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Basta questo

Guardo la neve che è arrivata così vicina. E la guardo tra le trame sottile di una tenda e dalla cornice di una vecchia finestra sul cui davanzale ha trovato rifugio un geranio fiorito nella confusione di un autunno che sembrava un principio di estate. Potrei essere ovunque. Ma sono a casa. Ho la testa che rimbomba di pensieri, come sempre, e di un’influenza intempestiva come mai prima. C’è stato un tempo in cui l’influenza voleva dire il lettone della mamma e del papà, le coccole della nonna e un sentirsi sospesi nella concessione di lussi altrimenti impossibili. Poi è diventata l’influenza, rara, dei miei figli e la possibilità di coccolarli mischiando il calore dei corpi ai baci che altrimenti venivano schivati dall’urgenza dei giochi. Da tanto tempo non scrivo. Continuo a portare con me taccuini che restano chiusi e penne stilografiche con l’inchiostro ormai secco. I miei pensieri continuano a mulinare sotto forma di parole tracciate e allora, per illudermi di non smarrirli, li...

Ciascuno si salva da solo

Che "nessuno si salva da solo" è una menzogna. Dovrei saperlo. Dovrei aver imparato che siamo solo noi a poter salvare noi. Eppure. Eppure continuo a cercare una salvezza che arrivi da fuori, da altri. Oppure. Oppure sono punti di vista che devo riuscire a mettere a fuoco. Nessuno mi presterà la sua bacchetta magica che mi libererà da tutto il giogo per farmi finalmente assaporare una noiosa serenità. Ma ho presenze, e gesti, e cura che mi vengono donati e che mi consentiranno di salvarmi da sola. Ecco. Sono ostinatamente diritta; tenacemente attaccata alla speranza; sempre spettinata. Mi salverò. E salverò anche te, e te. E noi.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 46

Impormi il tentativo dei piccoli esercizi di felicità quotidiana quando anche solo la parola felicità spaventa. Cercare un ordine, una disciplina che non mi appartengono perché ho bisogno di qualcosa che mi mantenga in piedi.  Allora la sveglia, la colazione con calma,  i giornali o un libro invece del gr, il caffè bollente, la trasmissione radio preferita. Truccarmi con cura, un rossetto nuovo; concedere ai capelli di restare confusi e sentirli come un abito perfetto. Apparecchiare la tavola anche per un piatto solitario e cucinare dedicandosi tempo e cura. Perdonarmi, se il tempo resta vuoto per il timore di non saperlo riempire e imparare a dormire in una casa vuota e troppo silenziosa. Perdonarmi  le lacrime quando arrivano e lasciare al magone il tempo di sciogliersi. Volermi bene. Ho il cuore sparpagliato e i pensieri stretti a chi è lontano. Arriverà il giorno in cui questi giorni saranno sbiaditi e lontani. Ostinarsi a crederci. 

Settembre

Forse è per addolcire il ritorno che piove? Ma c'è ritorno quando i cuori sono sparpagliati in un dove che per ciascuno è differente? Macabea ha attraversato un'estate sospesa in un non tempo, senza saper trovare parole e senza cercarle per il timore di acuire il dolore, se le avesse trovate. Ha spento anche i pensieri che volessero andare oltre l'adesso per il timore di infrangere l'attesa di un domani o anche solo di un poi. Eppure Macabea sa che deve prendere una pagina bianca e riempirla della cronaca di queste settimane, di questi mesi, per liberare la voce che le impedisce il respiro. Lo farà quando in fondo alla pagina potrà mettere un punto, girare il foglio e trovare una pagina bianca ancora tutta da riempire.  Nell'attesa tace e mette in silenzio le parole che non sa trovare e i pensieri che non vuole pensare . Nell'attesa Macabea ritorna. O forse parte per ritornare.

