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E' il compleanno di Baudelaire

E' il compleanno di Baudelaire e se non ci fosse la poesia, a dare respiro a tempi impossibili, i miei giorni sarebbero del tutto privi del necessario ossigeno "Avremo letti pieni di odori leggeri, divani profondi come avelli e strani fiori sulle mensole, schiusi per noi sotto cieli più belli. Consumando a gara i loro estremi ardori, i nostri due cuori saranno due grandi torce che rifletteranno i loro duplici splendori nelle due nostre anime, questi specchi gemelli. In una sera fatta di rosa e di mistico azzurro ci scambieremo un unico lampo come un lungo singhiozzo, tutto carico d'addii; e più tardi un angelo, aprendo le porte, verrà a rianimare, fedele e giocoso, gli offuscati specchi e le fiamme morte"

Il regalo che vorrei

Prendersi cura è gesto di forte e delicata bellezza. Chiede pazienza, dedizione, attenzione al non detto, ascolto. Chiede abbracci che sorreggano i passi incerti e che gioiscano delle conquiste raggiunte o anche solo sfiorate. E’ carezza nel sonno perché i sogni siano lievi. E’ la consapevolezza dell’altro che l’altro talvolta non ha. E’ privilegio da conquistare con sensibilità attenta e grata. E mai scontata. Lasciare che altri si prendano cura di me. Affidarmi. Chiudere gli occhi e soltanto respirare, con la consapevolezza di una mano a tenere la mia per non lasciarmi cadere. Ecco il regalo che vorrei. Oggi. Sempre.

Bandus!

Da piccola, quando mancava il fiato dal troppo correre o quando l'avversario di gioco era vicino a prendermi, potevo gridare "bandus" e tutto si fermava. Almeno per un po' era possibile riprendere fiato, pensare una strategia, buttarla in ridire e poi, forse sì ma magari anche no, riprendere il gioco: "fuori bandus". Ecco. Dopo i giorni del tremore gelato e paralizzante, quando il respiro stava tornando a farsi regolare e il calore a sentirsi fin nel cuore; quando stava tornando, seppur timidamente, anche la voglia di lamentarsi un po', qualcuno a nuovamente sparigliato tutto. Un'auto ha investo il mio papà, senza fermarsi a soccorrerlo. E' stato molto fortunato perché è ancora qui con noi e quasi tutto intero. Ora si tratta di organizzare le prossime settimane e curare la ferita lasciata dall'enorme spavento che ha investito non tanto il corpo quanto piuttosto il cuore e la mente di due persone anziane, insieme da sempre, che si sostengon...

Pianissimo

Si cammina con cautela, con prudente attenzione, perché il desiderio di dire "va tutto bene" è tanto. Si pensa lentamente, cercando generosità e comprensione anche quando si ritorna a sentire il gelo che paralizza il cuore. Si allungano le mani a cercare altre mani. Per non cadere, forse; per non lasciar cadere, anche. E si spera. Il cuore traballante. Tu come stai? E come sta il tuo cuore? Riesci a portarla la fatica di aver perso un altrove di gioco gratificante? Ti cerca ancora? Riesci a non rispondere? Talvolta mi sembra di riuscire a comprendere la noia che posso essere, l'abitudine alla mia forma accanto a te nel letto. A comprendere il desiderio di altro da me e da noi. E mi capita anche di desiderare di amarti di un bene così grande da accogliere anche quel desiderio. Non ci riesco. Ho paura. Barcollo. Cerco di non avere un orizzonte temporale per il giorno in cui smetterò di tremare per un freddo che non si placa. C'è il sole. E un cielo terso. Aspet...

