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“Tu arrivi come una domanda a cui non chiedi di saper rispondere” Oppure sì? Ti guardo e vedo i miei occhi; ma i tuoi sono più verdi, più grigi, più blu. Più. Ti guardo e vedo i tuoi capelli che sembri voler trattenere dal prendere il volo; prima o poi capirai che invece i capelli confusi danno respiro ai pensieri ancor più confusi che appartengono a quelli come noi. Ti guardo e vedo le tue spalle larghe, le tue mani fragili, le tue labbra grandi che mi ricordano tanto quelle della mia nonna. Ti guardo e mi sento guardata dal tuo intuire senza forse comprendere. Ti guardo e vedo il tuo sguardo sul mondo; che per te è casa, specchio empatico nonostante la dichiarata estraneità. Lo vedo che ti accorgi di ogni cosa; lo so che sei attento, accogliente e protettivo. Anche quando ti mostri distante e ruvido e ogni tanto ostile. Sono orgogliosa delle tue passioni e della tua curiosità bambina che hai saputo nutrire e far crescere e diventare impegno, impegni. E sono felice che i...

"Scusatemi se faccio polvere"

Incuriosita da un articolo di giornale ho letto “Tanto vale vivere”, Dorothy Parker - La Tartaruga edizioni. I racconti della Parker sono al fulmicotone: fanno sorride, ridere e inorridire. Hanno un’ironia impetuosa, una frivolezza annoiata; deridono senza pietà le debolezze di cui va fiera la società americana del tempo. Mentre leggo sorrido molto e molto mi infastidisco. Penso a come verrebbero lette le donne raccontate dalla Parker dalle ventenni, e non solo, di oggi. Sarebbe ad altissimo rischio di fraintendimento e le verrebbe probabilmente negata la possibilità del sarcasmo con cui descrive se stessa e le altre donne. Complice forse una traduzione non più attuale, molti dialoghi risultano superati, così come poco efficaci i versi, ma proprio questo mi ha regalato un viaggio nel tempo, l’illusione di sedere in un club newyorchese negli anni del proibizionismo, o di entrare in un appartamento che ospita relazioni ufficialmente clandestine. C’è una società fiera della propria p...

Scoglio

Forse non è vero che ci si salva da soli. Forse non è possibile bastare esclusivamente a se stessi.  Forse semplicemente non non ci si basta e non ci si salva. Macabea apre gli occhi al mattino e pensa che ancora una volta non è riuscita a farsi sentire. Ma da chi? Allora, in balia di correnti che non è in grado di controllare, allunga la mano, afferra il solo scoglio che può raggiungere e ci si aggrappa. Lo scoglio di Macabea ha una precisa altezza in centimetri e molte asperità. Non è rifugio comodo, non concede riposo, ma le sta impedendo di andare a fondo; le consente un respiro tra un'onda e l'altra. Macabea non sa se essere grata, al suo scoglio che suo non è: è semplicemente lì, a distanza di gesto che sorregge: a distanza esatta per la sua mano escoriata.

"Le ripetizioni"

Mi sono chiesta più volte, durante la lettura de "Le ripetizioni", perché non riuscissi a chiudere il libro e restituirlo alla biblioteca.  E' stata una lettura fastidiosa, disturbante, a tratti disgustosa, ma c'è qualcosa, nel libro, che ne impedisce la chiusura definitiva. Forse è il continuo gioco di specchi con la propria memoria; forse sono i continui riflessi introspettivi e "estrospettivi"; forse è per il racconto di quanto possiamo essere ambigui, multipli, sfaccettati e sconosciuti a noi stessi pur restando completamente, inevitabilmente sinceri. Forse è stata la crudezza di leggere che tutti sono così: è come se nessuno si potesse salvare, come se tra le pagine ci si muovesse in una condanna collettiva alla menzogna; come se non ci fosse alternativa al cedere alla parte più orribilmente bieca di noi e, nel contempo, si intravvedesse anche una assoluzione collettiva: la memoria che decidiamo di conservare, di svelare o di tacere e dimenticare, potre...

