Post

Maturità2020

Oggi è il tuo giorno ed è come il cielo di oggi: azzurro di sole, con nuvole grigie all'orizzonte e un vento capace di allontanarle. E’ il giorno in cui la tenacia, la resilienza, le lacrime e le paure hanno varcato la porta verso un futuro tutto da scrivere. E’ il giorno del respiro leggero dopo la notte senza sonno.  Il giorno del profumo salato della laguna, dopo quello delle lacrime; dei baci ritrovati e delle mani intrecciate. Oggi è il tuo giorno. Solo tuo.  Ti guardo da qui, un po’ lontana, perché nulla possa interrompere la linea del tuo orizzonte. Ti guardo e mi sembri bellissima e grande.  Lo sguardo antico che mi ha innamorata diciannove anni fa, appena uscito al mondo, oggi è quello di una donna che risplende della conquista. Vai, Ciccetti. Risplendi!

RestareAndare

Non so come muovermi. Sono fuori sincrono, non conosco la melodia né il ritmo. E' come se ballassi su una musica mentre tutti gli altri (mentre tu) stanno ballando altro. Non so come dire. Scelgo il tono sbagliato, le parole sbagliate, il momento sbagliato. E' come se provassi a esprimermi in un esperanto sconosciuto mentre tutti gli altri (mentre tu) sembrano condividere la medesima lingua madre. Non so come conquistare concretezza: per essere vista e poi guardata. E' come se fossi trasparente mentre tutti gli altri (mentre tu) sembrano occupare un posto solido nello spazio in cui si muovono. Macabea è ferma. E nel medesimo tempo non è mai stata tanto in divenire. "C'è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi. E' l'ora del passaggio: e se non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi" (F.Pessoa) Macabea sper...

"Come arde il mio cuore"

IL TUO TORMENTO HA UN SIGNIFICATO Tutto ciò che ti terrorizza questi mostri che ti tengono sveglia di notte che ti tormentano che ti fanno sentire piccola fragile incapace di respirare come se non dovessi resistere affatto, li sconfiggi ogni giorno solo restando viva: questo di per sé dimostra che sei abbastanza, e hai già tutto il necessario per sopravvivere. Nikita Gill

Soffitti

Il soffitto del nostro bagno si sbriciola.  Avevo chiesto l'intervento di un esperto come regalo per Natale e per un compleanno che pensavo valesse la cifra tonda raggiunta. Forse non ho saputo chiedere e il soffitto ha continuato a sbriciolarsi. Ad aprile, approfittando di un fine settimana lungo, ho provato a rimediare io. L'avevo già fatto, in passato, ma questa volta ho provato a fare meglio: carteggiato, passato un aggrappante, tinteggiato: rispettando istruzioni e tempi di posa. Speravo durasse almeno fino a settembre, ma sabato ho dovuto metterci una pezza prima che la muffa tornasse a mangiarselo. E sono allergica alla muffa, oltre che alle case trascurate. Il soffitto che si sbriciola mi è sembrata la perfetta metafora della nostra famiglia.  Ci stiamo sbriciolando pur con tutto il bene che ci vogliamo e io non so fermare lo smembramento. Metto pezze che non tengono e che non sono neppure sentite come necessarie da altri. Quindi il "problema" è so...

7

Questi i giorni in cui te ne sei a andato senza mai arrivare. I giorni in cui da culla ti sono diventata tomba. Non è così. Sei stato tra noi, sei stato con noi  e dai miei pensieri, dal mio cuore, non te ne sei mai andato.