Capitano giorni

Capitano giorni che sono regali per sempre. Bisogna avere la prontezza di afferrarli e attraversarli con consapevolezza frivola e leggera. Allora c'è vento a scompigliare i capelli e i sorrisi. C'è un abbraccio in un caffè elegante a sciogliere una confidenza accolta con la naturalezza dell'affetto sempre e comunque. C'è una città bellissima sempre da scoprire. C'è la gioia dello stare insieme in un tempo ritagliato come per magia. Poi capitano notti di sonno faticoso, di silenzi dolorosi e distanze che sembrano incolmabili. Allora ci sono gesti mancati e parole taciute e paure talmente lucide da spalancare gli occhi sul buio. E capitano mattini a seguire quelle notti. Allora ci si aggrappa al giorno, agli sguardi sereni in cui si è riflesso il mio, alla naturalezza del riconoscersi senza necessità di dirselo. Basta guardarsi, per sentirsi. E se qualcuno non ha voluto entrare nel nostro cerchio, è mancata la sua presenza, ma siamo stati cerchio lo stesso: forse ...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 22

1 Marzo. L'aria che cambia profumo, le giornate che si allungano. Gli abiti dell'inverno che iniziano a stancare. Il desiderio del sole sulla pelle scoperta. Il cielo mutevole e sorprendente. Il terrazzino che ritorna a fiorire. L'attesa per alcuni giorni che possono somigliare a una vacanza. L'attesa per alcuni giorni che possono aiutare a tornare noi. L'attesa.

"Scusa"

Esistono parole che curano più dei balsami e di qualsiasi medicamento. Una di queste parole è "scusa". Cinque lettere che fatichiamo a imparare e a pronunciare. Cinque lettere che ascoltarle fanno tornare il respiro. L'hai pronunciata forse per la prima volta. Nel buio e nel silenzio. E' arrivata come una brezza leggera a sfiorare i brandelli del mio cuore ferito. Ha trovato dimora in un abbraccio. Il momento del ricostruire paziente e delicato inizia da qui.

Caro Te

Caro Te. Abbiamo scelto di non dare nome ai gesti, alle conversazioni, al gioco di queste ultime settimane. Sappiamo bene, entrambi, che i nomi rendono reali le situazioni e abbiamo scelto, in un muto comune accordo, di preservarci da un dolore che a pronunciarlo sarebbe stato senza ritorno. Caro Te. Che non riconosco nel disegno che di te ho tracciato, in tanti anni. Nel racconto che tu mi hai narrato, in tanti anni. Che mi fai un po’ tenerezza e un po’ rabbia nel tuo facile aderire ai luoghi comuni che hai sempre irriso negli altri: dell’età, dell’appartenenza di genere.   Caro Te. Che hai intuito il mio sapere e maldestramente provi a tacitare il mio sentire e il mio dire composto da parole sconnesse, all'apparenza; pronunciate nel buio per non rischiare di oltrepassare la linea di confine che abbiamo tracciato. Convinto, come sempre, che il non dire, il lasciar passare il tempo, sia la migliore scelta possibile. E che ancora, dopo tanti anni, non hai compreso che so...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 21

La finitezza della condizione umana. La sua vulnerabilità. La banalità del male. L'evento che ci passa attraverso e dal quale partire. Le parole per attraversare il vuoto e renderlo sopportabile. La dignità. La sacralità della persona. E molto altro che è diventato parte di me. Del mio poter dire "io". Michela Marzano . Ieri.

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 20

Mi dicono che hai scelto una nostra foto e una poesia di Saba. Mi dicono il tuo "ti voglio bene". Mi dicono perché tu non dici e io non ho modo di vedere. Non serve vedere. Ti sento. Nell'abbraccio spigoloso. Nel tuo scrutarmi e comprendermi come pochi altri. Nei tuoi silenzi. Nel tuo cuore che resta luminoso anche nel percorso complicato che ti è toccato in sorte. Ti sento e mi senti. Il regalo più bello non poteva che arrivare da te. Grazie, F Ti voglio bene.

Va tutto bene. Anzi no.

Sul mio balcone i primi segni della primavera. Una violetta che tenta di fiorire, il bocciolo della fucsia, le tartarughe sul loro sasso. Aspetto anch'io la mia primavera. La cerco nei pomeriggi che si fanno più luminosi, nel tepore del sole che si fa più caldo. Aspetto tra mille domande che scavano dentro lasciando un vuoto di parole, di paure, di pensieri che non vanno nella direzione che i giorni, densi di richieste, chiederebbero. I giorni scorsi abbiamo festeggiato A, i suoi anni bellissimi e tormentati, la meraviglia di una gioventù condivisa nel suo esplodere senza riserve. Fatico a salvare la bellezza di questi momenti e a non contaminarla con la menzogna che indossiamo. Voglio una dissolvenza che mi porti via insieme a tutto il grigio che mi opprime e che lasci entrare la luce della stagione nuova. Non è dato chiedere tanto. Nemmeno desiderarlo. Posso solo resistere e resistere e resistere ancora. Posso solo fingere, quando il dolore si farà meno devastante (e acca...