Buona Pasqua

Padre nostro, Padre che chissà se sei ancora Padre mio, che stai nei cieli perché è più comodo che abitare la Terra, dove la gravità ci schiaccia e pesa sui nostri passi.  Sia santificato il nome di tutti coloro che ostinatamente continuano ad allargare le braccia e rivolgersi a te chiamandoti Padre.  Sia fatta la tua volontà, così capiremo finalmente se davvero sei onnipotente o se ci hai fatto dono del libero arbitrio per non ammettere la tua impotenza. E forse scopriremo che nemmeno la volevi, l'onnipotenza con cui ti invochiamo. Dacci oggi, e sempre, e a tutti, il pane quotidiano. Che sia pane di libertà, condivisione, uguaglianza nel rispetto delle nostre diversità. Liberaci dai nostri debiti, dai sensi di colpa oppressivi e inutili. Rendici capaci di fare altrettanto con gli altri e facci sentire come sai chiedere scusa Tu, perché anche noi si possa imparare. E se la tentazione ci piace, se ci sembra più allettante di te, accoglici per come siamo. E se non puoi evitarci ...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 37

Ranuncoli, giacinti, rose e tulipani: la primavera in casa. L'idea di un paio di scarpe talmente assurde che chissà quali passi sapranno camminare. Lasciarsi circondare e abbracciare nonostante l'urgenza del silenzio non se ne voglia andare. La cioccolata nel cassetto per i momenti amari. Respirare. Più o meno.  

L'ultima volta che sono stata felice

Macabea usciva nel freddo del viale più ventoso della sua città, qualche settimana fa, e nel buio diceva piano "grazie". Perché aveva trascorso il pomeriggio in un luogo di lavoro accogliente e le ultime ore a conversare di parole con C che con le parole vive e lavora. Lei e C avevano chiacchierato come se fossero le amiche che non sono, perché in realtà sono compagne di liceo che camminano per strade differenti che ogni tanto si incrociano, e quando capita le parole diventano tantissime, inarrestabili e loro scoprono una diversità enorme che le unisce molto più che se si somigliassero. Quel pomeriggio avevano condiviso l'età che ora indossano e che somiglia stranamente all'adolescenza che le aveva fatte incontrare tanti anni fa; avevano condiviso parole importanti e l'idea di un progetto che non vedrà luce (ma Macabea ancora non lo sapeva) e poi, proprio mentre stava per uscire dal covo di C, Macabea aveva ricevuto uno dei doni più belli di sempre: C le aveva aff...

Il libro dei ricordi perduti

Roberta Pietrykowski lavora in una libreria di libri nuovi e usati e ama raccogliere, per conservare, le lettere, le foto, i biglietti e tutto ciò che trova tra le pagine dei libri che cataloga. Ha un rapporto fisico con le pagine scritte: le tocca, le annusa, le ascolta. Quando suo padre le porta una valigia con alcuni vecchi libri della nonna Dorothea, Roberta trova una lettera del nonno, Jan, che non coincide con il racconto conosciuto della storia familiare. Scopre così che Dorothea è stata Dorothy, la moglie infelice di Albert; la madre mancata di troppi figli; l'amante appassionata di Jan Pietrykowsky, che lei ha sempre pensato come il suo nonno paterno. Per tutta la vita Dorothea ha portato con sé un segreto a cui, con consapevolezza, ha deciso di affidare il proprio destino e la propria vita e adesso che è vecchia, e lucida come possono esserlo solo i vecchi che si concedono di tornare bambini, raccoglie le domande della nipote pima ancora che vengano formulate, e si chiede...

Giorno Uno dopo giorno Zero

Zero Perfino Macabea è senza parole. C'è solo un enorme buco che sta inghiottendoci entrambe e che vomiterà entrambe, perché inghiottirci sarebbe un gesto misericordioso. Uno "Il cuore, se potesse pensare, si fermerebbe" (cit)

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 36

Un macchiatone da asporto con una schiuma deliziosa. Il pranzo con la mia mamma e il sole. La merenda con i miei ragazzi. Riordinare le mensole di uno stanzino e alleggerirsi del superfluo, non dei ricordi. Accogliere la fragilità e chiudere gli occhi per aspettare il mattino. Il cielo azzurro e il sole ancora freddo.