17

Immagine
Ti imparo da sempre e non imparerò mai abbastanza. Ci siamo guardati una prima volta e uno sguardo è bastato a comprenderci. Continuiamo a guardarci e a volte sembriamo tornare a quel primo sguardo, altre ci sopportiamo appena, altre volte ancora è un sottintendere complice e divertito. Ti imparo da sempre e non imparerò mai abbastanza. Inconsapevolmente consapevole delle tue doti e del regalo che sei per noi. Per me sei il bimbo buffo che mi fa sempre tanto ridere e riempie il cuore di gioiosa tenerezza. Sei i tuoi occhi azzurri e grigi e verdi che cambiano con te e con il tuo umore. Sei i tuoi capelli biondi, lunghi e ribelli. Sei le tue labbra che non ti piacciono e che invece a me ricordano quelle della mia nonna; e la tua generosità. Sei quello che non tace,che prende parte e posizione. Che mette a dura prova tutti noi con i tuoi gorgheggi sotto la doccia. Sei l'uomo che stai diventando e che mi pone sfide grandissime perché tu sei grande e non ti accontenti. E perch...
Riordino migliaia di foto. I ragazzi quando erano bimbi piccolissimi, piccoli e via via più grandi; buffi e meravigliosi sempre. I ragazzi che sono ora, distanti di un sottile mistero di riservatezza e autonomia; bellissimi e meravigliosi sempre. Noi con occhi meno stanchi e la pelle più liscia, i capelli senza i fili bianchi di oggi. Le persone care che non ci sono più e quelle che ci sono ancora. Riordino i ricordi. Anzi no. Li lascio scomposti e sovrapposti mentre li condivido con voi che sapete dare il suono di una risata nuova a tutto. Riordino il tempo che ho attraversato a volte senza quasi accorgermene e altre come se non fosse ancora passato. Riordino i giorni presenti perché arrivino preparati a quelli di domani. Per il futuro non so. Chi riordina il mio cuore? Il mio desiderio di essere ancora corpo e abbraccio? Chi riordina il mio pensare? Il mio bisogno di essere rassicurata e risolta? Chi riordina il mio vuoto? La perdita di tutte le sicurezze che mi erano st...

Cosa rimane

Una pasqua vissuta nel silenzio. Le strade vuote. Piazza San Pietro vuota. Francesco in silenzio. Dio che non c'è. Silenzio anche di parole che non si trovano, di pensieri che non si sanno esprimere o, forse, semplicemente non se ne ha voglia. Hanno suonato le campane, domenica: tutte le chiese della città insieme. Un silenzio assordante. Eppure. Macabea pensa che alcuni momenti di baratro profondo in cui precipita senza mai arrivare a cadere veramente, siano dovuti a disordini ormonali che la spaventano molto perché fuori da ogni suo possibile controllo. Se ne rende conto dopo, quando si placano un po'. Resta la lucidità di quei momenti, perché Macabea pensa che siano quelli i momenti più sinceri. Come quando, da arrabbiati, si lasciano andare i pensieri, e le parole, a briglie sciolte: si pronunciano parole inappropriate e con toni sbagliati, ma le parole - e i pensieri che svelano - sono autentiche. Resta, allora, la consapevolezza di una solitudine incolmabile; dell...

Non volevo essere Jo March

Tutte le bambine vogliono essere Jo March e lo volevo anch'io, ma non potevo dirlo; non me lo permettevo: era un sogno troppo grande anche per la mia fantasia. Ci pensavo in questi giorni di grande solitudine familiare. Pensavo a tutto quello a cui, da sempre, non ho dato nome, voce, impedendogli quindi di esistere e realizzarsi.  Impedendomi di esistere e realizzarmi. Poi sono diventata Macabea. Macabea ha scritto le parole di cui avevo bisogno e le ha messe in una bottiglia che ha lasciato andare in un piccolo mare. La bottiglia è stata raccolta, aperta. E' stato letto il messaggio e sono state pronunciate altre parole. Non si guarisce, ma un cerotto può rendere più sopportabile il dolore. Non si guarisce, ma anche il freddo di una pallina di gelato può aiutare. A Macabea manca un corpo che la stringa. Le manca poter essere la carne che è. Questa quarantena le ha fatto comprendere quanto sia fatta di carne e ossa e respiro umido. E poi Macabea ha aperto la porta a Jo Ma...

