempre mi è compagna? Mi manca la pioggia a farmi compagnia.
A volte basta saper di potersi fermare. E attendere. Forse è nato da questo il desiderio di tornare, anche se ancora non ho ben chiaro il come del mio tornare. Ancora non so come riempirlo, il mio ritorno.Quali parole pronunciare, quali pensieri osare. Sospesa nell'incertezza del mio stesso desiderio di trovare una via, un'espressione, un modo, per pensieri che non rimangano prigionieri tra i nodi dei miei capelli. Forse servirebbe qualcuno con cui condividerli, i miei pensieri; trasformandoli in parole rumorose, in risate, in sorrisi d'intesa, in silenzi leggeri di complicità. Forse. Ancora un forse. Però. Questo luogo mi è mancato. Starne lontana è servito a sollevare lo sguardo, seppur di poco. Non ha attutito la nostalgia per chi non cammina più al mio fianco, per chi non può o non vuole camminare al mio fianco. Non ha curato il dolore, la distanza; né amplificato la gioia. Ero sempre, Macabea, io in un altrove diverso da quello che desidero. Perché l'altrove...

Lentamente

Comincia con un pensiero piccolissimo, bisbigliato appena. Poi si notato coincidenze che tali non sembrano. Un profumo, un oggetto che si credeva smarrito improvvisamente ritrovato, una voce. Ricordi? La nostalgia si fa urgenza. E si ritorna. Questa casa silenziosa che ha accolto il mio lento ritorno, ha ancora le finestre socchiuse; ancora la polvere copre molto del suo calore. Fuori i giorni passano veloci, il respiro non trova il tempo di ascoltarsi, il tempo scivola tra parole poco attente e sguardi troppo di corsa. Incespico. Non cado. L'apnea che da sempre regola il mio cuore è tutta lì fuori. Qui è silenzio e ombra accogliente e calore come di braccia che mi attendono. E provo. A ritornare. Lentamente.

Freddo

Forse l'amore più grande è quello che sa tacere; quello che vede e decide di non guardare, che sente e decide di non ascoltare. Forse tornare è più doloroso che partire, ma forse è nel rimanere che l'amore attraversa i giorni. Imparare il silenzio che si nutre di gesti. Un abbraccio, per esempio. Imparare il silenzio che accoglie e ristora e diventa rifugio; e casa. Ho necessità di pensieri che trovo solo quando l'acqua mi è ovunque, ma qui fa ancora freddo, e mentre imparo il silenzio e cerco pensieri, desidero respirare la voce calda di chi mi ha abbracciata e non è.

Macabea

Capita di tornare Capita di trovare una chiave rimasta nascosta tra troppi oggetti dimenticati. Capita di sentire un profumo, una voce, una luce; e il ritorno sembra inevitabile. Dove sono stata? Ferma o in cammino? Più rughe sul mio viso, più confusi i miei capelli, più consapevoli i miei pensieri. Meno ferme le mie mani, meno sicure le mie labbra, meno consapevoli i miei pensieri. Più stanchi gli occhi, più lento il cuore. Meno sicuro il passo, meno certa la strada. Nessuno ha bussato alla mia porta; nessuno è venuto a cercarmi. Partita dal nulla al niente ritorno. Partita da me, torno a me. E' possibile la partenza se non prevede il ritorno? Ho aperto la porta e, senza accendere la luce, ho socchiuso la finestra. I prossimi giorni deciderò se aprirla, se dare aria alle stanze, se togliere la polvere che si è posata ovunque raggiungendo i miei gesti ma non i miei pensieri.Forse. I prossimi giorni deciderò. Adesso mi siedo, respiro piano e riconosco il post...

Fine

Macabea può permettersi di fermarsi, di smettere di resistere, di scendere e di sparire. E lo farà. Io no, non posso; ma senza Macabea questo posto non ha più senso. Un altro mucchietto di parole lasciate nell'immensa discarica della rete... P.s. Caro Jesùs, tra poco sarà il tu compleanno e ti chiedo un regalo. Fammi sapere che ci sarai ancora, nei miei giorni. Nei miei pensieri ci sei sempre. Ti voglio bene. Paola

Azzorre

Eppure questo potrebbe essere uno dei miei giorni preferiti. Pioggia e temporali che hanno accompagnato i miei sogni, belli, fatti mano nella mano con una ragazzina timorosa. Pioggia e temporali anche la mattina. Mattina grigia e un po' buia, fresca. Ideale da lasciar passare leggendo, sotto una coperta leggera, con la finestra aperta a sentire il profumo e il rumore della pioggia. Invece aspetto che questo giorno possa finire presto. Aspetto di chiudere gli occhi perché i miei sogni, da un po', sono spesso più belli dei miei giorni. Aspetto di chiedere aiuto alla mia innata capacità di rimozione per rivolgere il mio pensare a pensieri leggeri e belli e un po' inutili e leggeri e belli proprio per questo. Nel mentre resisto. Ma ultimamente la resistenza sta prendendo la forma di un progetto di "fuga". Necessità di trovare dove si è nascosto il coraggio per farlo. E farlo bene. Fuga che non deve essere un fuggire ma un cambiare verso quell'altrove che ...