Come un'altra cicatrice a completare il disegno

Capita di aver bisogno di aiuto. Capita di non poter fare a meno di chiederlo  perché si è sola e lontana da tutti. Capita che coloro che dovrebbero correre a sollevare, ad abbracciare, ad accudire, non si muovano e soprattutto restino in silenzio. Allora alla  fragilità fisica, al dolore curabile con un antinfiammatorio, se ne aggiunge un altro che all'inizio si fa fatica anche a sentire, a nominare, ma che poi esplode in tutto il suo silenzio:  la sensazione dolorosa di essere dimenticata è senz'altro ingiusta ma è quella che sto attraversando. Il desiderio di lasciarsi cullare da una presenza accudente che non c'è, è forse la causa delle sconforto di stasera. Passerà. Perché l'ottimismo a oltranza non è un'eredità ricevuta alla nascita, ma testarda scelta quotidiana

Capita

Capita di trovare una porta inaspettata e, attraversandola, ritrovarsi in un altrove impossibile e proprio per questo immaginabile. Capita di trovarsi a casa e per un po’ concedersi il desiderio di non ripartire. Capita. Insieme alla consapevolezza del ritorno necessario, alla gratitudine per una parentesi di sospensione da ogni responsabilità e per il dono di un luogo del cuore che accoglie senza riserve e senza domande.  

Aspetto che passi

Macabea non legge, non scrive, a malapena pensa; non riesce più a trovare rifugio in un altrove qualsiasi. E questo non va bene, la rende ancor più in bilico sul filo del suo equilibrio precario. Forse non c’è neppure più Macabea e chissà chi è a scrivere queste parole dettate da una stanchezza che diventa sconforto. Giorni che diventano anni, troppi, gravati da impegni, inciampi e fatiche che raramente trovano tregua, sollievo e la sorpresa di un vero riposo. Forse è il momento di tracciare una linea, chiudere la porta a chiave e poi buttarla il più lontano possibile per non correre il rischio di trovarla. Ma anche questo, per Macabea, sembra un lusso non possibile. Allora mi siedo. Non mi fermo. Aspetto che passi.

Attendo

Nessun desiderio è pronunciabile senza provare vergogna anche solo per averlo pensato. Perché le fatiche che si ascoltano pesano come quelle che si vivono e anche di più. Macabea sembra non riuscire a leggere, a scrivere, forse anche a pensare. Attraversa questi giorni caldi e silenziosi con la gratitudine del tempo che dopo essere stato tanto denso ora è a tratti vuoto. Abita una casa troppo in ordine, aspetta che torni a riempirsi. Nel mentre aspetta. Mi siedo qui, sulla soglia dei miei pensieri vacui. Attendo. 

“Come un bambino stanco ora voglio riposare…”

Il tempo sospeso di Macabea non è attesa, non è letargo. E’ piuttosto un lento costruire con briciole pazienti una costruzione dal progetto tutto da decifrare. E’ pazienza condita da lacrime che non saziano mai il cuore. E’ speranza bisbigliata perché non si spaventi e cambi destinazione. Il tempo sospeso di Macabea è misurato in distanza fisica e vicinanza di sentire. E' la scoperta di una gratitudine che ristora chi la offre e chi la riceve. E’ darsi traguardi minimi: domani, stasera, tra un’ora o anche adesso e poi subito dopo adesso. E’ consapevolezza dell’istante passato con gentilezza.  Il tempo sospeso di Macabea è la paura che non trova voce, da quanto spaventa. Il tempo sospeso di Macabea è cercare attimi di attenzione esclusiva per ciascuno di noi, che siamo tutti feriti, tutti abbracciati, tutti insieme e anche soli. Il tempo sospeso di Macabea è l’incapacità di trovare le parole, di mantenere la promessa di elenchi essenziali da salvare. E’ i cassetti in ordine come si ...

Aprile è il più crudele dei mesi...

“ Aprile è il più crudele dei mesi, genera lillà dalla terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera” Macabea fatica a dare ordine, e sintesi, ai suoi troppi pensieri; sente che alcune relazioni si stanno sfilacciando e non sa se ha voglia di riannodare i fili spezzati. La Pasqua le ha portato la sorpresa di un insolito silenzio; di Dio, soprattutto, e di alcune voci non più così vicine. Soprattutto da quando tutto è stato travolto dalla fragilità, Macabea cerca relazioni corrispondenti. Non può permettersi di essere la sola a cercare, a provare a costruire, a mantenere, perché deve riservare la sua capacità di accudimento e cura a chi ne ha più bisogno. E se stessa. Macabea si sente dimenticata da Dio, con il quale ha sempre avuto una relazione burrascosa ma oltremodo viva. Ora lui si nasconde, non la cerca, si nega. Come un amante svogliato, un amico distratto, e proprio quando Macabea avrebbe più necessità di ascolto e accoglienza. L...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana.45

Il sole sul volto che chiude gli occhi. E i pensieri. Imparare la gratitudine delle briciole. Perché in ogni minuscolo gesto si può cogliere bellezza.  L'impegno nel ricordarsene. I fiori gialli, inaspettati, sulla mia scrivania. L'attesa di un pacchettino che si sa in arrivo. Sulle dita il profumo del mio dolce preferito. Essere tutti insieme. E non pensare che sia scontato.