Mancano le parole

Macabea ha bisogno di parole. Sono le parole che la tengono insieme e, adesso, avrebbe bisogno di parole pronunciate, perché quelle pensate nel suo continuo soliloquio sanno solo ferire e riaprire ferite mai curate. Macabea vorrebbe poter chiedere scusa e vorrebbe poter perdonare. Sembra però sia la sola, ancora una volta, ad avere questa urgenza di parole che tracciano una strada nuova. E così tace e non sa dove posare lo sguardo, non sa dove riposare; dove poter lasciar andare le lacrime finché non finiranno (e così non finiscono). Macabea non ha più respiro, non ha più battere del cuore. O, forse, ha troppo respiro. E troppi battiti, per tenerli tutti a bada. Prova a nascondersi tra le pagine di qualche libro, in un altrove sempre più difficile da preservare. Non esistono più i mondi paralleli che la salvavano quando era bambina. Intanto si accontenterebbe di un abbraccio rotondo in cui poter provare a riposare almeno un po' da se stessa.

Domenica delle palme

Macabea è orfana, vedova, sterile. Ha perso tutto o, forse, non ha mai avuto niente. E ciò che credeva essere la sua esistenza era, è, un'enorme menzogna. Macabea deve morire, perché non sa vivere questa vita. Macabea non può morire, perché le è negata la possibilità di essere libera. Macabea è morta. E nessuno la piange.

Vuoto

Da un tempo che ha smesso di ricordare, Macabea non incontra l'abbraccio del suo uomo. Ci sono stati, diverse settimane fa, alcuni abbracci di doveroso conforto: abbracci diligenti come un compito ben eseguito. C'è stato il tentativo di abbraccio maldestro, altrettanto doveroso, per il suo compleanno. Macabea ci pensa spesso e sente il cuore che diventa troppo grande e pesante. Allora respira forte, scuote i pensieri e prova a non pensare che abbracci non ne troverà più. Perché loro due da questo virus non guariranno. Perché si è spezzato qualcosa che non tornerà più insieme. Allora aspetta che la casa dorma per sfiorare, con un bacio sulle punta delle dita, le guance dei suoi figli. Aspetta che i suoi occhi confondano le parole sulla pagina per cercare un altrove che è sempre più difficile da raggiungere. Accanto a lei, il sonno di chi non desidera abbracciarla più.

Eppure

Macabea si è perduta o, forse, non è mai stata tanto presente a se stessa come ora. Il risultato è il medesimo: l'impossibilità di dire; la consapevolezza di non possedere le parole che le servirebbero per tradurre i pensieri, lucidi e dolorosi, delle ultime settimane, degli ultimi mesi. E poi c'è il pudore segnato dal senso di colpa. Perché se tutto il mondo si ferma, se c'è una fila di camion militari a portare i troppi morti lontano dalle proprie case e dai propri cari, allora come si può dire lo sgretolarsi del proprio piccolo mondo? Macabea pensa di aver perso tutto quello che teneva in piedi il suo camminare. Ha perso la protezione di un padre, l'abbraccio di un compagno, Dio. E in tutte queste perdite, ha trovato l'insicurezza di saper proteggere i suoi figli, i suoi genitori, la sua famiglia. Eppure mai come ora Macabea avrebbe bisogno di dire; anche di inventare un altrove lontanissimo per dare respiro a pensieri che respiro non ne trovano più. Eppure....

Fine settimana

Aria Soliloquio Implodere Oooommmmmmmm UnoDueTreQuattroCinqueSeiSetteOttoNoveDieci Mille Sfiorarsi mai "Ho un trauma da superare", dici. Tutto in pezzi un'altra volta Nessun abbraccio a sostenere Auto Strada buia Urlare fino alle lacrime Asciugarle Tentare un sorriso Rientrare Fammi sparire Aprire gli occhi al mattino Richiuderli Libri, libri, libri Deserto intorno Dentro il buio senza tempo Aria Asfissia Non basta?

Se non ci fosse la poesia...