I mille pezzi del mio cuore non ne faranno mai più uno intero

Il nostro dolore annoia chi è costretto a condividerlo con noi. E probabilmente è un bene: costringe a metterlo un po' da parte per non rischiare di restare davvero soli. E probabilmente è un male: il rischio di implosione diventa davvero molto vicino al punto di non ritorno. Il dolore annoia se non è il nostro. Le parole pronunciate al buio, protette dalla mancanza di sguardi, sono davvero le più sincere? Quanti silenzi siamo? Quanti ne sappiamo ascoltare? E quanti ne possiamo pronunciare? Le parole pronunciate sono per sempre. E se sono parole che feriscono, lasciano segni indelebili: si potranno scordare le parole, non il dolore che hanno inferto. Ho bisogno di farti male, un po', per non fartene molto di più. Allora sono morsi e graffi sulla pelle. E' amore? Com'è possibile farmi tanto male e poi abbracciarmi con tanta tenerezza? Come riesco a portarmi tutto addosso senza accasciarmi a terra e non rialzarmi più? Come fai a mentire mentre mi guardi, mentre t...

San Valentino 2019

Un libro che mi sono regalata ed è arrivato puntuale oggi. I messaggi molto sorridenti e ironici che solo le amiche posso mandare, regalando proprio quello di cui ho necessità oggi: presenza leggera come un abbraccio rotondo. Un complimento inaspettato, ancora una volta da una donna, e davvero gradito nel suo essere minuscolo. Il sole e i mille mazzi di fiori colorati che vedo uscire dal fiorista qui sotto e invadere la piazza. Una frase che Montale ha scritto proprio perché io potessi trovarla e farla mia oggi. Respirare. 

Io ti cerco

Io ti cerco, tu cerchi un altro, e infine si perde il nostro desiderio nella distanza nelle giornate grigie e non vede una via verso la stessa meta. Oh, tu ed io, che non ci siamo mai incontrati, il mio cuore è stanco di cos’era ed è. Tu non mi desideri, e mi hai avuto per caso, io non ho potuto averti, e ti ho persa.  (Stein Stenarr)

Mollette

Immagine
Sono i piccoli, maniacali, gesti quotidiani a tenere in piedi il mio giorno. Non c'è noi, oggi. Ci sono io e, chissà dove, ci sei tu. Allora stendo i panni come se fosse una missione fondamentale alla sopravvivenza del Pianeta.  Una lavatrice di calzini che hanno trovato ordine meticoloso sui fili dello stendipanni; che hanno trovato il loro compagno e che sono stati suddivisi per colore, proprietario; calzini per i quali ho scelto le mollette: tutte appaiate e un colore diverso per ciascuno di noi. Lo faccio abitualmente, ma stamattina ne ho sentito il potere salvifico. Perché è nella concentrazione del nulla che riesco a perdere per un attimo la consapevolezza dello squarcio. Cerco un sonno che non posso ancora conquistare. Che sia senza sogni e non mi faccia sentire il buco che mi sta inghiottendo. Oggi è paura e buio nonostante il cielo luminoso, là fuori. Oggi non riesco a tenerli insieme i pezzi del mio cuore.

Questi giorni

Quanto può sopportare un cuore? Quante volte può spezzarsi? In quanti pezzi? Quanto a lungo può battere nel gelo di un tremore incontrollato? Quanto può resistere al pensiero di un dolore così insopportabile da non volergli dare un nome? Poi ci sono le notti interminabili d'amore e parole e fughe clandestine in cucina a colmare una fame che non è di pane e marmellata: è di noi. Poi ci sono le ore a sbirciare il mutare di uno sguardo per intuirne la direzione, la paura di una lievissima sensazione di sollievo. C'è il sonno abbracciati e il risveglio ancora intrecciato. Per quanto tempo si può vivere così intensamente da sentire ogni minuto come se fosse l'unico? Per quanti giorni si può attraversare il lavoro, la casa, gli altri, come se fossero complici di una lontananza che vorremmo annullare per stare solo nel letto e trovarci e ritrovarci. Quante parole si possono dire pronunciandone altre? Quanti silenzi si possono ascoltare con l'incredula consapevolezza c...