11 Febbraio

La notte che ti ho cercato lungo il fiume, guardando dal ponte e poi per il sentiero tra i più belli che si possono camminare. La notte che ti ho cercato disordinatamente per strade a caso, troppo affollate o troppo deserte per trovarti. La notte che ho pensato di averti perduto e mentre lo pensavo ho sentito che ti avrei ritrovato perché non c’era stata alcuna lacerazione in un pensiero così enorme e indicibile. La notte in cui sei morto. Quando ti ho saputo al sicuro tra mura amiche pensavo di averti ritrovato, poi ho capito che sei morto. E adesso mi manchi immensamente: un buco nero che mi riempie e mi vuota di tutto. Posso vederti, parlarti, abbracciarti. Posso sentire mentre ripeti le lezioni ad alta voce. Possiamo discutere e ridere ancora insieme. Ma tu, che hai abitato con noi, che abbiamo amato per 18 anni, non ci sei più. Con noi vive e si muove e occupa spazio un altro Tu, che amiamo immensamente ma che non riconosciamo. Un buco nero da riempire o vuotare del tutto per ri...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 44

Macabea vive giorni di disequilibrio psicologico ed emotivo fortissimo. In parte per gli accadimenti degli ultimi mesi (e anni…), in parte per l’età che non è più verdissima. Le capita allora di commuoversi per qualsiasi cosa possa essere bella. E più la bellezza è piccola, fragile e da scoprire oltre l’apparenza, più lei si commuove. Poi le capita di commuoversi davanti alla gioia di chi ama. Una gioia colorata da fiori che portano l’annuncio della primavera e l’amore giovane di chi li dona. Allora non riesce a smettere di guardare una foto piena di sole, colore, sorrisi e voglia di stare insieme.  Macabea sorride e si dimentica di sé.  

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 43

Proviamoci. Non piango il più grande tra i dolori possibili. E basta questo a farmi sentire grata di un lunedì grigio come quello di oggi e di tutti i giorni a venire. Indosso un maglione nuovo di un colore tanto bello da non voler toglierlo più e che sta benissimo insieme a quello che indossi tu. I cioccolatini preziosi di A. Per tutti. Perché l'amore è così. Per tutti. Stasera scambierò chiacchiere e pensieri con un gruppo di donne che quasi non conosco ma con cui si condivide una parte intima di sé e ancora una volta mi stupirò del potere dei libri e delle parole che contengono e che sono scritte per tutte e per ciascuna. Ci provo. 

Crossroads

Crossroads,   è rimasto alcuni giorni sul mio comodino prima di iniziare la lettura: ho gustato l’attesa come fosse una promessa. Ogni tanto lo faccio con i libri che desidero molto leggere e Crossroads , l’ultimo romanzo di Franzen, ha meritato l’attesa. La storia, ambientata tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, è quella della famiglia Hildebrand e della comunità cristiana di New Prospect, alla periferia di Chicago, e rivela  cosa c’è dietro la sua facciata di piccola borghesia, svelandone le ipocrisie, le solitudini, la distanza fra prossimi. La crepa che consente lo sguardo del lettore è la crisi nel matrimonio fra Russ e Marion. Lui è il reverendo della First Reformed Church, patriarca debole, insoddisfatto del proprio ruolo che per questa insoddisfazione si compiace e si commisera assolvendo il proprio rancore verso il pastore rivale, Rick Ambrose, leader di Crossroads, l’associazione cristiana giovanile fondata da Russ ma sottrattagli proprio da ...