La scena più triste

La fronte di Macabea sapeva benissimo dove si sarebbe appoggiata, allora lei ha chiuso gli occhi e ha detto la sua fatica enorme e il suo bisogno di aiuto. Pensava che il braccio si sarebbe alzato e l'avrebbe coperta e scaldata e rincuorata.  Non sarebbero servite parole perché per abbracciarsi si fa così: "ci si avvicina lentamente/eppure senza un motivo apparente,/poi allargando le braccia,/si mostra il disarmo delle ali,/e infine si svanisce,/insieme,/nello spazio di carità/tra te/e l'altro (C.L.Candiani). Invece il braccio è rimasto al suo posto, le ali non si sono aperte e e loro non sono svaniti insieme. Nessuno spazio di carità. Solo alcune parole che si potevano rivolgere al cucciolo di casa "su su, vai di là, guarda un po' di tv, rilassati". Nessuno spazio di carità. Nessun disarmo per svanire insieme. Solo un gran freddo che Macabea non riesce a non sentire anche adesso, che sono passati alcuni giorni. Solo la data di scadenza, della sua scadenza, c...

Non voltarti

Non voltarti.  Lascia che il sole socchiuda le palpebre per vedere solo i contorni di quanto ti circonda. Non voltarti. Scuoti la testa per nascondere i pensieri che non puoi avere. Non voltarti. Sapere cosa c'è, lì dietro, e quanto possa essere bello tornarci, ma continua ad andare avanti. Non voltarti. Il risveglio con la luce e il canto ogni anno nuovo degli uccelli; il sole dietro l'aria ancora fredda e però prendere la bici; il respiro faticoso dietro la mascherina; sentire ogni movimento come un po' meno duro di quello che lo ha preceduto. Non voltarti. Senti la nostalgia, la mancanza; prendi la nostalgia e la mancanza e guardale; dì la nostalgia e la mancanza e pronunciale con il silenzio. Non voltarti.

L8 tutti i giorni dell'anno.

Il femminismo e il femminile che si incontrano con il maschile e lasciano il maschilismo. Il femminismo che consente sguardo vigile e attento e critico. Il femminile che lo completa rendendolo disponibile, accogliente e fertile. Il maschile che affianca, supporta e condivide. Non mi appartiene molto la lotta gridata, ma le sono grata perché mi ha consentito di poter esprimere le mie idee anche sottovoce. Perché ha svelato con decisione l'urgenza sempre presente di mantenere il punto. Perché ha dato voce a chi nemmeno sapeva di poterla avere. Il mio femminismo quotidiano è provare a scegliere con cura le parole da dire perché credo fortemente che dare nome significa riconoscere esistenza e dignità a persone, situazioni, accadimenti che altrimenti non esisterebbero. Il mio femminismo quotidiano è guardare chi in questi tempi continua a urlare anche per me. È restare attenta perché quell'urlo non debba tacere. È affacciarmi allo sguardo di mia figlia e di mio figlio e con loro sc...

Qui, Altrove e ancora Qui

Macabea ci pensa da un po'. Forse ha abitato per un tempo sospeso in una casa che non era la sua.  Forse ha immaginato luoghi che non erano accessibili. Si trova ora ad aver aperto la porta di quella casa, esserne uscita e vederla da una nuova prospettiva.  Si trova ora a provare a dimenticare un futuro che aveva immaginato con la consueta familiarità del suo altrove. E un altro altrove dovrà trovare e magari abitare e fare suo. Un altrove che le somigli e le consenta di tenere ben aperti gli occhi sul qui e ora. In tutto questo, due giorni fa Macabea si è seduta per l'ultima volta davanti al suo forno, quello che ha usato quasi tutti i giorni degli ultimi 22 anni per cucinare, accudire, scaldare, sfamare. Lo ha ringraziato e poi ha distolto lo sguardo, perché certi saluti è meglio evitarli. Ieri ha pulito bene ma non troppo - per lasciare qualche traccia del vecchio compagno - il luogo che ospiterà un forno nuovo che deve ancora incontrare. Si capiranno? Il resto si è tutto c...

