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"Non c'è niente che fa male così"

Chiudere un libro e avere voglia, necessità, di parlarne sapendo bene di non aver le parole. Perchè il libro è ancora sulla pelle, subito sotto, la pelle. Perchè le sue voci sono ancora quelle che ci rumoreggiano nei pensieri. Caterina. Che non si ama, che nasconde la sua bellezza. E Marco. Che non sa di poter amare. C'è il dolore: che curva le spalle e alza muri invalicabili. Il dolore più innaturale. C'è l'amore lucido e rassegnato di una moglie non amata. L'intensità di un odio che è inevitabilmente amore. E la fessura fra gli scogli. Perchè un passaggio possa restare sempre aperto. Come una possibilità. E' un libro che realizza il desiderio dell'autrice: che il suo riempire pagine, e giorni, di parole, diventasse un regalo per molti. Per me lo è stato. "Non c'è niente che fa male così" Amabile Giusti, La Tartaruga edizioni

L'estate gigante

Fermarsi in biblioteca per finire le pagine di un libro per ragazzi è il regalo che mi sono concessa ieri. Un regalo arrivato dalle mani di Alice che ha preso il libro di Beatrice Masini dagli scaffali della nostra accogliente biblioteca comunale. Nel libro ho trovato la mia lettrice preferita, il suo camminare sul filo. Ho trovato anche tanto del suo modo di riempire pagine e pagine che poi getta via e che io raccolgo, finché me lo consentirà la  sua distrazione, per conservarli nel baule dei ricordi. Nel libro ho trovato un po' di tutti noi, perché tutti abbiamo avuto, o stiamo aspettando, al nostra "estate gigante". Quella carica di attese o di sorprese; quella che ha segnato un momento che porteremo sempre con noi. Un'estate come un tatuaggio sulla pelle, fatto con nuncaranza e poi ritrovato ogni giorno, per tutti i giorni a venire. Mi sono chiesta qual e' stata la mia estate giagante. Forse l'aspetto ancora o, piu' probabilmente, è disegnata da...

sms

Non so essere quella che vorresti. Non so dire le parole che vorresti ascoltare. Non so pensare i tuoi pensieri che non leggo. Non so ascoltare i tuoi silenzi. Non so capire la tristezza che ti prende in mezzo alla gente. So di essere la mancanza che senti quando non ci sono. So di essere altro, oltre alle parole che ascolti. So che mi capita, a volte, di pensare con te. E allora è bellissimo. So che mi capita di abbracciare il tuo incomprensibile silenzio e di amarlo. So che la tua tristezza a volte mi spaventa e che provo, maldestramente, a trasformarla in sorriso. Non ci riesco quanto vorrei. Ci provo sempre, amandoti come so. E come sono.

6 agosto ancora per poco

Scrivo e poi cancello. Capita spesso e ultimamente di più. Non c'è tempo neppure per i pensieri confusi che pure sono lì, bellamente aggrovigliati ai miei giorni. Non c'è tempo nonostante il silenzio che mi circonda, l'insolito ordine che sta piano piano occupando spazi mai concessi. Scrivo e poi cancello. E non voglio nessuno a dirmi come fare. E voglio ascoltare questa notte finchè gli occhi si chiuderanno soli per riaprirsi, troppo presto, nel sogno più bello

Rubo

"A volte mi riposo sognando" (A.Merini) Spero di esserne capace sempre.

Azzorre

Dopo i giorni di azzurro e vento, di finestre socchiuse, di porte lasciate aperte, dopo i giorni che riportano a tempi bambini, oggi è stata la rabbia. E mi chiedo a cosa serva il nostro muoversi in questi giorni se poi ci dimentichiamo di quanto siano pochi. Temo domani. E una nuova, inutile resistenza di cui devo imparare l'arte. Voglio andare alle Azzorre e coltivare le ortensie.

Lunedì

Rubo il tempo che non avrei per cercare parole che non trovo. Perché non sono riuscita ad ascoltare neppure le canzoni che mi fanno cantare. Perchè non riesco a domare l'ansia che mi prende all'improvviso, leggera e insistente. Perché non so niente e mi meraviglia tanto la sorpresa di chi sa. Perché mi scopro rassegnata e non vinta. Perché non mi capisco. Perché rubare il tempo che non ho è un lusso esagerato del quale dovrò rendere conto. Ma solo a me stessa. Perché mi piace il rumore delle foglie nel cielo incerto di oggi. E mi piace questo silenzio, intorno, perché dentro ho sempre pensieri troppo, troppo rumorosi.