21

 Il 9 febbraio c’è sempre il sole. Come promessa di una primavera. Voglio dire di te la benedizione che sei la porta chiusa la corazza le mura del castello la voce roca e timida gli occhi infiniti lo sguardo antico di un’anima antica bambina ragazza donna consapevole essenziale il cantare con l’anima lo scrivere con attenzione e cura i passi incerti sicuri inciampati recuperati orizzonti possibili sognati cercati conquistati persi dimenticati ritrovati la scoperta che durerà una vita della benedizione che sei per noi per te Non ricordo, negli ultimi 21 anni, un 9 febbraio in cui non ci siano stati il sole e il cielo azzurro e una promessa di primavera. 21 anni in un volto che mi sorprende sempre per la meraviglia che è e che mi sembra impossibile di aver contribuito a rendere possibile. 21 anni e uno sconfinato orizzonte di passi possibili.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 42

La speranza è un piccolo passo incerto che varca una porta, sale le scale, entra in una classe e si siede al suo posto dopo tanto tempo. La speranza è l'attesa che passi l'ora tutta intera e scoprire, dopo che l'ora è passata, che i pensieri che si sono immaginati stavano avvenendo. La speranza è la leggerezza del dopo, la stanchezza a cui abbandonarsi, una pasta con il cioccolato e i lamponi e chiacchiere lievi e mai banali. La speranza è un piccolo seme che portiamo tutti in tasca. Possiamo dimenticarcene, trascurarla. Possiamo anche averne un po' paura, ma lei resta lì, paziente. La speranza me la regali tu, ragazzo bellissimo.

2022

C'è molto silenzio tra i millemila pensieri di questi ultimi due mesi. Un silenzio che non cerca nemmeno di trovare le parole per raccontarsi. Eppure parole ne diciamo molte. Ne pronuncio molte. Cercando condivisione, sostegno, comunione, affetto, presenza. Risposte no. Non ci sono e se ci fossero sarebbero talmente ingiuste che non le vorrei sentire. C'è molta solitudine, in questo silenzio; ma anche molta gratitudine per le presenze discrete e accudenti che lo accompagnano. Non lo so se un giorno troverò le parole per nominare tutto ciò che mi plasma e che costruisce i giorni della nostra famiglia. Forse mi abituerò a questo sentire innominabile. O forse mi arrabbierò davvero tanto e farò una rivoluzione tale da non riconoscere più nulla di ciò che finora ha abitato la mia esistenza e quella di chi amo. Oppure, ancora, mi sembrerà di trovare la risposta, il nome, il perché.  Intanto sopravvivo di respiri accurati, di piccole gratitudini preziose, di commozione per minuscoli g...

Fili fragili e pensieri grati

La gratitudine di saperli. Sapere che posso alzarmi, andare nella loro stanza e trovarli intenti in qualcosa, in qualsiasi cosa. Poterli accarezzare, abbracciare, annusare. La calma fortissima dell'abbraccio nelle crisi più acute, quando i muscoli si tendono, il respiro non si trova. E il sollievo quando di nuovo riesco a riconoscere il tuo sguardo che mi riconosce. Il terrore di sbagliare. Gesto, parola, scelta. L'euforia minuscola per ogni traguardo minimo. Il sollievo di un nome, una strada percorribile. L'attenzione alle paure di chi ti ama e soffre accanto a te e forse vorrebbe farlo al tuo posto. La consapevolezza stupita di avere abbastanza forza e coraggio per tutto. E il desiderio che non siano necessari né la forza né il coraggio. Concedersi il pianto e anche il cantare. Sentirsi in colpa per il sonno e grati per il riposo che porta. La gratitudine del non essere soli. Il pensiero di tanti, la preghiera di tanti, l'esserci di tanti. Macabea non ha mai camminat...

Ti coverò

Macabea ha il cuore spezzato, cammina nel  bel mezzo di un incubo nero ed è terrorizzata. Macabea troverà il modo di tenere insieme il suo cuore e anche i pezzi di un altro preziosissimo cuore. Non smetterà di camminare fintanto che l'incubo non muterà in un sogno rischiarato. Rimarrà terrorizzata, ma riuscirà ad affrontare ciò che adesso la paralizza. Un'autrice speciale nel saper rendere cura le parole ha scritto "Covami finché non saranno pronte le ali". Ecco. Macabea sta covando e non smetterà finché le tue ali non saranno pronte.