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Ho pensieri stanchi, stasera

E' sceso il silenzio. Me ne sono accorta solo ora. Solo poche ore fa cori, fanfare, tamburi. Ora, improvvisamente come era arrivato, il rumore ha lasciato posto all'abituale silenzio. Ho pensieri stanchi, stasera. Aspetto solo che la lavatrice finisca per andarmene a dormire: domani si ricomincia. Mi addormenterò leggendo un vecchio giallo per i ragazzi dei tempi della scuola media. Ho bisogno di vuoto che sia davvero tale: leggero, allegramente inutile, vaporoso. Mille volte, nei giorni scorsi, ho mentalmente composto un elenco di desideri destinati a restare tali. I più diversi, disordinati, impari dei desideri possibili. Perché? Probabilmente per continuare il linciaggio alla mia autostima; per ripetermi quanto ben radicata sia la mia incapacità anche solo di pronunciarli e la mia convinzione che pronunciandoli svaniscano per sempre; per ricordarmi che quello che non riesco ad essere o ad avere serve a ricordarmi che non merito. Come vorrei una fatina capace di comprensio...

Adunata

"...Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata." G.Ungaretti

Intervallo

Come sempre aspetto e aspettando ascolto la mia abituale inadeguatezza. La mia testa pesante di stanchezza desidera un cuscino. O una spalla e una mano a massaggiare leggera la nuca. Come sempre lego il mio muoversi al movimento degli altri. E, in questi giorni di strani ammassamenti, l'immobilità sembra la sola occasione di equilibrio precario. Accadimenti minuscoli o enormi. Scegliere di fingere di non sapere per non appesantire il portato. Frasi brevissime e pensieri aggrovigliati all'infinito. Vecchie canzoni di guerra e disertori. Caffè nero e marmellata di mirtilli. Spegnere la radio e uscire. Aria e respiro.
Il sole, finalmente! E il profumo della primavera.

Desiderio

La miglior eredità è il desiderio. Io desidero una pancia tonda e piena. Per egoismo, per sentirmi parte di un incredibile e misterioso ed eterno ingranaggio. Una pancia tonda e viva da portare fiera. Gambe gonfie per un buon motivo. Seni turgidi e prorompenti. Desidero condividere l'attesa con i miei bimbi e con loro meravigliarmi. Desidero stupirmi ancora del primo battito e del primo frullo. E tenerti la mano in tutto questo. E poi il dolore che sembra insopportabile: che non scordi, come ti dicono le mamme per incoraggiarti, ma che arrivi ad amare. E poi l'incontro e il riconoscersi. Le notti interminabili e il profumo ineguagliabile. Desidero sentirmi la primavera dentro. Porterò dentro il mio desiderio e lo nutrirò di niente finché mi lascerà.

Quattro

1. La lettera di carta che mi ero ripromessa di scrivere non è mai stata composta, però vecchie lettere spedite tanti anni fa sono state ritrovate, toccate e usate. Il loro essere passato è raccontato da francobolli ormai scomparsi che ora andranno a coprire lacune di un'altrettanto passata collezione. Niente sparisce, nulla si perde. 2. Mi avvilisce profondamente pensare che la prima donna candidata alla guida del governo nel nostro Paese sia proposta da un partito di estrema destra e sia la Santanchè. 3. Pelle, unghie e lingua. Ho bisogno di tempo per ritrovare la mia pelle, le mie unghie, la mia lingua: non mi riconosco. Forse avrei bisogno di uno specchio che mi rimandasse la mia immagine e il mio esserci. 4.Continuo a respirare profondamente e a soffiare forte e lentamente.

In ritardo...

Un 8 marzo di diversi anni fa ho regalato una lettera ad un uomo che amavo. Non ricordo cosa raccontavo o perché avessi scelto proprio quel giorno per raccontarmi. Mi sembra che fossimo in una stazione, davanti ad uno dei tanti treni che hanno visto il nostro salutarci e ritrovarci. Oggi, che l'8marzo è alle porte, vorrei scrivere ancora all'uomo che amo. Perché da troppo tempo non lo faccio, perché da tanti giorni mi nascondo. Ma come tutti i gesti non usuali sembrano impacciati, così i miei pensieri non trovano forma nella lettera che desidero. I desideri condivisi non si realizzano. I sogni ad occhi socchiusi mi hanno lasciata. La sera mi addormento subito dopo aver spento la luce per non annegare in pensieri che non desidero. Nelle ultime settimane il mio proposito è stato di respirare e soffiare intensamente ogni volta che qualcosa mi si appiccicava addosso: un gesto mancato, una parola sgradita, un pensiero non rivolto. Voglio che il pesante mi scivoli via senza la...

