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Dovrei

Dovrei. Sentire l'attesa che si scioglie in sorpresa e incredulità. Dovrei ricordare solo il cuore a mille e le mani che tremano. Dovrei fermare l'attimo in cui l'inconsapevole certezza è diventata un sì. Dovrei. Invece il mio pensiero si è fermato. Non ho pianto e non ho gioito. Mi sono persa, immobile, in un silenzio che non sapevo e non so come riempire. Il freddo insofferente del medico. Il tuo silenzio che non mi aspettavo così duro. Il nostro silenzio che non riesco a colmare. Aspetto. E' ancora stupore. E paura. E nel contempo è abbandono fiducioso a un disegno che non ho tracciato, che non aspettavo più. E' abbandono in un abbraccio che ancora aspetto, che aspetterò, che provo a trovare, intanto, in Chi questo disegno, forse, ha tracciato.  Aspetto. Sperando di dimenticare la solitudine e sperando di saperci perdonare.
E' arrivata la Pasqua ed è passata, lavata via dalla troppa pioggia, dai giorni di una pigrizia lenta e regalata. E' una Pasqua senza primavera, con lunghi silenzi e pochi pensieri. Non so partire e non so tornare. Ancora. Resto qui, nell'attesa che si possano sciogliere i sogni a cui non so resistere e che al risveglio fanno male. Ma resto qui. Aspetto

Crepa

Capita di abituarsi al silenzio dentro. Capita di pensare che non valga la pena parlare. Capita di pensare che forse non si hanno più pensieri che non siano immediatamente collegati al momento. E poi capita di pensare che forse c'è una crepa, laggiù, sulla parete vuota che si sperava diventasse una stanza. Allora si pensa di poter tornare a parlare, a pensare e a scrivere. E ci si prova. Ma non ci si riesce. Mi sono persa.

Passo

Stanca di questa rassegnazione arrabbiata. Stare qui, così, non ha più senso. Non così. Allora, finchè un senso non lo rivedrò, passo. E chiudo. Per un po'.

Penso

Penso. Agli angoli nascosti dentro di noi. A come non riusciamo a condividerli. A volte neppure li chiamiamo per nome. Penso. A come la pelle percepisca prima del pensiero le ombre e le luci che ci circondano. Penso. A pensieri condivisi, intimi e sconosciuti. Penso. Alla ferita che brucia per non essere soggetto, oggetto, parte di quello scambio. E penso che gli angoli nascosti possano servire come pausa, come respiro quando l'aria sembra troppo rarefatta per noi. Intanto fuori il cielo si fa grigio e promette altro bianco. Speriamo. Lo splendore negli alberi di questa mattina, si è sciolto presto.

Penso. Talvolta.

Penso al caso. A come si ascoltino alcune canzoni, che magari non ci  piacciono per niente, e sembra parlino proprio di te. A come si leggano alcune storie e sembra raccontino proprio di te. Forse è egocentrismo, quello che più ci caratterizza. Forse gli "inciampi"  li notano solo quelli molto egocentrici. Forse li noti solo se ne hai bisogno. Forse sono numerosissimi e ne notiamo solo una piccolissima parte. Forse siamo tutti dentro a un grande "Truman show" o siamo davvero solo ologrammi di mondi alieni. Non lo so. So che ieri tornavo a casa e alla radio sentivo una canzone di Venditti. E c'ero e non ero sola. So che spesso leggo storie che mi raccontano, anche quando parlano di accadimenti e personaggi lontanissimi dal mio mondo. So che apro un libro, leggo due versi per caso, e sono scritti per dare voce ai miei pensieri di un attimo prima. So che sentire questi invisibili fili che legano ciascuno di noi, mi fa sentire un po' me...

Regalo

Alcuni momenti sono doni preziosi. Possono durare il tempo di un sospiro o di una passeggiata, e restano nel cuore e nei pensieri per sempre. Oggi ho avuto in dono uno di questi momenti. Tempo. Per chiacchiere passeggiando, mentre il giorno si faceva scuro. Chiacchiere e risate e canzoni un po' stonate e un po' giocate. Una complicità leggera perchè non consueta e non scontata. Un regalo. Tempo per noi. Senza maschi, senza ruoli definiti, senza orologio. Tempo lieve come una carezza e finito, o forse no, con un abbraccio non negato, con parole non dette ma ascoltate e giocosamente condivise. Perchè anche il cuore che ha paura di volare a volte mette le ali.

Niente da dire

Niente da dire. Solo il desiderio di stare qui, dove non c'è nessuno eppure ho l'impressione di non parlare da sola. Come quando da bambina giocavo davanti allo specchio e m'inventavo un mondo popolato da una famiglia numerosa, al contrario esatto della mia. Niente da dire. Giorni scivolati via lasciando tracce di sabbia a depositarsi sotto la pella, per appesantire un po' i pensieri e i gesti in modo quasi impercettibile. E' così che la fatica cresce. L'illusione di essere compresi oltre le parole, per il tempo trascorso insieme, magari. L'illusione, una volta sola, di poter essere sorpresi da un gesto inconsueto. Nulla. Come nulla sono le parole che vado componendo per i pensieri che cerco di ordinare e di lasciare qui, su questo foglio luminoso, per non portarli nel mio sonno, per cercare che almeno i sogni siano leggeri.