Andare. Tornare.

Molti pensieri e nessuna parola possibile. La pelle, dopo il sole, il sale, le onde, ha nuova consistenza. La sento sotto le dita e non la riconosco come mia. I capelli sono tornati confusi e anarchici. Era ora! Molte parole lette, pagine divorate con la pigrizia dei pomeriggi estivi che sembrano non finire mai. Giorni tra parentesi e poi ancora a casa. Respiro piano. Di aria me ne servirà buona scorta.

Aria di temporale

Il cielo di oggi è tutto dentro di me. Ho barattato il mio desiderio per il tuo. E provo a traformare il baratto in desiderio.

Se non ci fosse la poesia...

"...scoprirai che il tempo è l’unica certezza, brucia i volti e incenerisce l’anima e che alla fine soltanto l’illusione del ricordo ti dirà che non fosti, in quel bacio, da solo." (L.M. Panero )  

Così

L'immagine di oggi è quella di una bandiera dimenticata al sole e al vento, con i colori sbiaditi e gli orli consumati e sfrangiati. Se dovessi disegnare la mia mattina, la disegnerei così. Perché non vi è modo di raccontare e ascoltare, oggi, le parole non dette, i silenzi di una corsa senza fiato, la fatica dei passi e del respiro. Eppure il cielo si ostina a restare di un azzurro quasi sconveniente, tanto è insistente! Come posso non sorriderne?

Estate

Sapevo che era estate quando tornando da scuola trovavo le persiane della camera abbassate e la stanza in una fresca penombra. Ricordo la luce, come filtrava tra le stecche di legno che contavo prima di alzarmi. Ricordo l'odore del sole che spingeva per entrare. Sento quella mia prima camera sulla pelle. E nello stesso momento, penso a te. Che avevi abbassato le persiane e voluto quell'illusione di fresco. Penso a te, che mi manchi sempre così tanto.

Mi siedo

Anche la possibilià di sedersi un attimo sembra un miraggio. Sono giorni che non si fermano mai, che corrono lentissimi e caldi. Troppo caldi, soprattutto. Prendo sottobraccio la fragilità di chi mi ha fatto crescere e diventare ciò che sono, nel bene e nella fatica. Prendo sottobraccio l'insicurezza, l'ansia, la consapevolezza che il tempo non torna indietro. Penso poco. Devo cesellare spostamenti, impegni, trasferimenti, visite, appuntamenti. Penso poco. E ho capito che non va bene. Ho sempre pensato fossero i troppi pensieri confusi, la mia fatica. Inizio a pensare che sono invece la mia isola dove rifugiarmi dal qui per trovare l'indispensabile altrove. Corro. Io che detesto correre. Oggi cercherò l'acqua per galleggiare senza peso; la cercehrò con una donna che cresce. Prendo per mano la sua fragilità che cerca fierezza; la sua insicurezza mentre impara a conoscersi e riconoscersi. Prendo per mano i suoi silenzi e i suoi slanci. E imparo a conoscerla con...

Altrove. E qui.

Altrove è un angolo della mente, del pensiero che si colora di questo cielo chiaro e pulito, delle tante nuvole che ricordano la profondità dell'azzurro e del grigio. Altrove è una panchina già occupata in cui si vorrebbe sedere, al sole, a guardare il mondo che passa lento o veloce, distratto o curioso. Altrove è una poltrona logora, le pagine di un libro, il profumo di una merenda buona. E c'è il qui. Lungo la strada che porta a un quarto piano stanza tre; in questo ufficio abitato da pochi sorrisi e troppi mugugni; nel caffè che profuma il mio respiro, nell'acqua che porta via: la seta e, in istanti fortunati, anche i pensieri. Altrove è lo spazio che consente al qui di non dilagare, di lasciare aria e luce ai giorni che continuano a passare troppo veloci.