Nausea

Qualcosa mi sfugge: lo sento. Forse una possibilità; forse un'illusione o una corrosiva fissazione. Ma c'è qualcosa che mi sfugge. Qui, ora, giro su me stessa e intorno a me stessa. Accumulo parole, suoni, immagini e visioni ma non so prenderle; e neppure perderle. Vorrei dirti di quell'intuizione che ci divide. Ho provato a farlo ridendo e ho anche provato a cancellare il dubbio con una risata. Poi sono inciampata in alcune parole cadute per sbaglio, nel buio, sussurrate. E ora ho questa specie di morso che mi si apre dentro, che invade la mia pancia fino a trasformarmi in pancia. nausea: per tutto il pomeriggio. Provo a vomitare qui, ma non è abbastanza. (P.S. Il dolore dovrebbe essere definito e circoscritto a chiari confini. Il dolore immaginato dovrebbe venir scaraventato da una finestra aperta. Temere il passato vuol dire aver paura del dolore di oggi.)

P.S.

Ehi! Là fuori! C'è qualcuno?

Resto qui

Citando in modo inesatto qualcuno di cui non ricordo il nome, direi che "in alcuni giorni bisognerebbe non vivere". E' il pensiero più ricorrente dell'ultima settimana. Alcuni giorni sarebbero da cancellare con la cancellina liquida che usavo alla scuola media per la mia penna stilografica verde. Preistoria. La stilografica verde sembra persa in fondo a qualche cassetto dimenticato; il che significa che proprio persa non è. Basta, un giorno, aprire per caso il cassetto giusto. Lo stesso capita anche con le persone che non so perdere o cancellare. C'è che si affaccia una volta all'anno nella mia casella di posta, lascia mail assurdamente belle e poi svanisce. Io inseguo il pensare, lo sperare che finalmente la mail si fermi un po' più a lungo e con maggior felicità. C'è chi non telefona, non scrive, non cerca e se si lascia trovare si racconta i luoghi più comuni sul tempo che vola e dice del troppo dolore o dell'incredibile gioia che hanno ru...

Diario di un giorno

Invisibili fili legano e uniscono e intrecciano le nostre vite. Banalmente siamo tutti vicini e tutti lontanissimi. Vorrei saper dipanare i fili che muovono le nostre azioni. Che fanno decidere a chi telefonare, chi rivedere. Vorrei comprendere l'alchimia di un'attrazione e la chimica della ritrosia. Invece mi muovo come se attraversassi il Po in una bellissima giornata di nebbia. Tutto confuso nel bianco, cammino con le braccia protese a difendermi e questo non basta: intravvedo un albero e non so evitare lo scontro. Finalmente ho letto un libro bello e ben scritto. Il dolore che ci raccontiamo racconta la nostra vita. Roth ha parole tenute insieme con pulita e asciutta scrittura. Il primo libro dell'anno. Sono contenta.

Tempo nuovo

In tempo per non precipitare mi aggrappo ad un tralcio di vite. E’ nodoso e mi stringe il polso fino a farmi male; fino a salvarmi. Ancora una volta il mio tempo è tutto da scrivere. Propositi, progetti, desideri. Niente di tutto ciò ha segnato il passaggio di quest’anno nuovo e non saprei dire se è o meno un bene. Vorrei poter credere di essere riuscita nel mio intento di leggera zavorra, ma se penso alle prime parole dette, ai primi pensieri non solo pensati…temo di dover ammettere che il mio zaino è ancora ben colmo. Allora penso che sia la paura a bloccarmi, ad impedirmi perfino di precipitare. Ricaccio indietro i miei sogni come fossero incubi e mi convinco di non meritarli. Fandonie. Mi racconto solo fandonie. Continuo a crederci, invece. E continuerò a respirare a fatica e poi a trovare ossigeno leggerissimo. A piangere e a cantare. Continuerò anche a sognare; e a farmi male. Continuerò a sentirmi amata e, a volte, non meritata. Amerò e detesterò intensamente: come sempre...

