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Mentre bevo il mio caffè provo a non leggere le notizie che non fanno dormire. Provo a trovare versi che diano respiro sereno. Provo a perdere la costante consapevolezza del mio essere qui, piantata con i piedi ben a terra. E mi chiedo cosa pensino gli alberi, di tutto questo movimento. Amo il cielo, quando lo vedo da qui. Lo temo, perchè troppo grande, immenso, trasparente, quando devo attraversarlo. Amo l'acqua che regala al corpo la leggerezza di non possedersi. E amo la terra che in questi giorni trema e non lascia tregua. Penso alle strade percorse tante volte, ai nomi dei paesi letti, attraversati, conosciuti da sempre e sempre dati per scontati. Penso che sono le strade verso la mia estate, verso la mia casa del cuore, verso le mie radici. Un po' siamo alberi tutti, e abbiamo radici che possono tenere la terra. Se non trema troppo...

Fine di maggio

Gli accadimenti di questa settimana che va a finire, meriterebbero parole che non ho. Meriterebbero parole il dolore, la rabbia, la paura. E dovrebbero essere parole come carezze leggere che consentono al cuore di trovare pace, almeno per un poco. Non ho parole per il mondo. Non ho parole neppure per me. Ma ho pensieri, per il mondo e per il cielo. E sono pensieri che vorrebbero abbracciare e dare tregua e respiro sereno. Ho pensieri per il mondo. Piccoli, inadeguati, pochi. Ho pensieri per me e il mio minuscolo cielo. Ingarbugliati, confusi, troppi. E un po' mi sento in colpa. Ho un silenzio più grande di me che non so abitare. Ho un silenzio dentro di me che temo di rinunciare a promunciare. Se non esistessero la poesia, le parole dette e scritte da altri anche per i miei occhi; se non esistessero i passi di chi abita questi giorni con me; le voci dei bambini, il pensare oltre, l'affetto che supera i confini...la solitudine che sentirei gelerebbe il mio cuore.
Un desiderio diventa pensiero e il pensiero diventa presenza. Si annida in fondo al cuore e resta lì e cresce e mette radici profonde. Arrivi a dare contorni e profilo, al tuo desiderio; a pensarlo come esistenza altra da te. E invece è solo nel tuo respiro, che vive. Il mio desiderio è stato nascosto, detto, ripetuto, bisbigliato. Ha trovato, a volte, voce forte; spesso la voce sbagliata. Il mio desiderio non se ne va. Forse non cresce, forse è già cresciuto. Porta un rimpianto che riempie i miei occhi quando è buio e quando l'acqua mi scorre intorno. Porta un rimprovero che non so addomesticare, riporre. Porta un dolore che la ragione non comprende e la pella invece sente. Porta la colpa del non saper sorridere come vorrei per la gioia di un'attesa, di un arrivo. Porta la fatica di allungare un dito e lasciare che una minuscola mano gli si chiuda intorno. Il mio desiderio è un vuoto che si allarga nella pancia. Che viene stuzzicato da parole apparentemente neutre,...
Alcune persone accostano il nostro cammino e lasciano tracce indelebili nella nostra vita. Basta un sorriso regalato senza chiedersi il perché. La signora Antonia ha incrociato i nostri giorni per pochi istanti che resteranno con noi per sempre.

Piccole dosi

Vorrei saper raccontare le giornate appena trascorse, tra bambini che sfidano se stessi, bambini che crescono e foto e musica che lo raccontano. Vorrei lasciare traccia delle lacrime di gioia commossa e di tenerezza. Vorrei lasciare il segno di tutte le voci mischiate sotto un sole che ha iniziato a colorare visi felici e sudati e gambe troppo magre. Vorrei che il mio pensiero arrivasse in ogni cuore che stasera sfiora. Non ci riesco.

Nulla da dire

Scrivere è sempre stata la mia ancora per non soffocare nell'implosione. Ora sembro non riuscirci più. Per questo sono qui. Come una cura omeopatica. Per ripetermi che non è così. Che posso farlo ancora. Oppure sono qui per ammettere la resa, l'inutilità dello sforzo, l'inevitabilità della deriva. Forse va bene così. In silenzio. Tanto, chi ascolta?

Freddo

Avrei bisogno delle parole giuste per alleggerire i miei pensieri di oggi. Le parole giuste da pronunciare, da scrivere. E le parole giuste da ascoltare. Nulla di tutto questo. E' silenzio, oggi, che mi veste. Possono essere banalità, a ferire. E le ferite banali possono aver necessità di tempi lunghi, per guarire. Restano le pagine dei libri dove nascondersi per un po'. Il cielo troppo bello, la gioia assoluta e leggera dei bambini, una città che abbraccia il mondo. E il mio cuore che continua a sentire freddo.

