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Porte chiuse

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Da alcuni giorni sbatto contro porte chiuse che pensavo aperte e il dolore, per l'urto inaspettato, sta rendendo i miei pensieri ancora più ingarbugliati del solito e i miei giorni più tristi. Penso alle occasioni di ascolto perse, all'incapacità di comprendere una richiesta di aiuto, agli incontri mancati. Sono stata colpita da disattenzione superficiale e da un'aggressività inaspettata e ne sono uscita delusa, nel primo caso, ferita nel secondo. Forse ho scelto le parole sbagliate, i gesti sbagliati. Ho acconsentito a fraintendimenti che mi lasciano più sola e anche più disillusa. Perché l'errore del mio ottimismo a oltranza è anche questo crederci e fidarmi: per quanto mi possa ripetere che ci si salva da soli, ci si regge da soli, la verità è che ho necessità di presenze che affianchino il mio cammino. E io? Riesco a essere compagna di viaggio per qualcuno? C'è qualcuno che mi chiede di essere sua compagna di strada? Incontriamo tanti volti, tante storie...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana. 15

Imparare a bastare a se stessi. Perché non è vero che nessuno si salva da solo. E' bello avere una mano da stringere. E' necessario sapersi abbracciare da soli. Imparare a regalarsi minuscoli gesti di egoismo. Una focaccina golosa, solo per me; un pomeriggio di piccoli acquisti inutili per riempire casa di umore frivolo. Imparare a filtrare quello che entra nei nostri pensieri e a tener fuori tutto il resto. Imparare che se la propria voce rimane inascoltata, la perdita è di chi non sente. Imparare a non regalarsi a chi non merita il dono che sappiamo essere.
Sono molto triste. Una grande tristezza mi ha avvolta, pochi istanti dopo l'ultimo post. Ci sarebbe necessità di un altrove concreto, per uscirne. Mi sono fidata di un ruolo e ho pensato di potermi concedere la sincerità. Ho sbagliato e ora sono un po' più vulnerabile e mi sento anche decisamente stupida. L'età dovrebbe insegnare la diffidenza attenta. A me sta portando l'urgenza della sincerità e il desiderio di cammini condivisi. E' che non mi rassegno a questa solitudine che è la vera compagna, da sempre, del mio andare. E' che non imparo a non illudermi. Non voglio imparare. Sono molto triste perché non era stato facile dire: ho bisogno di aiuto e lo chiedo a te. Sono molto triste perché ho bisogno di aggiungere presenze e invece mi sembra di perderne soltanto. Sono molto triste per la mia incapacità di chiedere e raccontarmi e lasciarmi accogliere e, evidentemente, anche di accogliere. Sono molto triste. E vorrei anche piangere un po', non fossi ...

Altrove

Mi affido e chiudo gli occhi.  Sono altrove. Ecco cosa mi consente di affrontare la salita pur con il fiato corto di queste settimane. Mi racconto un altrove per tornare qui e sorridere.

La vita delle ragazze e delle donne. Alice Munro

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Pensieri e destini

"Non pensare che non ti pensi" "Che strano destino consumarsi senza consumare" Pensieri tra loro lontanissimi per appartenenza, umore, significato. Pensieri comunque sovrapponibili e che mi sono stati affidati. Non so bene dove porli, tra i miei. Per ora restano lì dove sono caduti. Se hai il dubbio che possa pensare di non essere tra i tuoi pensieri, sei consapevole del tuo silenzio e della mia attesa. E quando il silenzio e l'attesa si incontreranno, questo dovrà essere in qualche modo superato, per trovare un possibile percorso. Di chi è il destino di consumarsi senza consumare? E cosa consuma? E se non consuma, cosa può far germogliare? Ecco, questo chiederebbe una tazza di cioccolata bollente e un lungo pomeriggio di chiacchiere. E' un lunedì freddissimo, oggi, e un po' grigio. Freddi e grigi sono anche i miei pensieri scombinati e lenti. Sono fredde le mie mani. Aspetto. Ma non sono sicura di aver abbastanza pazienza.

"Chiedi a sarà dato". Ad altri. Non a te.

