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Visualizzazione dei post da febbraio, 2010
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"Se è tardi a trovarmi, insisti se non ci sono in un posto, cercami in un altro perché io sono fermo da qualche parte ad aspettare te"

Non ci riesco

Non ne sono capace. Non ancora. Quello che vorrei sono parole come carezze sulla guancia, sulla nuca, sulle labbra. Quello che vorrei sono parole capaci di fermare il mio cuore ( che si fermerebbe se sapesse pensare... ) e placare il mio respiro. Non sono ancora capace di ascoltare la tua voce di cronaca quotidiana e il mio silenzio timido di banali parole sbagliate. Quello che vorrei è non dover chiedere così da evitare di non sentire risposta. Quello che vorrei è tornare indietro di secondi, minuti, ore, giorni, anni, parole, caffè, lettere, pensieri, gesti, fughe, viaggi, libri, musica. Forse dovrei trasferirmi da qui e andare dove non ci sei. E lì parlare solo con me consapevole della mia totale solitudine. Ecco. Finalmente piango, ma non sono queste le lacrime leggere che vorrei lavassero i miei pensieri e me ne restituissero di nuovi. Non ci riesco. Non da sola. E non ho alternativa a me stessa come sola confidente. E piango, sola. Perchè è così che sono.

Mi lecco le ferite da sola

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"Guardare la vita in faccia, sempre, guardare la vita in faccia e conoscerla per quel che è. Al fine conoscerla, amarla per quel che è, e poi metterla da parte."

Ok

Per un attimo lungo un paio d'ore mi sono buttata, ma mi voglio ancora un po' di bene!

Lunedì

Sarebbe tutto più semplice se almeno qui facessi cose che mi piacciono...Difficile tenere la concentrazione davanti a sterili numeri in sequenza. Fuori piove.
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"Ci sono uomini troppo fragili per andare il frantumi. A questi appartengo anch'io"

ritorno

Ho la mente tarlata e il corpo stanco. Ho lo stomaco in subbuglio e la testa dolente. Le spalle sono affaticate e le mani stentano a non tremare. Forse non finirò il libro di Pamuk. Troppo, troppo simile a leggere un diario che non si sarebbe dovuto trovare né aprire. Mi pensavo più forte, ma la lontananza non aiuta e il fare quotidiano è troppo banale per distrarmi davvero. Cerco di parlare sottovoce così da ascoltare meglio la mia voce: temo possano uscire parole ferite verso chi non ha parte al mio dolore, alla mia fatica. Penso ad un modo per urlare: non ho nessuno con cui farlo e questo rende più lenta la guarigione. La verità è che vorrei conoscere ogni dettaglio. Vorrei che mi venisse regalata un'immagine nitida, lunga e completamente oggettiva. Vorrei un film girato da altri e senza puntini di sospensione. La verità è che mi sento cretina e ferita e umiliata e che vorrei invece sentirmi capace di prendere il mio dolore, guardarlo per capire che non è il più terribile...

Cerotto

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Mi sono fatta male e ancora sanguino. Ho messo un cerotto ma non riesco a lasciarlo stare: continuo a staccarlo un po', come si fa da bambini, per controllare la ferita e assicurarsi che sia ancora lì. Stuzzico il mio dolore per arrivare fino in fondo e vederla aperta e pensarla inguaribile. Non respiro bene da giorni. Eppure questi giorni di fiato corto e stomaco chiuso li ho accolti come un dono inatteso. Finalmente ho sentito che c'è vita, nella mia vita. Ho il cervello che rumina rumorosamente e incessantemente e ho il corpo che va nella direzione opposta, che vorrebbe solo spogliarsi e scaldarsi in un abbraccio stretto e lungo. Stanotte non ho quasi dormito. Ho prolungato la nostra notte oltre il tuo sonno. Ho gustato la pioggia, la pelle fredda sopra le coperte e il caldo tra i nostri corpi. Ho abbracciato chi amo molto e ne ho accolto la solitudine e mi sono sentita scelta e amata. Stamattina mi sento confusa. L'obiettivo è di perdere questa sensazione di incom...

Attesa

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Tutto è pronto. Non mi piace l'attesa vuota che precede la partenza. Tutto è pronto. Io no.

Giorni

E' stato come arrivare di corsa, col fiatone, al binario e vedere il treno partito da pochi secondi e restare lì, incapaci di pensare, cercando un' espressione che non ci faccia sentire troppo persi. Giorni difficili. E necessità di non cedere. Accogliere ostilità comprendendo il timore, inghiottire l'ansia per una febbre troppo alta, cercare di regalare una speranza ad un'attesa che sembra dileguarsi. E non sciogliersi quando il proprio sogno entra dalla porta e poco dopo se na va. E ridere per la gioia rumorosa di bambini fantastici. E leggere poche righe scoprendosi fragili e ferite al punto da non voler credere alla dolcezza regalata. Trovare pensieri lucidi guidando con le lacrime agli occhi e ricacciarle in gola prima di tornare. Desiderare un abbraccio e non riuscire a chiederlo:neppure alla propria mamma (e promettersi di non smetttere mai di abbracciare i propri figli). Desiderare una fuga, la casa in ordine, il riconoscimento espresso del proprio erois...

9 anni ieri

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Capelli al vento e passi danzati. Guance arrossate e gocce di dolcissimo sudore. Musica, la più diversa, sempre, sempre, sempre. E poi libri scoperti, imparati quasi a memoria. Tentativi di romanzi. Chicchierate sfrenate e lunghi silenzi scontrosi. Gioia incontenibile e ombre improvvise. Nuvole e vento. Sole e pioggia. Canto e silenzio. Vita perfetta.

partenze

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Se ne sono andati in tanti, in questi giorni. Persone e presenze che hanno portato acqua alle nostra vita. Anche gli incontri più sfiorati rendono la nostra esistenza fertile. Anche le partenze più lontane privano di verde i nostri prati.

dormire, sognare, riposare; magari

Cado nel sonno con il libro ancora tra le mani. Mi sveglio, lo poso, mi giro e sogno. Quasi tutte le notti lo stesso sogno. Ho una bambina piccolissima tra le braccia: piccola e leggerissima, talmente leggera che ad un certo punto ho l'impressione che mi sia scivolata via. E' proprio così e, per un attimo, mi manca il respiro per l'angoscia. Poi la vedo: dorme, nella sua tutina rosa, tra le braccia della sua mamma. Non mi risveglio riposata.
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Di quest'inverno che non vuole lasciare il posto ai primi profumi di primavera, ricorderò il freddo che sento dentro, che mi rallenta la dita e i passi. Non riesco a sentirmi mai al caldo. Forse solo al mattino prima di uscire, con enorme fatica, dal letto. C'è una primula al centro del mio tavolo. E c'è una primula al centro dei miei desideri.
Si può piangere guardando un banale telefilm? Si può fingere di piangere per la storia raccontata, ma si versano lacrime rimaste ferme da troppo e che chiedevano solo di essere versate. Lacrime che servono ad alleggerire il cuore e che non portano nient'altro che occhi gonfi. Niente è per caso. Soprattutto per chi non sa bene parlare. Niente è per caso. Neppure la nostalgia per l'incavo di una spalla dove appoggiare il capo prima di dormire.