La principessa che credeva nelle favole

"-Ci vogliono sia il sole sia la pioggia per fare un arcobaleno- spiegò Dolly. -Tenetelo sempre a mente.-" Ecco un buon vademecum. Una di quelle frasette da scrivere su un foglio e portare sempre con sè. Il libro non l'ho ancora finito di leggere e non so dove mi porterà e cosa mi lascerà. Però mi piace come culla il cuore senza indulgere in una tenerezza illusoria. E mi piace che in ogni pagina l'indicazione sottintesa è di avere il coraggio di fidarsi di noi stessi, di volersi bene, di credere che le favole esistono ma non per forza finiscono come ci si era immaginato. E mi chiedo. Lo leggono solo le donne che non hanno paura di sembrare un po' ingenue? Mi piacerebbe sapere se un uomo lo ha letto. Ancora di più se esiste un uomo che lo ha comperato e poi, dopo averlo letto, consigliato a un'amica, una compagna, una figlia. "-Ci vogliono sia il sole sia la pioggia per fare un arcobaleno- spiegò Dolly. -Tenetelo sempre a mente.-" La principe...

E poi

E poi all'improvviso si capisce. Di aver finito. Di potersi nuovamente ritirare lì dove nessuno ci vede. Di tornare trasparenti. E di averne paura. Una parola, un sorriso e una battuta. Con la naturalezza di chi ha un codice linguistico che si capisce non potrà mai essere il nostro. E allora tutto si fa chiaro. E buio. Perché fa male. Torna la paura che è sempre stata lì. Ho nascosto per un tempo bello, bellissimo, quello che in realtà non è mai cambiato. Ho provato. Non ne sono capace. C'è qualcosa, in me, che allontana. E poi la paura più grande. Di essere contagiosa.

Respiro

Capita si sentirsi al buio. E di non riuscire ad accendere la luce. Capita di avere giorni pieni che si vorrebbe non finissero. E di sentirne invece il conto alla rovescia. Capita di cercare destinazioni. Altrove. E di non trovarle. Capita di sentirsi fermi. Come se il terreno sotto i piedi trattenesse le caviglie. Succede. E si lascia che passi. Ma non passa. Resta lì. Ci si dimentica per un po' del buio e dell'impossibilità di fare passi liberi. Ho il timore di invecchiare immobile e la consapevolezza che molto probabilmente finirà così. E non riesco a respirare come vorrei.

Pensieri sparsi.

Di ragazzini confusi. Di ragazzini bellissimi nella loro confusione. E di genitori che non si rendono conto: della confusione; della bellezza. Di cicli che si chiudono. Con malinconica tenerezza e un magone al centro del cuore. Di cicli che si apriranno. Con timida tenerezza e un magone al centro del cuore. Di insofferenze antipatiche e inevitabili. Di barcarole colorate e circumnavigazioni. Di poesie per caso. Di libri letti a voce alta e risate condivise anche se non sempre reciprocamente comprese. Di vecchi film. Del bellissimo sorriso di Robert Redoford. Del profumo d'estate. Di attesa e chiacchiere e risate e lacrime dolci. E di 150 tovaglioli piegati intorno a posate trasparenti. Di tutto e di tanto. Di fuori di qui. Di qui dentro. Di cuori e di mani. Di tosse e fatica. Di parole e sogni e desideri e rivoluzioni. Di quotidiano e di avvenire. Di te. E anche di te. E di te. E di te. E di ciascun incontro che non è casuale e si sente, e lo si vorrebbe ...

Un anno.

"Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita. Guarda, s'accende una luce. Si odono voci. Qualcuno corre, grida, si dispera. Ma altrove nascono mille, centomila bambini, e mamme di futuri bambini: la vita non ha bisogno né di te né di me. Tu sei morto. Forse muoio anch'io. Ma non conta. Perché la vita non muore." (O.Fallaci) Una parte del mio corpo è ancora vuota. Inconsolabilmente vuota. Una parte del mio cuore è ancora ferma. Inconsolabilmente ferma. Una parte del mio pensare è  ancora assenza. Inconsolabilmente assenza. Un pensiero per ogni giorno che è passato senza passare davvero. Una lacrima per ogni pensiero che ho respirato. Un sorriso faticoso nel guardare pance vive, bimbi tanto minuscoli da stare in una mano. E nessun perché sufficientemente misericordioso da curare la ferita. E chiedo scusa. Per l'egoismo del mio dolore.

Casa

Casa è dove il cuore riposa, dove il cuore fa inevitabili capriole, dove batte all'impazzata e dove può concedersi di rallentare fino a non sentirsi quasi più. Casa è dove riconosci il tuo posto, la tua forma e la tua sostanza. La riconosci dall'odore che ti lascia addosso, dal sorriso che nasce da dentro. Casa è un ricordo condiviso, un futuro da inventare. Casa è una voce che intreccia la tua come s'intrecciano le mani. Casa è oggi. Con il cielo pieno di vento e gli occhi pieni di cielo

Al mio doppio - Stephen Dunn

Sei sempre stata quella cauta che entra nella passione in punta di piedi e la taglia a metà con la ragione. Te l'ho permesso, e sono andato per vie più felici e selvagge. Ora ogni mio pensiero sembra una fune annodata a un'altra fune, che va indietro nel tempo. Siamo intrecciati. Ho imparato a esitare persino dinanzi alla porta più spalancata. Non so cosa tu abbia imparato. Ma andare avanti, lo sento, é andare insieme adesso. C'è un posto dove vorrei arrivare prima di notte.