Macroscopica la mia incapacità di chiedere. Eppure in questi anni credo di aver fatto enormi passi avanti sulla strada del chiedere aiuto. Nonostante questo manca, evidentemente, ancora qualcosa che non riesco ad afferrare se sono ormai settimane che attendo una risposta a una richiesta esplicita di ascolto e bisogno. Non che ne sia sorpresa, ma delusa sì. Se nemmeno chi per scelta di vita fa del prestare ascolto e accoglienza riesce a dare risposta alla mia domanda, allora non posso che prendere atto del mio essere da sola con le difficoltà che porto nei giorni. E' questo, temo, quello a cui non riesco a rassegnarmi. La solitudine nella fatica. E per quanto la racconti, per quanto cerchi di condividerla, evidentemente non lo faccio con voce e parole che consentano di essere comprese. Fa male.

Della bruttezza delle mamme

Mi pare di comprendere il motivo per cui A. si sente spesso un pesce fuor d’acqua.  Non può che essere così, se anche io mi sento completamente fuori posto tra questi genitori sempre aggiornatissimi su tutto quello che accade in classe, sui programmi delle varie discipline; tra queste madri che non possono evitare di ricordare l’ingiustizia subita da una figlia per un 9- che doveva essere 10, non fosse stato per l’arroganza incompetente di un insegnante; tra queste madri che prima dei colloqui con i prof studiano i programmi delle varie materie per sentirsi pronte a difendere i propri figli casomai venissero segnati errori discutibili nelle verifiche in classe. Ascolto volentieri e spesso sorridendo i racconti polemici, divertiti, ansiosi, preoccupati, nervosi o ridicoli che i nostri figli condividono a casa. Talvolta non li comprendo, tanto mi sembrano lontani dai miei ricordi scolastici. Altre volte mi fanno sentire decisamente contenta di aver chiuso quella parentesi; alt...

Lunedì

Oggi non c'è tempo per nulla. Solo una lunga corsa verso la sera, quando arriveranno parole condivise intorno a un libro comune. In tutto questo la parentesi di una piccola, grandissima, bella notizia.

L'arma della miopia

E’ una miopia che subito non si nota. Sembra più distrazione, dimenticanza. Addirittura può sembrare uno sguardo talmente elevato da suscitare ammirazione. Invece è una scelta: di non vedere, non sentire; non toccare ma lasciarsi toccare, se questo porta a riempire la mano. E’ raccontarsi come prudenti e protettivi. L’inganno si svela lentamente. Quando l’attesa diventa una delusione ripetuta; quando si smette anche di aspettare, ma non si rinuncia a una possibilità di sorpresa. L’inganno si svela lentamente e con un dolore sordo di cui ci si vergogna anche un po’. Sembra di non avere abbastanza strumenti per capire. S’inverte l’onere della prova. Il risultato è la rassegnazione a un silenzio che aggira il conflitto; una distanza che porta con sé una grande e irrimediabile stanchezza. La meta diventa allora il non cedere, il perseverare nella propria ipermetropia proteggendola dal contagio cercando di diventare contagiosi. Ma è impossibile vincere questa guerra. Meglio co...

Libro parlato

Da qualche settimana leggo ad alta voce per un’ associazione a favore di chi, ipovedente o con altre difficoltà di lettura, non può farlo autonomamente. Ho dovuto vincere un po’ di timidezza per registrare le prime pagine e poi farle ascoltare per capire se potevano andare bene.  Ho dovuto imparare a riconoscere la mia voce registrata, che non è la voce che sento quando parlo né tanto meno quella che sento mentre leggo per me soltanto.  Ho dovuto cercare un tono di voce più alto e meno veloce di come solitamente parlo.  Sto ancora imparando. Leggo e vivo la fatica del pronunciare.  Noto i refusi che nella lettura silenziosa sfuggono grazie all’incredibile correttore automatico che è la nostra vista (e il nostro cervello).  Mi rendo conto di quanto siano importanti le virgole. E le pause. Leggo ad alta voce e mi sembra di riscoprire il silenzio. Lo spazio vuoto tra un paragrafo e l’altro, tra un punto e il capoverso successivo. Silenzi da riempi...