una lunga estate

Tra tutti gli occhi, ha scelto i miei. Lo sguardo si è cercato e trovato senza incontrarsi. Sono stati anni in meno, e pensieri vorticosi e leggeri come adolescenti in bicicletta. Il mio letto non è mai stato vuoto, mai stato freddo. Eppure mi è sembrato sempre enorme, impossibile da occupare tutto. Come spazio con confini certi e invalicabili. Come ad una frontiera ho sentito controllare il mio sonno. Mai i miei sogni. Ho voluto ancora sognare e sognare. E nel sogno ho trovato aria per il mio corto respirare. Poi, ho deciso che desideravo svegliarmi. Tante parole e tanto silenzio. Tante parole per dirne altre e tanto silenzio per pensare le parole da non dire. Tante parole con suoni differenti e differenti significati. Voglio che le foglie tornino a cadere.

Basta poco

Passi alle mie spalle mi hanno fatta voltare. “E tu? Cosa fai qui?” “Volevo stare un po’ con te.” E’ davvero un piccolo gesto ad abbracciarmi. E’ davvero un abbraccio rotondo ad alleggerire i miei pensieri.
Sento la lontananza prima ancora di esservi immersa e, confusa fra sentimenti contrastanti, deglutisco pensieri dolorosi. Non conosco generosità, in questo. O, forse, la generosità è proprio questo dare non spontaneamente; questo mediare, piallare, levigare dei miei confusi sentimenti. Nel taccuino ho segnato il nome di una città in un giorno che , immagino, legherà la mia lontananza alla partenza. La penna ha ferito la mia mano. E la mano mi appartiene.
Avrei voluto cancellare i miei pensieri in mezzo al vapore del ferro da stiro. Non sono riuscita. Vorrei saper gioire e basta per una notizia allegra. Non ci riesco. Sarà questa serata caldissima, sarà la stanchezza per una giornata vissuta di corsa. Saranno le parole che non si trovano; e i pensieri che non si desiderano. Sarà il non poter avere voce. Sarà il ruminare di sinapsi e contatti elettrici e neuroni impazziti. Sedersi davanti a un caffè. Telefonare. Dolorosa è la lucidità davanti a se stessi. Voglio mentirmi come mento alla mia vita in mezzo agli altri. Voglio svegliarmi. Guardarmi allo specchio e scoprirmi differente. E lo voglio domani. Come un miracolo.
Caleidoscopio dai colori sintetici. Isole smeraldo annegate in un mare brillante di rosso. Perché le mie dita non premono più le palpebre chiuse?

In divenire

Passa attraverso la mia trasparenza con incedere fiero e sicuro. La bellezza è la sua forza. Bellezza data dall’incanto con cui guarda il mondo. Dalla novità che porta la sua voce. Ma è la mia trasparenza il suo fardello. Perché, trasparente, sono ovunque: impossibile circoscrivermi.

Qui e altrove

Non ho sentito la morbidezza delle labbra. Non mi hanno sfiorata. E sulla pelle, solo elettricità. E il calore, la luce, mi hanno avvolta e sollevata e sospesa. Pesante e leggera allo stesso tempo.Qui e altrove contemporaneamente. Pensieri, i più disparati. Girano i colori e l'aria diventa densa. Gli occhi, chiusi, vedono ciò che la consapevolezza censura.

25 aprile

Cerco. Parole, visi sorrisi. Cerco. Pensieri ordinati, storie infinite, immagini proiettate . Cerco il modo di dire, di farmi capire: eccomi qua, sono io. Sono così. Non nascondo niente e sono un infinito, continuo mistero. Prendetemi così e così amatemi o, almeno, tenetemi con voi. I miei pensieri corrono, rimbalzano, stordiscono i miei giorni e svegliano il mio sonno. A volte sono talmente immobili che sembrano urlare. Il mio sguardo nel buio trova sempre forme e colori e improvvisazioni che sono spesso più reali di ciò che riescono a vedere i miei occhi. A chi raccontare? Parlo sottovoce e penso forte. Seduta su una panchina inondata dal sole, lascio scaldare la mia pelle e ascolto voci e rumori e odori e il vento, i pollini… Tutto sembra ordinato, consapevole di sé. Le voci si accavallano eppure riesco a distinguerle come assistessi ad un concerto. I rumori le accompagnano, gli odori danno calore e il vento consente di non sentire la fatica e i pollini di respirare la primav...