Il tempo di un caffè

Giorni densi. Anche di silenzio. Non c'è quasi il tempo per pensare, mi lascio portare da questo ciclone leggero e disordinato, certa che mi poserà da qualche parte, uno dei prossimi giorni. Allora mi mancheranno le corse, il tempo troppo veloce e mai abbastanza, i mille cassettini a dividere impegni, appuntamenti, scadenze. Il tempo di un caffè è tempo breve, parentesi profumata. Sarebbe bello condividere il respiro durante la corsa. Sarebbe bello trovare un sorso d'acqua. Lo sarà.
Mentre bevo il mio caffè provo a non leggere le notizie che non fanno dormire. Provo a trovare versi che diano respiro sereno. Provo a perdere la costante consapevolezza del mio essere qui, piantata con i piedi ben a terra. E mi chiedo cosa pensino gli alberi, di tutto questo movimento. Amo il cielo, quando lo vedo da qui. Lo temo, perchè troppo grande, immenso, trasparente, quando devo attraversarlo. Amo l'acqua che regala al corpo la leggerezza di non possedersi. E amo la terra che in questi giorni trema e non lascia tregua. Penso alle strade percorse tante volte, ai nomi dei paesi letti, attraversati, conosciuti da sempre e sempre dati per scontati. Penso che sono le strade verso la mia estate, verso la mia casa del cuore, verso le mie radici. Un po' siamo alberi tutti, e abbiamo radici che possono tenere la terra. Se non trema troppo...

Fine di maggio

Gli accadimenti di questa settimana che va a finire, meriterebbero parole che non ho. Meriterebbero parole il dolore, la rabbia, la paura. E dovrebbero essere parole come carezze leggere che consentono al cuore di trovare pace, almeno per un poco. Non ho parole per il mondo. Non ho parole neppure per me. Ma ho pensieri, per il mondo e per il cielo. E sono pensieri che vorrebbero abbracciare e dare tregua e respiro sereno. Ho pensieri per il mondo. Piccoli, inadeguati, pochi. Ho pensieri per me e il mio minuscolo cielo. Ingarbugliati, confusi, troppi. E un po' mi sento in colpa. Ho un silenzio più grande di me che non so abitare. Ho un silenzio dentro di me che temo di rinunciare a promunciare. Se non esistessero la poesia, le parole dette e scritte da altri anche per i miei occhi; se non esistessero i passi di chi abita questi giorni con me; le voci dei bambini, il pensare oltre, l'affetto che supera i confini...la solitudine che sentirei gelerebbe il mio cuore.
Un desiderio diventa pensiero e il pensiero diventa presenza. Si annida in fondo al cuore e resta lì e cresce e mette radici profonde. Arrivi a dare contorni e profilo, al tuo desiderio; a pensarlo come esistenza altra da te. E invece è solo nel tuo respiro, che vive. Il mio desiderio è stato nascosto, detto, ripetuto, bisbigliato. Ha trovato, a volte, voce forte; spesso la voce sbagliata. Il mio desiderio non se ne va. Forse non cresce, forse è già cresciuto. Porta un rimpianto che riempie i miei occhi quando è buio e quando l'acqua mi scorre intorno. Porta un rimprovero che non so addomesticare, riporre. Porta un dolore che la ragione non comprende e la pella invece sente. Porta la colpa del non saper sorridere come vorrei per la gioia di un'attesa, di un arrivo. Porta la fatica di allungare un dito e lasciare che una minuscola mano gli si chiuda intorno. Il mio desiderio è un vuoto che si allarga nella pancia. Che viene stuzzicato da parole apparentemente neutre,...
Alcune persone accostano il nostro cammino e lasciano tracce indelebili nella nostra vita. Basta un sorriso regalato senza chiedersi il perché. La signora Antonia ha incrociato i nostri giorni per pochi istanti che resteranno con noi per sempre.

Piccole dosi

Vorrei saper raccontare le giornate appena trascorse, tra bambini che sfidano se stessi, bambini che crescono e foto e musica che lo raccontano. Vorrei lasciare traccia delle lacrime di gioia commossa e di tenerezza. Vorrei lasciare il segno di tutte le voci mischiate sotto un sole che ha iniziato a colorare visi felici e sudati e gambe troppo magre. Vorrei che il mio pensiero arrivasse in ogni cuore che stasera sfiora. Non ci riesco.