In pensieri, parole, opere e omissioni

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Avevo scritto un post per venerdì. Una dimenticanza e quelle parole sono rimaste non dette e poi superate dai giorni lenti di una breve vacanza. Ho pensato a lungo se pubblicarlo ugualmente, perché in fondo sono parole che torneranno presto vive nel mio quotidiano: per ora sono solo nell'ombra, non cancellate. Poi ho scelto di aspettare che siano loro a spingere per trovare voce qui, in questo soliloquio meno cupo del mio consueto parlottare piano sotto la doccia. I giorni lenti hanno portato molti pensieri. Ho pensieri che non posso controllare; che mi portano dove decidono di portare la mia mente; che mi regalano pause da un quotidiano faticoso e che mi consentono di tenerlo in equilibrio, questo quotidiano. Sono pensieri che mai avrei il coraggio di pronunciare. Pensieri potenti che mi consentono di mantenere netta la distinzione tra il qui e l'altrove proprio perché impossibili nel loro concretizzarsi. E' una sensazione fortissima. Non è sogno. Oppure è sogno con...

La strada. Cormac McCarthy

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La cenere è arrivata ovunque, come il buio. Eppure c’è il fuoco che porta calore e vita. E speranza, forse.  Davvero non so da dove iniziare per dire quanto mi sia rimasta addosso la cenere che avvolge tutto il libro di McCarthy, La Strada.  Non mi sono accorta di esserci caduta in mezzo, finché i miei occhi non hanno iniziato a lacrimare per la poca luce, il silenzio, la paura che compongono le pagine del libro e il cammino di un padre e un bambino da soli in un mondo ostile che loro, ostinatamente, continuano a pensare come casa. Non ci sono voci, lungo la strada, nessun luogo in cui ritrovare ricordi che non siano pericolosi.   Gli animali si sono estinti, gli alberi sono gli scheletri di se stessi e i pochi altri esseri umani sono i sopravvissuti di una non raccontata Apocalisse, che li ha ridotti a nemici e carnefici.  Il padre e il bambino sono fuggiaschi alla ricerca di calore; raccolgono rifiuti per nutrirsi, inventano ripari dove non ce ne sono...

La primavera che c'era

La mia primavera è stata soffocata da silenzi e distrazioni e stanchezza senza rimedio. Ho chiesto ascolto a uno sguardo che mi aveva dato l'illusione dell'accoglienza. Richiesta che ha avuto in risposta un silenzio che dura ormai da settimane.  Se dovesse dirmi: "eccomi, sono qui" non so se mi troverebbe. Ha senso mendicare accoglienza?  Con te, invece, mi sento trasparente. Non mi cerchi da tanti di quei giorni, che sono diventati mesi.  Non ti manca un po' il nostro abbraccio? Non ti manco io? Mi vedi ancora? Mi ascolti quando ti dico "sono qui, guardami"? Le pagine di un libro bellissimo hanno riempito di cenere i miei pensieri. Ho chiuso il libro. E ho pianto come non mi capitava da un po', leggendo. Ho pianto e quella cenere mi si è appiccicata addosso e dentro. Avevo la primavera dentro. Tornerà?

Pensieri sovrapposti

Si possono pensare pensieri sovrapposti, senza un apparente filo logico a unirli. Lo trovo di una libertà assoluta, sempre: anche quando i pensieri non sono tra i migliori. E mi chiedo quale Grazia abbia illuminato alcune menti e le loro penne, per riuscire a trasferire questa sovrapposizione su carta e poterla così regalare a noi. A me. Rileggo la Signora Dalloway e ritrovo lo stesso stupore della prima volta. Apro a caso Clarice Lispector: trovo le sue lettura della Woolf e di Joyce e ogni volta sento la mia voce tra le sue parole. Mi chiedo allora quale Grazia abbia illuminato la mia mano quando ho scelto proprio "quel" libro dallo scaffale della libreria. E ogni volta ringrazio. I miei pensieri sovrapposti di questo venerdì che aspetta un pigrissimo weekend sono meno eleganti e certamente la mia mano non sa sovrapporli nella scrittura. Mi chiedo, per esempio, quanti anni debba avere una donna per non essere più oggetto di complimenti indesiderati da tristi uo...