Pausa pranzo

Così, per tenermi compagnia... In questo silenzio che, se ascolti bene, silenzio non è. Il ronzio impercettibile del pc, il mio battere sui tasti, un cinguettio, là fuori. Il pulsare della mia tempia sinistra. Vicino a me il calore rosso di un the bollente. E un disordine di fogli. Finirà questo giorno, ma non so quale giorno si aprirà. Allora, forse, magari, è meglio tenersi questo che già si conosce un po'. Allora, forse, magari, è meglio il rumore di altro da me. Oppure il silenzio vero, fatto di solo respiro, come quando si nuota e ci si ascolta. Solo che di ascoltarmi non ho più voglia.

Oggi come ieri

Il mio elenco di momenti belli, uno al giorno, oggi si è fermato davanti a un punto di domanda.  Senz'altro un attimo avrebbe meritato di essere fermato, ma mi è sfuggito. Oggi sono ancora qui... Mi sento ancora qui. Con in più una sorta di rassegnazione triste. E non va bene. Domani. Domani andrà meglio. Perchè non posso permettermi di aspettare un'altra vita. Non ci riesco Pubblicato da macabea 22.2.10 Non ne sono capace. Non ancora. Quello che vorrei sono parole come carezze sulla guancia, sulla nuca, sulle labbra. Quello che vorrei sono parole capaci di fermare il mio cuore ( che si fermerebbe se sapesse pensare... ) e placare il mio respiro. Non sono ancora capace di ascoltare la tua voce di cronaca quotidiana e il mio silenzio timido di banali parole sbagliate. Quello che vorrei è non dover chiedere così da evitare di non sentire risposta. Quello che vorrei è tornare indietro di secondi, minuti, ore, giorni, ann...

Il plenilunio

Niente, non aspetto piú niente da te, cielo, Dovunque mi aggrappi cado con fragore Dal tuo tetto d’aria colmo di conchiglie Dal mazzo arrugginito delle tue stelle; Una luna spropositata sorge in me S’ingrossa minacciosa sui miei crinali Sorgerà un plenilunio a frantumarmi.   ( A. Fostieris , Il plenilunio ) Se non ci fosse la poesia... Ecco. Mi sento così. Nonostante il cielo e il panorama stupendi. Ecco. Mi sento così. Con la mia leggera e insistente ansia allo stomaco. Ecco. Mi sento così. E sogno di sentirmi, invece. Così.

La mia giornata

Non ho risposte, nemmeno un'idea, a dire il vero. Ho vissuto questa giornata tra il mondo e la mia poltrona. Il regalo della neve, per poco, ma denso di gioia strizzata e un po' bambina. Il regalo di una passeggiata sotto i fiocchi, tutti insieme, per respiare la stessa gioia e la stessa aria gelata. La notizia di una rinuncia che non si comprende, che forse non ha risposta, che forse chiede solo fiducia in un Disegno più grande di noi. Le parole scambiate e i desideri condivisi, tra la fatica dei malintesi quotidiani e l'ottimismo a oltranza in un insolito scambio di ruoli. E ora la pioggia. E il vento. E il bianco che se ne va. Il profumo del brodo e il silenzio dei bambini. La luce calda e i calzettoni. L'abbraccio della mia poltrona tra una pagina e l'altra e la sorpresa di scoprire che altri hanno sempre un'idea, per quanto incerta, su tutto. Resto in ascolto. E vorrei saper ascoltare davvero, facendo silenzio dentro, mettendo per un po' a tacer...

12 anni

Immagine
E' lo stupore felice nei tuoi occhi, che ricorderò di oggi. Lo stupore di chi sente il calore dell'affetto, gli occhi di chi guarda sorrisi e amicizia. E' il tuo sguardo consapevole e antico, che ricordo del nostro primo incontro. Tu, piccolissima tra le mie braccia, e i tuoi occhi fissi nei miei, a riconoscermi e a rivendicare da subito il tuo essere altro da me. Passano i giorni, e non passano lenti. Sono dodici anni che i tuoi occhi mi guardano e che i miei provano a decifrarli. Sono dodici anni che bacio il tuo sonno, che ascolto il tuo silenzio, che amo il tuo disordine. Dodici anni di te.