Piove

Ascolto la pioggia sul tetto. Non ho più parole mie che desidero ascoltare. Ho solo desideri destinati a schiantarsi. E il silenzio di questa notte è lo schianto che mette a nudo la mia mancanza. Mia colpa, mia colpa, mia colpa. Mi trasferisco in un angolo nascosto.

Luce

Il cielo ha liberato l'orizzonte e un azzurro che acceca. I campi arati sono pronti. Gli alberi hanno lasciato cadere i petali per sostituirli con foglie ancora troppo piccole per immaginare l'ombra che placherà la prossima estate. Le finestre senza le tende lasciano entrare la luce che sembrava aver dimenticato i giorni. L'aria profuma della neve che ha sorpreso le montagne. E' un giorno bello. Da respirare a fondo.

Pulizie pasquali

Pasqua è passata. Resta il desiderio di un risveglio rallentato dal freddo di ritorno, dal cielo che non si decide a scoprire le cime. Resta la voce roca e il respiro faticoso. Resta la croce ritrovata il venerdì, e la stessa, vuota, qualche giorno dopo. Giorni di letture avide. Di inciampi tra pagine che non si riescono a chiudere. La mia sorpresa. Giorni di pensieri a capriole. Come sempre. Di sogni notturni affollati. Come sempre. Di acqua che scivola sulla pelle portando via ciò che altrove non si può mostrare. Anche Pasqua è passata. Resta il desiderio di finestre spalancate, di profumo di bucato, di sole a scaldare i muri e le ossa e a illuminare i pensieri fino a cancellarli.

Antenora

Immagine
"Tardavo a uscire dalla cappella. Stavo appoggiata allo stipite della porta semichiusa. Tra i battenti non rimaneva che un agio breve. Da fuori arrivava il vociare degli altri, già sparsi sul sagrato: consanguinei che non si vedono da tempo e rumoreggiano attorno alla sorpresa di ritrovarsi somiglianti. Era un mattino diafano d'inverno, fiacco di nubi. Eppure dalla feritoia sottile alle mie spalle la luce penetrava come un serpe a forare l'ombra, e smascehrava la pochezza di quel luogo intento. L'umido trasudava in terra dall'ammattonato e lungo le mura, cosparse di spacchi. Solo in alto la luce perdeva la crudeltà di fendente e si acquattava nella piccola volta a botte del soffitto. Lei stava lì,... ...Più tardi, uscendo dalla cappella, non l'ho baciata. Io non tocco i morti. Se penso all'interno di quel loculo, vedo un paio di vecchie scarpe, qualche rimasuglio di stoffa, una forcina per i capelli, la vera del Duce. Per il resto, non credo che Antenor...

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"Se accendono le stelle – vuol dire che qualcuno ne ha bisogno? Vuol dire che è indispensabile che ogni sera al di sopra dei tetti risplenda almeno una stella?!" (Majakowskij) Mentre bevo il mio caffè insolitamente dolce leggo e penso, come spesso mi accade, che se non ci fossero i poeti non potrei resistere in questi giorni. Nulla come il giorno del proprio compleanno può risultare faticoso per il respiro. Allora mi concentro sul grazie. Per i baci piccoli e grandi che mi hanno svegliata. Per il sole e i fiori dell'albero fuori dalla mia finestra. Per chi ha sentito il mio respiro in difficoltà e mi ha teso una mano e un sorriso. Per ogni singolo giorno di quest'altro anno passato. Perchè è così che si arriva alla meta: un giorno dopo l'altro, banalmente, come i passi che innumerevoli si susseguono. Per i desideri che non so mettere da parte....

Anche marzo sta per finire...

Ieri un sorriso mite di luna per chiudere gli occhi a una giornata musicata da voci e colori di bimbi, tanti bimbi a invadere una città. Oggi il sole e il cielo trasparente. E gli alberi che esplodono di piccoli fiori e minuscole foglie. Sogni affollati come i miei giorni non saranno mai. E ancora tanti pensieri, i più diversi, che non trovano un solo filo a unirli e che mi regalano, proprio per questo, il respiro di cui ho bisogno. Stasera sarà il profumo buono di zucchero e buorro e uova. E poi arriverà martedì.
Ancora Maria, a un oceano di distanza. Ma questa Maria la vita la prende a morsi e dalla vita viene morsa. Con testardaggine lieve. Vive in una città di sole e mare, una città che ama e che racconta con l'affetto scanzonato che solo chi ama può conoscere e permettersi. Maria aspetta che sua figlia, che è solo sua, nasca oppure muoia. Ancora non lo sa, e in questo spazio bianco, in questa riga tracciata e lasciata vuota, lei riscrive la sua vita per poterla ricominciare. Maria che accoglie gli accadimenti dell'attesa con arrogante fragilità, con una vitalità che le è data dalla sua città, dal padre operaio alla Cirio, dagli allievi si una scuola media serale. Maria che legge per non lasciare che i pensieri la sorprendano. Ho letto "Lo spazio bianco", di Valeria Parrella, con un solo respiro. Per la maternità non scontata, per le tre dita della mano destra di Gaetano, per Napoli. Per i miei tanti pensieri che le pagine scritte non sempre riescono a distrarre. ...