A.

Di te ho il vuoto, il silenzio, la lontananza. Il vuoto è contenitore da riempire. Il silenzio è ascolto di pensieri sussurrati. La lontananza è invito a camminare per trovare il sentiero da seguire per raggiungerti, o aspettarti. Di te ho la musica che ti porti nelle orecchie; gli occhi enormi che vedono oltre; le parole scritte con l'urgenza della poesia. Apro le braccia e ti guardo mentre spicchi un volo che non sai di saper volare. Eppure voli. Sei lo splendore che ha illuminato i tuoi occhi per lo stupore di sentire quanto l'amore può essere denso. Vola. Ama. Vai.

Quello che c'è

Se non ci fosse la poesia, se non ci fossero parole di altri per me. Se non ci fosse un'amica a circondarmi di ascolto, a condividere con me le sue fatiche che non farmi sentire troppo in colpa per le mie (e dimostrando così di conoscermi molto bene. E di volermi molto bene). Se non ci fosse un amico lieve a offrirmi una prospettiva maschile, più concreta, meno solidale. Se non ci fosse il gioco delle parti: un vestito corto, nero, i tacchi, le labbra rosse, gli occhi intensi. Se non ci fosse anche questo lavoro che non amo. Se non ci fossero i fili sottili che mi portano a persone che sfiorano con garbo i miei giorni. Se non ci fosse questo non luogo di parole che si perdono nel nulla e arrivano a nulla, ma escono da me. Se non ci fossero due ragazzi che aspettano il mio bacio prima di lasciarsi scivolare davvero nel sonno. Se non ci fossi tu e il tuo costringermi a mordere l'interno delle guance per non crollare al tremore che mi prende quando il pensare diviene, per ...

Non esiste amore felice

Niente mai è acquisito all’uomo Né il vigore Né la debolezza né il cuore E quando crede D’aprir le braccia l’ombra è quella di una croce E quando pensa a stringere la sua gioia la infrange La sua vita è uno strano divorzio di dolore Non esiste amore felice La sua vita somiglia a inermi combattenti Che si erano vestiti per un altro destino A che può servir loro di levarsi al mattino Loro tornati a sera incerti come sono Dite Che vita è questa E trattenete i pianti Non esiste amore felice Mio dolce amor mio caro amore lacerante Ti porto in seno simile a un uccello ferito E mi guardan passare senza averlo capito Ripetendo con me parole che ho intrecciato E per i tuoi grandi occhi si sono a un tratto spente Non esiste amore felice Il tempo è già scaduto la vita non s’impara Nella notte dei cuori nasce un pianto comune Quanto dolore esige la minima canzone Quanti rimorsi per pagare un’emozione Quanti singhiozzi per un’aria di chitarra Non esiste amore felice. (Luis Aragon)

Ritorno 2

Precipito nel buio? Mi chiedo a cosa pensi, mentre mi guardi. Cosa pensavi stamattina, mentre mi abbracciavi prima di cominciare questa giornata. Mi chiedo se sarò capace di tanto dolore senza urlare. Mi chiedo dove troverò il sorriso che vorrei trovare, lo scherzo, che vorrei trovare. Le parole che vorrei trovare per mettere a tacere il silenzio che in questo momento di impedisce di gridare e vomitare il macigno che sento in petto. Questa volta non dovrà essere il mio troppo facile senso di colpa a farmi muovere. Questa volta voglio che tu stia bene. Che tu possa stare bene dove sceglierai di stare. Con chi sceglierai di stare. Hai mentito, stamattina. "Non sono mai partito". Io so che non sei ancora tornato. Forse non sei mai tornato. Non voglio farti mentire più. Come allora l'istinto è di scoperchiare il vaso. E il desiderio è ancora quello di svanire in una dissolvenza silenziosa. Oggi non scoperchierò nulla. Non cercherò nulla. Mi basta quello che so. Svanire, ...