Pizarnik sotto le dita

So poco della notte ma la notte sembra sapere di me, e in più, mi cura come se mi amasse, mi copre la coscienza con le sue stelle. Forse la notte è la vita e il sole la morte. Forse la notte è niente e le congetture sopra di lei niente e gli esseri che la vivono niente. Forse le parole sono l'unica cosa che esiste nell'enorme vuoto dei secoli che ci graffiano l'anima con i loro ricordi. Ma la notte deve conoscere la miseria che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee. Deve scaraventare odio sui nostri sguardi sapendoli pieni di interessi, di non incontri. Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa. La sua lacrima immensa delira e grida che qualcosa se n'è andato per sempre. Un giorno torneremo ad essere. (La notte, A.Pizarnik) t/poesie/poesie-d-autore/poesia-100210?f=a:3654> Mi sono fatta un regalo. Pagine spesse, ruvide. Con parole che aspettavo di avere negli occhi da tanto, di sentirle sotto le dita. Mi sono fatta un regalo. ...

Parentesi

Tra una parentesi e l'altra si vive? Se nella tregua si svuotano tasche e pensieri, se nella parentesi si ritrovano sguardi e mani, quando la tregua finisce? Quando la parentesi si chiude? Come si vive? Ho sospeso il respiro per un poco. Ho trovato un abbraccio. Il nostro. Il mio nel tuo. E' stata la mia parentesi. Regalo per noi. E ora? Non sarà più facile, domani, ritrovare la parentesi, la porta giusta da aprire. Servono impegno e sorrisi. E il sentire sulla pelle, il desiderio di farcela.

Strade

Si perde la strada senza un perché. Per un sospiro da niente, per un inciampo da nulla. Si perde la strada a volte con consapevolezza e ostinazione. Per un momento durato troppo a lungo, per uno sguardo negato. Si perde la strada. E ritrovarla può essere percorso troppo faticoso per il mio poco fiato. Servirebbe una mano, a guidare i passi. Servirebbe un cuore, a contare i battiti. Servirebbero occhi, a evitare nuovi inciampi. Servirebbero parole, a distrarre il tempo della fatica. Si perde la strada e si prosegue perduti, fidando nel cielo che prima o poi ripiegherà per il giusto sentiero.

Capita

Capita. Che anche solo la possibiltà di vedere un film vagamente romantico sembri troppo. Che anche solo sentire una mille volte già sentita canzone pop sembri troppo. Capita. E non si vede altra soluzione che soffocare ogni sentire. E poi capita di accorgersi di essere troppo vivi per non sentire. E allora fa male.

"Oh, boy!" quante sono le "cose che nessuno sa"...

Alice mi passa i suoi libri. Io inizio a non sconsigliarle i miei. La curiosità la porterebbe a letture che penso non assaporerebbe come potrà fare tra poco, pochissimo tempo, ma in questi giorni, lei mi ha prestato "Oh, boy!" e io "Cose che nessuno sa". Forse ho azzardato, ma a volte mi sembra così grande e così profondo il suo mistero, che condividere le pagine di un libro con lei, che come me sa perdercisi... "Oh, boy!" è leggerezza. Come anche l'altro libro che avevamo letto della Aude ("Cecile"), parla di diversità e con un sorriso racconta di come in realtà, essendo tutti diversi, nessuno lo è davvero. Racconta una storia drammaticissima con ironia e leggerezza e luminosità. Come altre volte, leggendo la cosiddetta narrativa per ragazzi, mi sono chiesta se chi classifica i libri li legga davvero. "Cose che nessuno sa" è il secodno libro di Alessandro D'Avenia. Il primo era capitato a casa quasi per sbaglio e ne avevo g...

Sbaglio

Un giorno te ne andrai. Dopo esserti assicurato di aver annaffiato abbastanza le tue piante, dopo che avrai insegnato loro a trovare l'acqua da sole. Un giorno te ne andrai. Perché non si può vivere con qualcuno a cui non si vuole più rispondere, non si può vivere di silenzi pieni. Non so come fare per trattenerti, non so come fare per farmi ascoltare. Non so come fare. E sbaglio. Sempre. E continuo a sbagliare. Quando parlo. E quando taccio. Quando mi perdo tra le pagine di un libro, quando vivo e mi ricordo che ne sono capace. Quando mi dimentico che sono leggera e banale e sufficientemente stupida da non riuscire a non sentire ancora un grammo, là, in un angolo impolverato del cuore, del mio ottimismo a oltranza. Sbaglio quando lascio che lo stomaco viva l'ansia al posto mio. Sbaglio quando penso che diventare trasparente sia l'unica soluzione. Sbaglio per il solo respirare, per il battito del mio cuore, per il poco sonno e il troppo sogno. Sbaglio quando soff...

Pausa pranzo

Un'intera mattina senza connessione ricorda quanto siamo legati da questa rete sottile, invisibile e inevitabile. Un'intera mattina di attesa sospesa e nessuna distrazione se non dalle voci vicine. E poi, in un attimo, la scintilla del mondo là fuori. Adesso un pranzo che sa un po' di carnevale e il caffè mentre frugo tra le notizie, senza leggerle davvero, tra la posta arrivata mentre "non c'ero" senza premura di rispondere, pero', tra le pagine che scandiscono il mio stare qui. Alle dieci, per esempio, la poesia. Il tempo che sembrava perso, in realta' si recupera con poco. A volte serve sparire anche per poco per riprendere le giuste misure dei giorni.