Se non ci fosse la poesia. E Bertolt Brecht.

Molti pensano che noi ci diamo da fare nelle faccende più peregrine, ci affatichiamo in strane imprese per saggiare le nostre forse o per darne la prova. Ma in realtà è più nel vero chi ci pensa intenti semplicemente all'inevitabile: scegliere la strada più diritta possibile, vincere gli ostacoli del giorno, evitare i pensieri che hanno avuto esiti cattivi, e scoprire quelli propizi, in breve; aprire la strada alla goccia del fiume che si apre la strada in mezzo alla pietraia. Bertolt Brecht - Molti pensano - Poesie 1941- 1947

Le mamme lo sanno

Quello che sto imparando, in questi anni di maternità adolescente, è che le madri sanno. Anche quando vorrebbero non sapere, lo sanno. E sanno non perché conoscano i propri figli, ma perché li sentono. Ecco. Mi spaventa questo sapere e forse più del sentire: il sentire consente di chiudere gli occhi, il sapere no. Mi spaventa perché mi trova impreparata fino a restare immobile, o agire in modo talvolta sconsiderato quasi fossi adolescente anch'io. E forse è così. In fondo la ricerca, il cammino, l'incertezza, l'entusiasmo e la paura sono le pietre d'inciampo di tutto il nostro percorso; perché in fondo non si smette mai di crescere. E poi mi spaventa perché mi domando: se le mamme sanno, cosa sanno i loro figli delle mamme?

La primavera dentro

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Amo l’autunno come nessun’altra stagione, eppure sento la primavera dentro. Nonostante tutta la fatica che zavorra le mie giornate e i miei pensieri da tanto di quel tempo che ormai è diventata ossa, sangue, carne; nonostante la salita su cui continuo ad arrancare annaspando; nonostante la consapevolezza dei troppi fronti aperti. Mi sento la primavera dentro.  Mi ritrovo a sorridere, a parlare a voce bassissima (ma un giorno, lo so, mi tradirò), ad addormentarmi in pochi minuti senza nemmeno il tempo di arrivare all'altrove che di solito mi accompagna nel sonno.  Mi trovo ad accogliere paturnie, ansie, problemi, confidenze faticose e il mio cuore ne esce gonfio ma vivo più che mai.  Ascolto ipocondrie e resistenze illogiche ai cambiamenti e il mio pensiero si fa impermeabile al nero che vorrebbe colorarlo. Continuo a muovermi per tentativi, con le mie ricette dagli ingredienti “a occhio”, ma è come se fossi circonfusa da un’aurea di lieve ottimismo a oltra...

Sul mio comodino.

I libri sul mio comodino, che aspettano di essere di essere scelti e letti, sono il puntello a una felicità promessa cui non so rinunciare. Alcuni aspettano a lungo, altri solo il tempo di qualche altra pagina. Alcuni hanno trovato lì la loro collocazione permanente e servono a regalarmi la certezza della loro presenza. I libri che ho sul comodino sono indispensabili al mio equilibrio; al sonno e alla veglia che al sonno non vuole cedere; ai sogni e all'altrove. I libri sul mio comodino mi aspettano come io aspetto loro. E’ un incontro immaginato e poi consumato e, come nelle relazioni con le persone, possono portare ad amicizie per sempre o a un fugace sfiorarsi di giorni per poi finire dimenticate o, ancora, possono diventare scontri e rifiuto reciproco. Non sono io, in questa relazione, a decidere l’accaduto. I libri non sono oggetti inermi: sono fatti di parole e pertanto racchiudono una forza importante anche quando usano il linguaggio più dolce. Ecco. Non potrei im...

Piccoli esercizi di felicità quotidiana.14

Il viale che s'incendia, sorprendendomi ogni anno. Il sonno che mi prende tra le braccia della mia poltrona preferita. Un nuovo libro da iniziare nei giorni di un riposo composto da tante piccole cose al rallentatore. Il profumo della cannella. Un'assenza che diventa respiro che diventa desiderio di ritrovarsi. Piccoli gesti, brevi passi.