Macabea si salva da sola

Macabea insiste nella sua quotidiana resistenza resiliente da tanti di quei giorni che ne ha perso il conto. La sua non è una guerra più dura che per altri, lo sa bene, ma i luoghi comuni non le sono mai piaciuti e pensa che ognuno senta il peso e la fatica che gli sono toccati in sorte e che talvolta possono sembrare eccessivi, nel loro perdurare. La resistenza di Macabea è sotto attacco da più fronti. Il pessimismo cosmico che le viene chiesto di ascoltare e che racconta solo il buio più pesto anche nei giorni più luminosi; l'odore di una bugia intuita, che potrebbe essere piccola cosa non celasse ben altro timore, perché apre la strada a una fragilità pericolosa, già vista, che poi le viene chiesto di curare; la facilità con cui la si può mettere da parte; il silenzio dopo aver consegnato quella che era una richiesta impegnativa di fantasia concreta; la costante richiesta di cura e accudimento e pazienza e sorriso. Macabea è molto tentata dal gettare la spugna. Lo dice, ma non l...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 35

Un bicchiere di vino con un'amica che ti trova bella. La prima volta dell'anno in bicicletta. I tulipani. Piccoli acquisti che colorano le stanze. Il profumo di una colazione regalata Il terrazzino che si rianima. Il primo picnic al sole, con la promessa di primavera intorno. Marzo.

Macabea che lascia socchiuse le porte

Macabea non ha mai saputo come si chiudono le porte e questo è stato spesso causa di fatica per i suoi pensieri e per il suo cuore. Capitano giorni illuminati da un sole troppo caldo per la stagione; capitano giorni che scaldano la pelle come solo un sole inaspettato sa fare. Poi capitano giorni altrettanto luminosi in cui qualche porta bisogna chiuderla. Ma lei proprio non è capace e ha fatto pace con se stessa rinunciando a provarci ancora.  Le porte di Macabea restano tutte socchiuse o, se riesce ad accostarle per bene, non ne possiede comunque la chiave.  Ecco. Oggi è uno di quei giorni. Allora Macabea ha indossato un vestito più leggero, scarpe forse troppo alte e un rossetto che solo lei sa di avere. Ha portato dietro le orecchie capelli ancora corti ma che sembrano fremere per tornare confusi. Ha respirato lentamente e ha accostato la porta, senza chiuderla, ma farà molta attenzione a non sbirciare oltre, a non appoggiarsi casualmente proprio a quello stipite, a non inc...

Troppo sole

Macabea ha sbottonato un po' il suo vestito nuovo, di cui non si era accorto nessuno, e ha lasciato che fosse il sole ad accarezzarla. Macabea ha mandato parole precise, e alcune anche dal sorriso audace, che nessuno ha davvero sentito. La promessa della primavera le fa spesso quest'effetto di risveglio, di necessità di attenzioni regalate che non dovrebbero essere cercate o addirittura chieste. Macabea sa di non essere mai stata brava a esprimere i suoi desideri; sa che le volte che li ha espressi sono caduti in un silenzio assordante o in un diniego fermo. Probabilmente ha desideri che devono restare tali: siano minuscoli, come quello di oggi di essere accarezzata, o enormi come quello di un bambino che non poteva essere il suo.  Macabea ha quasi imparato: a farsi i regali da sola, a sorridersi allo specchio, a dire molti più "sì" di quelli che avrebbe detto un tempo; ha imparato che sa avere delle amiche e che piace alle donne che le piacciono.  Macabea, che ha imp...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 34

Questa mattina mi sono svegliata è c'era già la luce ed era una luce dorata e calda nonostante le temperature rigidissime di questi giorni. Indosso un maglioncino nuovo morbido e profumato e scarpe vecchie ma molto comode. Ho fatto colazione con A. che sta cercando di camminare su un sentiero non troppo tortuoso. Il sole ha un'altra luce, che sembra invitare la primavera. La casa è piena di fiori colorati. Respiro piano e puntello i miei giorni di minuscola bellezza cercata con determinata costanza a dispetto di tutto ciò che sembra remare contro. Posso farcela. Ora dovrei anche volerlo con almeno un po' di leggerezza.

Se non ci fosse la poesia (ci sarebbero i sogni)

Son fatta di  sogni infranti dettagli inosservati amori irrisolti Son fatta di pianti senza ragione persone nel cuore atti impulsivi Sento la mancanza di luoghi che non ho conosciuto esperienze che non ho vissuto momenti che ho già dimenticato Sono amore e affetto costante, distratta quanto basta non mi fermo un istante... Ma continuo a vivere e imparare. (Martha Medeiros) Macabea sogna una mano che sfiora la sua, la prende e la porta in un vortice di vita. Il sogno riunisce la lettura di un dono prezioso e il viso di un incontro schermato dal un video. Macabea trattiene la sensazione di quella mano che stringe la sua e le consente di dire: chiudo gli occhi; pensaci tu.