Pausa caffè

Un sogno troppo affollato mi fa compagnia nella mia imperdibile pausa per il caffè. Un sogno che non avrei voluto. Troppe persone che non sono più mie compagne di strada, che forse non desidero neppure ritrovare. Forse. O forse il sogno mi ricorda la mia incapacità nel chiudere le porte, nel lasciare andare. Vorrei un sonno lungo e senza sogni. Che durasse un tempo imprecisato, ma sufficiente a risvegliarmi perduta in un giorno sconosciuto. E nuovo. Leggo tantissimo, per evitare i pensieri che mi inseguono. Per pensare a vite altre, in mondi altrove, in tempi differenti e sospesi tra pagine in cui mi perdo. E in tutto questo, il silenzio di Macabea. Che va e che viene. Che invade e sparisce. Macabea che sono io e che non mi appartiene.

The accidental woman

Ho incontrato Maria sabato pomeriggio ed è partita la mattina dopo. La sua è stata una non presenza ingombrante che ancora lascia traccia nei miei pensieri. Maria ha paura e non lo sa. O, forse, non lo capisce. Non so se la sua sia determinazione o indole. Non capisco la sua chiusura fragile e ostinata. Passa attraverso la vita come uno spettatore partecipe. Raccoglie amicizie che lascia appassire, amori che la feriscono e che decide di non vivere. Sfiora e non tocca ma viene percossa. Rassegnatamente violenta. E' l'infelicità banale, noiosa e proprio per questo così tanto, troppo, fastidiosa che mi farà ricordare il libro di Jonathan Coen, "Donna per caso", il suo primo libro, mi pare. La quarta di copertina suggerisce un sorriso nella lettura. Non l'ho trovato.

Ho

Quello che desidero è la comprensione senza parola. Quello che desidero è un abbraccio senza motivo. Da dare, più che da ricevere. Quello che desidero è accogliere. Quello che ho è incapacità di pronunciare parole comprensibili. Quello che ho è un abbraccio in cui abbandonarmi al sonno e al sogno. Quello che ho è l'accoglienza del mio piccolo mistero. Quello che ho è molto. Ed è tutto mio.

C'è

Qualcosa, nei miei ostinati desideri, mi impedisce di essere leggera come potrei. C'è qualcosa di sbagliato nei miei pensieri contorti, nelle mie lacrime soffocate, nel respiro che manca. C'è un'ingiustizia profonda nella mia incapacità di tenere tutto questo per me. C'è. C'è anche una soffitta che trabocca di un desiderio impolverato. E c'è il mio pensiero che se si ferma lassù non gliela fa a respirare. C'è il mio cuore che anche in questo momento accelera il battito. E' tutto questo esserci, il problema. Devo togliere, togliere, svuotare, creare spazio, cancellare. E diventare vecchia. Il più presto possibile.

Con la luce ancora accesa

Come sempre è il silenzio a suggerirmi di spegnere il mio giorno. E' il silenzio quasi fastidioso di stanze che silenziose non sono quasi mai. Sento il respiro di chi con me aspetterà il mattino, dei bambini nella stanza accanto. Accora una volta ne ho raccolto il profumo caldo e i sogni misteriosi. Come sempre è il silenzio a ritardare il gesto di spegnere la luce. Perché questo silenzio lenisce la mia banale fatica quotidiana. "Ringrazio. Chiedo scusa. M'impegno." Apro un libro. La luce la spegnerò.

Macabea e io

Mentre giro il sugo di funghi, mentre aspetto che la torta sia pronta. Macabea e io. Mentre preparo i prossimi giorni per rallentarne i ritmi e dare tempo al nostro respirare. Dove finisce? Dove inizio? Mescolavo l'impasto perché gli albumi lo rendessero gonfio e poi soffice. Impasto e albumi come Macabea e io. Mai davvero uno. Mai davvero due. Eppure non potrebbe esserci Macabea, questa minuscola Macabea, senza le mie dita su questi tasti. E io, senza Macabea e il suo viaggiare tra pensieri pieni di vento, non troverei respiri facili.