Eppure è venerdì e il cielo è terso Il plenilunio Niente, non aspetto piú niente da te, cielo, Dovunque mi aggrappi cado con fragore Dal tuo tetto d’aria colmo di conchiglie Dal mazzo arrugginito delle tue stelle; Una luna spropositata sorge in me S’ingrossa minacciosa sui miei crinali Sorgerà un plenilunio a frantumarmi (A. Fostieris)

Amnesia

I pensieri si svegliano prima che i miei occhi si aprano, ma qualche giorno fa, dopo essermi assopita, il pomeriggio di una domenica, sulla mia poltrona preferita, ho avuto il dono di un risveglio silenzioso: per alcuni secondi ho scordato tutto. Rivoglio quel sonno e ancor più quel risveglio.

Ricominciare

In realtà non saprei proprio da dove, ricominciare. Non ho alcuna voglia di raccontare questo primo mese di un anno che si è presentato da subito in tutta la sua fatica, il suo dolore, il suo esserci ostile. Non ho voglia di scrivere qui quello che ho tracciato su carta per non esplodere, per tentare di dare confine a una fatica che confini non ha. Non ho voglia di altro che non sia dormire e svegliarmi in un tempo nuovo, differente, altrove; dove non ci siano presenze diverse da quelle che amo e mi amano; dove non ci sia necessità di scegliere altro che non sia il libro da leggere o il film da vedere; dove tutto possa scivolare addosso come una coperta confortevole sempre del giusto calore. Ma sono qui. In questo presente che non vorrei attraversare, cercando di portare a compimento alcune tra le scelte più difficile che abbia mai dovuto affrontare. Ho scelto (ma forse sarebbe più corretto dire che sono stata scelta) la sincerità più dolorosa. Quella che prima di dare sollievo...

Se non ci fosse la poesia

Forse ho perso il conto delle perdite. Se ho perso non deve intristirmi la mia sconfitta Meglio guardare intorno quanti hanno perso con la mia mancanza di vittoria So soltanto di aver giocato e qui continuo a giocare nuovamente vita dopo vita fior da fiore e frutto dopo frutto Se ho perso quel che più duole sono i fianchi anche se il cuore e altre metafore si alterano i fianchi che cavalcano il mondo intero sono quelli che più sangue ricevono con le perdite Forse ho dimenticato il conto delle perdite ma giocando nuovamente qui sono deciso a non parlare delle vittorie sempre che abbia avuto, che abbia, che avrò vittorie personali Meglio commuoversi se non mi sono reso conto, di non aver centrato il bersaglio quando qualcuno aveva bisogno di un sorriso (Fior da fiore - Félix Luis Viera)

Colleziono briciole

"Abbandonati alla fiducia", è stato il messaggio del mio calendario dell'Avvento di questa giornata senza luce. Un messaggio caro come può esserlo solo quello che arriva dal cuore al cuore. Un canto di lode sussurrato. Indossare un sorriso faticoso e provarci, cadere e riprovarci. Un dono inaspettato. Stringo il piccolo sasso bianco che mi ricorda il mio nome. Abbraccio questo senso di stanchezza infinita, la solitudine che mi riempie e svuota. Raccolgo briciole di speranza, le colleziono con cura paziente.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 30

Non rinuncio al bacio prima del sonno. Mi ripeto che hai bisogno di tenermi lontana e alzare muri per diventare l'uomo meraviglioso che sarai. Colgo come dono prezioso ogni nostro sguardo complice di un comune sentire di genere: tra donne non servono molte parole e, quando invece ci sono, possono essere tante fino a travolgere. Non rinuncio ad aspettare una risposta romanticamente banale a un mio gesto altrettanto banalmente romantico. Cerco un grazie a sostituire la supplica. Mi alzo con il buio per vedere la luce arrivare. Contemplo distratta cercando il vento leggero che apra i miei sensi e li renda grembo capace di accogliere e fiorire. Provo maldestramente a non ascoltare il freddo che mi trema nel cuore, a non posare lo sguardo sull'assenza. E attendo.